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mercoledì 1 febbraio 2023

NEL 2023 PER I PREMI DI RISULTATO SI DIMEZZA LA TASSAZIONE, DAL 10% AL 5%

Tra le misure in materia di lavoro contenute nella legge di Bilancio 2023 (l. n. 197/2022), al comma 63, prevede la riduzione dal 10% al 5% dell’imposta sostitutiva all’Irpef e alle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate sotto forma di premi di produttività di cui all’art. 1, c. 182, L. n. 208/2015.

Contenuta nel kit di misure per contrastare i rincari, si tratta di una misura in vigore per il solo 2023 e con la chiara intenzione di ridurre il cuneo fiscale a favore dei lavoratori qualora la somma sia erogata a seguito di accordi aziendali e territoriali con i quali si prevedono incrementi di produttività, redditività, qualità e innovazione dei processi aziendali.

Resta confermato il limite delle somme ammesse ad agevolazione fiscale (3.000 euro annui) e la possibilità, a scelta del lavoratore, di convertire in tutto o in parte l’ammontare del premio di risultato ammesso a detassazione in beni e servizi di welfare aziendale.

Va inoltre ricordato che le somme interessate, saranno soggetto anche alla parte contributiva del 9,19%,

sabato 12 marzo 2022

CHE FINE HA FATTO IL BONUS 100 EURO?

Nella busta paga di gennaio, abbiamo trovato  una voce in meno, quella relativa al “trattamento integrativo”, ovvero gli 80 euro dell'ex bonus Renzi, introdotto dalla Legge di Stabilità nel 2015, e poi diventato trattamento integrativo per il taglio al cuneo fiscale da metà 2020, pari a 100 euro. Che fine ha fatto? La risposta su cosa è cambiato si trova nelle novità entrate in vigore con la legge di Bilancio 2022. A spiegarlo è la Circolare 4/E Agenzia delle Entrate del 2022 .

Quanto al trattamento integrativo previsto dal D.L. n. 3/2020 (Bonus 100 euro) per i redditi compresi tra i 15.000 euro e i 28.000 euro, per verificare se le detrazioni fiscali superano l’imposta lorda e quindi determinare se e in che misura il bonus spetta (al massimo fino all’importo di 1200 euro), occorre considerare le regole ordinarie e non sui soli redditi da lavoro dipendente e assimilati di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), del TUIR in quanto – secondo l’Agenzia delle Entrate - il riferimento a tali redditi è contenuto solo nel primo periodo del comma 1 dell’art. 1 del d.l. n. 3 del 2020 e non anche nel secondo e nel terzo periodo del medesimo comma.

In ogni caso, il lavoratore dovrà autonomamente procedere alla restituzione dell’eventuale bonus corrispostogli ma non spettante, ovvero richiedere quanto spettante e non riconosciutogli nel corso del rapporto di lavoro in sede di dichiarazione dei redditi.

mercoledì 6 novembre 2019

CUNEO FISCALE, CHE COSA E'?

Si è molto parlato e si continua a parlare in queste settimane, mesi del taglio del cuneo fiscale, uno dei provvedimenti della Legge di Bilancio 2020. Il taglio del cuneo fiscale consisterà in una riduzione delle tasse sul lavoro e un conseguente incremento in busta paga, che dovrebbe partire dopo la metà del prossimo anno, anche se è ancora da definire quale sia la platea dei soggetti interessati e la eventuale rimodulazione in base al reddito individuale. 
Già ma cosa è il cuneo fiscale? L'effetto del cuneo fiscale è quello in pratica, di far raddoppiare in Italia il costo del lavoro. Si perchè si tratta dell'insieme delle imposte e dei contributi sociali che di fatto fanno la differenza tra le retribuzione netta che ogni mese finisce nelle tasche del lavoratore e il costo del suo datore di lavoro. Una forbice, un differenziale, un cuneo appunto tra quello che prende il lavoratore e quello che spende l'azienda. 

Lo schema è presto fatto quindi:
CUNEO FISCALE  =  COSTO TOTALE DEL LAVORO  -  RETRIBUZIONI NETTE
O ancora più nello specifico:
CUNEO FISCALE = IMPOSTE E CONTRIBUTI A CARICO DELL'AZIENDA (IRAP, INAIL, INPS) + IMPOSTE E CONTRIBUTI TRATTENUTI AL DIPENDENTE IN BUSTA PAGA (IRPEF e INPS).

Il cuneo fiscale italiano risulta essere uno dei più pesanti al mondo. In Italia la percentuale media del cuneo fiscale, è stimata al 47,9%, secondo quanto diffuso dall'Ocse nel suo rapporto Taxing wages 2019, dedicato al cuneo fiscale, per un lavoratore standard single e senza figli a carico è sottoposto a un cuneo fiscale del 47,9%. La percentuale è composta per il 16,7% di imposte personali sul reddito e per 31,2% di contributi previdenziali che ricadono in parte sul lavoratore (7,2%) e in parte sul datore di lavoro (24,0%). Ciò vuole dire che su 100 euro spesi dall'azienda per un rapporto di lavoro dipendente, 47,9 € vanno allo Stato sotto forma di imposte e contributi, mentre 52,1 € sono quelli incassati effettivamente dal dipendente. In pratica per ogni mille euro di stipendio netto, la sua azienda deve spenderne poco meno di duemila. 
La finalità del taglio, sarebbe quindi quella di aumentare i salari netti dei lavoratori e conseguentemente dare una spinta ai consumi. Le stime prevedono un benefit di circa 40 € netti in busta paga per coloro che posseggono un reddito compreso tra 8000 e 35000 euro annui.