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sabato 12 marzo 2022

CHE FINE HA FATTO IL BONUS 100 EURO?

Nella busta paga di gennaio, abbiamo trovato  una voce in meno, quella relativa al “trattamento integrativo”, ovvero gli 80 euro dell'ex bonus Renzi, introdotto dalla Legge di Stabilità nel 2015, e poi diventato trattamento integrativo per il taglio al cuneo fiscale da metà 2020, pari a 100 euro. Che fine ha fatto? La risposta su cosa è cambiato si trova nelle novità entrate in vigore con la legge di Bilancio 2022. A spiegarlo è la Circolare 4/E Agenzia delle Entrate del 2022 .

Quanto al trattamento integrativo previsto dal D.L. n. 3/2020 (Bonus 100 euro) per i redditi compresi tra i 15.000 euro e i 28.000 euro, per verificare se le detrazioni fiscali superano l’imposta lorda e quindi determinare se e in che misura il bonus spetta (al massimo fino all’importo di 1200 euro), occorre considerare le regole ordinarie e non sui soli redditi da lavoro dipendente e assimilati di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), del TUIR in quanto – secondo l’Agenzia delle Entrate - il riferimento a tali redditi è contenuto solo nel primo periodo del comma 1 dell’art. 1 del d.l. n. 3 del 2020 e non anche nel secondo e nel terzo periodo del medesimo comma.

In ogni caso, il lavoratore dovrà autonomamente procedere alla restituzione dell’eventuale bonus corrispostogli ma non spettante, ovvero richiedere quanto spettante e non riconosciutogli nel corso del rapporto di lavoro in sede di dichiarazione dei redditi.

mercoledì 21 ottobre 2015

LEGGE DI STABILITA' 2016, TAGLI AI FONDI PER I CAF E I PATRONATI.

A distanza più o meno di un anno si riaccende il contrasto fra governo e patronati. Nella legge di Stabilità è infatti previsto un nuovo doppio colpo. Prima con un taglio diretto del fondo di finanziamento di 28 milioni di euro e poi con la decurtazione dell’aliquota di contribuzione dallo 0,207 allo 0,193, oltre alla riduzione dal 75 al 60% degli anticipi che vengono versati in base al monte contributi dell’anno precedente. 
«Siamo punto e a capo con un nuovo attacco al sistema dei Patronati», commenta Nino Sorgi, presidente dell’Inas-Cisl. Già la legge di Stabilità dello scorso anno, infatti, prevedeva un fortissimo taglio al fondo per i patronati di 150 milioni su 430 milioni totali, decurtazione che poi il Parlamento ridusse a 'soli' 35 milioni. Così pure, per l’aliquota contributiva (lo specifico prelievo dal monte salari dei dipendenti) che doveva passare dallo 0,226 ad appena lo 0,148 le Camere fissarono poi la limatura allo 0,207. «Oggi sono previsti nuovi tagli, evidentemente vogliono spingerci alla chiusura – insiste Sorgi – perché le domande dei cittadini, alle quali noi rispondiamo gratuitamente, non sono diminuite, anzi. Lo scandalo è poi che la riduzione dei fondi e dell’aliquota decisa lo scorso anno doveva essere collegata a una riforma degli stessi patronati, per ridurre il numero di quelli più piccoli e inefficienti, che non è mai stata portata a termine. Ancora una volta dovremo mobilitarci per evitare la chiusura di un servizio essenziale per i cittadini». 
Ai tagli ai patronati, si aggiunge poi una decisa sforbiciata anche ai rimborsi riservati ai Caf. In questo caso la legge di Stabilità prevede la riduzione delle dotazioni del ministero dell’Economia di 60 milioni di euro per il 2016 e di 100 milioni per il 2017 (secondo un’altra bozza addirittura 100 e 100), risparmi da ottenere rideterminando i compensi spettanti appunto ai Centri autorizzati di assistenza fiscale. «Sono tagli alla cieca e senza giustificazione – commenta Pietro Cerrito, responsabile del Caf Cisl –. Lo scorso anno, infatti, avevamo raggiunto un difficile accordo che fissava i tetti di spesa, tenendo conto della novità del 730 precompilato. Rispetto al 15% stimato dal governo, però, solo il 7% di contribuenti ha compilato la dichiarazione online senza passare dai Caf. E per l’anno prossimo viste le difficoltà relative alle spese mediche non c’è da prevedere un grande incremento. Anche per questo i tagli preventivi sono sbagliati e vanno contro la tutela dei cittadini».

(FONTE: L'AVVENIRE)

venerdì 16 ottobre 2015

DAL 2016 RIPRISTINATA LA DETASSAZIONE AL 10% DEI PREMI DI PRODUTTIVITA'

Torna dal 2016 la detassazione dei premi legati ad obiettivi di produttività e redditività aziendali, che saranno assoggettati alla tassazione  del 10%. Infatti la legge di Stabilità per il 2016, appena approvata dall’Esecutivo, nel cosidetto pacchetto lavoro ha  appositamente stanziato 430 milioni nel 2016, che salgono a 589 milioni gli anni successivi.
L’importante novità dell’ultimo minuto è l’ampliamento della platea dei beneficiari, infatti avendo elevato a 50 mila euro lordi annui, la fascia di reddito, cosicchè anche i quadri, fino al 2014 esclusi, oltre agli impiegati e agli operai, potranno godere dell’agevolazione fiscale.
In precedenza, ossia fino al 2014 con l’entrata in vigore del bonus in questione, i beneficiari erano solo i lavoratori con un reddito, percepito nell'anno precedente oscillante tra i 30 e i 40 mila euro. Per l’anno in corso, invece, il bonus è stato soppresso per via della mancanza di copertura finanziaria: infatti nel 2015 i dipendenti si sono visti tassare i premi produttività con le normali aliquote Irpef. Con la contrattazione aziendale si potrà stabilire una quota di retribuzione legata al raggiungimento di determinati risultati aziendali, che fino a 2.500 euro di importo sarà soggetta alla tassazione al 10%. Fino al 2014, l'importo soggetto alla detassazione era di 3000 euro. 
Un segnale importante allo sviluppo della contrattazione aziendale attraverso il sistema degli incentivi fiscali






mercoledì 1 aprile 2015

RATE DEL CREDITO AL CONSUMO/MUTUO: SI POSSONO SOSPENDERE PER 12 MESI

Al via l’Accordo per la sospensione della quota capitale per i finanziamenti alle famiglie. Nuova liquidità per far fronte alle emergenze delle famiglie anche tenendo conto di quanto previsto dalla Legge di Stabilità.

​L’Abi, Associazione bancaria italiana e nove Associazioni dei consumatori, tra cui l' Adiconsum/Cisl,  hanno raggiunto un accordo per la sospensione della quota capitale ( e solo quella) per i finanziamenti alle famiglie anche tenendo conto di quanto previsto dalla Legge di stabilità. 
L’Accordo è stato trasmesso al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero dello sviluppo economico.  
L’Accordo, che prevede per la prima volta vede una misura a favore del credito al consumo, come richiesto da tempo dall'Adiconsum, prevede la sospensione per un massimo di 12 mesi della sola quota capitale per i crediti al consumo di durata superiore a 24 mesi e per i mutui garantiti da ipoteca su abitazione principale. Tali misure si aggiungono al Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa (Fondo Gasparrini). La sospensione può essere richiesta dal consumatore nei casi di cessazione del posto di lavoro, morte, grave infortunio o nei casi di misure di sospensione del lavoro e/o di ammortizzatori sociali anche qualora abbia ritardi di pagamenti fino a 90 giorni. La sospensione non comporta il pagamento di commissioni o interessi di mora, ma solo degli interessi alle scadenze contrattuali calcolati sul debito residuo. 
Con l’accordo i firmatari hanno inteso ampliare le misure di sostegno alle famiglie in difficoltà nell’ambito del credito ai consumatori a medio e lungo periodo e hanno previsto tra i possibili beneficiari anche i soggetti che hanno subito sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro dovuta alla prolungata crisi economica. Entrambe le misure di sostegno non erano state fin qui previste in apposite iniziative. 
L’Accordo riapre i termini anche per sospendere i finanziamenti per le famiglie che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, purché la sospensione non sia stata richiesta nei 24 mesi precedenti. 
Invece il FONDO GASPARRINI, è una misura di solidarietà che permette di sospendere il pagamento delle rate del mutuo al verificarsi dei seguenti eventi: perdita del lavoro subordinato e parasubordinato, condizioni di non autosufficienza o morte del  mutuatario.
Periodo massimo di sospensione: 18 mesi
Importo mutuo: non superiore a 250.000 euro, in ammortamento da almeno 1 anno
ISEE: non superiore a 30.000 euro.

venerdì 9 gennaio 2015

BONUS BEBE' 2015, 960 EURO L'ANNO, INFORMZIONI E REQUISITI PER AVERNE DIRITTO

Dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 le famiglie in difficoltà economiche potranno usufruire di un bonus per ogni figlio nato o adottato in questo periodo. Ecco tutte le informazioni utili per presentare la richiesta ed usufruire dei benefici.
La nuova Legge di Stabilità ha infatti stabilito che nel triennio 2015 - 2017 a partire dal primo gennaio 2015 le famiglie in difficoltà economica potranno usufruire di uno speciale contributo per ogni figlio nato o adottato, pari a 960 euro all’anno diviso in una rata mensile da 80 euro. Il bonus sarà concesso sin quando il bambino avrà compiuto il terzo anno di età, permanendo le condizioni economiche della famiglia, previste per poter accedere al contributo economico.
I requisiti indispensabili sono un ISEE non superiore a 25 mila euro l’anno, se meno di sette mila, il bonus viene raddoppiato a 160 euro mensili, la cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’Unione europea o extracomunitari con regolare permesso di soggiorno. La domanda del bonus bebè deve essere inviata per via telematica al sito ufficiale dell’Inps al momento della nascita o dell’adozione del neonato, anche tramite i Caf o i Patronati in regola per effettuare la richiesta.
Dopo l’invio della domanda l’Inps effettuerà tutti i controlli necessari alla verifica della reale situazione economica della famiglia richiedente. Dopo avere verificato la regolarità dei requisiti richiesti alla famiglia verranno comunicate le indispensabili informazioni per usufruire del bonus.

mercoledì 7 gennaio 2015

TFR IN BUSTA PAGA, UNA SCELTA POCO CONVENIENTE....

Una delle norme più controverse e forse incomprensibili della Legge di stabilità è quella inerente alla possibilità di percepire il Tfr maturando, direttamente in busta paga ogni mese, piuttosto che accantonarlo per la pensione. Una misura messa in campo per cercare di rilanciare i consumi, fornendo una maggiore quantità di denaro nelle tasche di chi vi aderirà, ma che stando alle prime statistiche, non sembra avere molti consensi.
Comunque dopo l’approvazione della Legge di Stabilità 2015, si concretizza la possibilità di ottenere il Tfr in busta paga, per i lavoratori dipendenti. Il comma 26 dell’art. 1 della L. 190/2014 rende, infatti, operativa la possibilità, introdotta dalla L. 296/2006, per il lavoratore dipendente, del settore privato, di chiedere al proprio datore di lavoro la liquidazione in busta paga dell’importo mensile del Trattamento di Fine Rapporto, maturato ai sensi dell’art. 2120 del Codice Civile, per il periodo che va dal 1 Marzo 2015 al 30 Giugno 2018.
Fino al momento attuale, la possibilità di ottenere il Tfr in busta paga non era ancora esercitabile. In base alla riforma della previdenza complementare (D. Lgs. 252/2005) era possibile, dal 2007, solo destinare il Tfr a un fondo pensione integrativo, di natura complementare rispetto alla posiziomne pensionistica obbligatoria per legge presso l’INPS. Tale misura era stata messa in campo, soprattutto per offrire la possibilità di aumentare i trattamenti pensionistici, dopo il passaggio dal retributivo al sistema contributivo di calcolo della pensione che aveva ridotto notevolmente gli importi delle liquidazioni.
L’opzione resa operativa dalla legge di stabilità prevede che tutti i lavoratori soggetti a contratto di lavoro dipendente in un’azienda privata, con almeno sei mesi di servizio, possano scegliere di ricevere la loro quota mensile di trattamento di fine rapporto in busta paga. 
Sono però esclusi da questa possibilità:
i lavoratori agricoli e i lavoratori domestici;
i lavoratori delle aziende sottoposte a procedure concorsuali;
i lavoratori delle aziede in crisi (secondo i criteri dell’art. 4 L. 297/1982);
Il testo della Legge di Stabilità prevede che una volta manifestata la volontà di ricevere il Tfr in busta paga, l’opzione non possa essere modificata fino al 30 giugno 2018.
Tfr in busta paga: aspetti fiscali e reddituali
La quota mensile di trattamento di fine rapporto che il lavoratore deciderà di ricevere in busta paga, avrà i seguenti effetti ai fini fiscali:
sarà cumulata con il reddito percepito nello stesso periodo d’imposta;
sarà, quindi, soggetta a tassazione ordinaria;
inciderà sulla determinazione delle detrazioni d’imposta;
inciderà sulla determinazione degli assegni familiari;
inciderà sul nuovo Isee in vigore dal 2015;
La quota di Tfr ottenuta in busta paga non produrrà, invece, effetti su:
bonus 80 euro: in questo caso il reddito complessivo che si terrà in considerazione per l’assegnazione del bonus non considererà la quota di Tfr percepita;
contributi previdenziali: verranno comunque calcolati escludendo, dalla base imponibile, la quota di Tfr percepita;
Ora si dovranno attendere i decreti attuativi del Ministero dell’Economia per sciogliere alcune importanti questioni riguardanti il Tfr. L’opzione resa operativa dalla Legge di Stabilità, infatti, rischia di modificare le scelte precedenti, dal momento che la norma prevede che la scelta della monetizzazione può riguardare non solo la quota di Tfr maturata nel mese per il quale si percepisce la retribuzione ma anche la quota già destinata al fondo pensione.
In questo caso rimangono aperti dei conflitti con le norme precedenti, dal momento che le disposizioni del D. Lgs. 252/2005 prevedevano che la scelta del trasferimento del Tfr a un fondo pensionistico integrativo non fosse revocabile, se non in caso di riscatto totale della posizione pensionistica. 
Occorre inoltre ricordare che l’opzione sarà esercitabile anche dai lavoratori che stanno già versando il Tfr in un fondo di previdenza complementare: in questo caso, nel periodo compreso tra 1 Marzo 2015 e il 30 Giugno 2018, l’accantonamento al Fondo sarà costituito solo dal contributo del dipendente e del datore di lavoro mentre la quota mensile del Tfr verrà destinata alla busta paga del lavoratore stesso.

domenica 4 gennaio 2015

LA LEGGE DI STABILITA' 2015, CANCELLA LA PENALIZZAZIONE PER LA PENSIONE ANTICPATA PRIMA DEI 62 ANNI

È stata cancellata la penalizzazione, prevista dalla legge Fornero del 2011 per tutti quanti conseguiranno i requisiti per fruire della pensione anticipata dal 31/12/2014 alla fine del 2017. Sarà necessaria almeno la maturazione di 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi di contributi per le donne.
Si tratta di una novità introdotta dall’articolo 1 comma 115 della Legge di Stabilità 2015, già approvata in forma definitiva. I precedenti dispositivi normativi avevano previsto delle penalizzazioni dell’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni di età per fruire della pensione anticipata e del 2% per ogni anno precedente al compimento dei 60 anni di età.
Le penalizzazioni non interessavano quanti disponevano dell’età contributiva di 42 anni e 6 mesi (nel caso di uomini) e 41 anni e 6 mesi (nell’eventualità di donne). Con l’approvazione della Legge di Stabilità 2015 si è verificato l’annullamento delle penalizzazioni dal 2015 al 2017.
Inps pensione anticipata e penalizzazioni: l’aspettativa di vista e i requisiti
Con l’incremento della speranza di vita, il requisito contributivo andrà ad aumentare già a partire dal 2016, quando l’accesso alla pensione anticipata sarà riservato a chi ha maturato almeno 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e 42 e 10 mesi per i lavoratori uomini.
Godranno di queste novità i lavoratori che hanno sostenuto periodi che in base all’attuale legislazione dovevano essere recuperati, quali, ad esempio, disoccupazione indennizzata, mobilità, cigs, maggiorazioni contributive da invalidità, congedi matrimoniali, scioperi e riscatto da contribuzione volontaria
Pensione anticipata senza penalizzazioni: per chi e per quanto?
Ma chi potrà realmente beneficiarne e soprattutto per quanto tempo? Vi è da dire che i requisiti pre-Fornero che permettevano ai lavoratori precoci di poter accedere alla pensione anticipata senza penalizzazione prima di aver maturato i 62 anni d’età scatterà nuovamente solo per coloro che accederanno alla quiescenza dal 1/1/2015 fino al 31/12/2017.  Per questi lavoratori sarà sufficiente aver maturato i requisiti contributivi richiesti per legge ossia 41 anni e 6 mesi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini, che dal 2016 per effetto dell’innalzamento della speranza di vita dovranno essere 41 e 10 mesi per le donne e 42 e 10 mesi per gli uomini.
Pensione anticipata senza penalizzazione: cosa accadrà dopo il 2018?
La domanda é : che ne sarà di coloro che hanno già maturato i requisiti nel 2014 o di coloro che li matureranno nel 2018? per loro resteranno vigenti le penalizzazioni nell’ordine dell’1% da 60-62 anni e del 2% per ogni anno per coloro che hanno optato per l’opzione anticipata prima dei 60 anni? Si confida che l’esecutivo Renzi possa estendere la pensione anticipata senza penalizzazioni anche oltre il 2018, per coloro che sono già andati in pensione si starebbe valutando di azzerare le penalizzazioni a partire dal 2015. Il lavoratore interessato dovrebbe nel caso la misura passasse, fare apposita domanda all’Inps.
 
 
 

martedì 30 dicembre 2014

LEGGE DI STABILITA', CONFERMATA LA PROROGA DEI BONUS 50% E 65%

La legge di Stabilità proroga la detrazione per le ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico ed estende quest’ultima agevolazione alle spese sostenute per le schermature solari e per alcune tipologie di impianti di climatizzazione invernale
La legge di Stabilità conferma sino alla fine del 2015 le detrazioni Irpef del 50% sulle ristrutturazioni edilizie , del 50% sui mobili e sui grandi elettrodomestici e quella Irpef e Ires del 65% sui lavori per il risparmio energetico qualificato.
Per i lavori verdi sulle parti comuni condominiali, il bonus del 65% è stato prorogato dal 30 giugno 2015 al 31 dicembre 2015, eliminandolo definitivamente dal 2016.
Estesa la detrazione Irpef e Ires del 65% anche alle spese sostenute nel 2015 per le schermature solari esterne degli edifici e per gli impianti di climatizzazione invernale con generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, come la legna da ardere, il pellets, il cippato, il mais.
Queste due nuove agevolazioni funzionano con le stesse regole e procedure previste per il bonus del 65%, quindi, con la comunicazione all'Enea entro 90 giorni dalla fine del lavori e col bonifico parlante.
Nel link sottostante, si potranno consultare le guide fiscali in materia edite dall'Agenzia delle Entrate.
 

martedì 23 dicembre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' PUNTO PER PUNTO

Ecco le misure principali in tema di lavoro, pensioni, previdenza, patronati, ammortizzatori sociali, imprese, famiglie, contenute nella legge di stabilità 2015, recentemente approvata in via definitiva. 
Lavoro
Jobs Act
- Commi 16 e seguenti deduzione dalla base dell’Irap dei costi relativi a tutto il personale assunto a tempo indeterminato; in agricoltura viene aggiunto anche quello relativo ai contratti a termine.
Come previsto nella legge delega del Jobs Act, sarà possibile la piena deducibilità, ai fini del calcolo dell’Irap, del costo del lavoro per tutti i lavoratori assunti contratto a tempo indeterminato, che diventerà contratto a tutele crescenti. Formula che così diventa più conveniente dei contratti a tempo determinato.
Ammortizzatori sociali
- Comma 83, aumento degli stanziamenti degli ammortizzatori sociali; la Camera ha aggiunto alle somme già stanziate 400 milioni di euro in due anni. Stanziati 400 milioni aggiuntivi per finanziare gli ammortizzatori sociali.
Province
Garantiti due anni di stipendi per tutti i dipendenti delle province in via di ricollocazione. Per i primi due anni i lavoratori delle Province saranno ricollocati in altri uffici pubblici di Comuni e Regioni. Poi, dal 2017, scatteranno le procedure di mobilità.
Tfr
- Comma 21, anticipazione TFR a tassazione ordinaria. Sarà possibile farsi anticipare per circa 3 anni la quota destinata al Tfr. Queste risorse vengono sottoposte a tassazione ordinaria e non più agevolata, sapendo ovviamente che così si crea un «buco» nell’accantonamento della pensione integrativa o della liquidazione.
Contrattazione di secondo livello
A favore della contrattazione di secondo livello vengono stanziati 30 milioni di euro in più.
Patronati
Il taglio delle risorse per i patronati viene ridotto a 35 milioni di euro. La riduzione, inizialmente fissata a 150 mln, era scesa a 75 milioni alla Camera e ora viene ulteriormente ritoccata.
Imprese
Taglio Irap per gli autonomi
Le imprese senza dipendenti potranno usufruire di un credito di imposta del 10% a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014. La misura riguarda 1,4 milioni di automi che, non avendo dipendenti, non possono dedurre dall’Irap il costo del lavoro e sarebbero dunque penalizzati dall’aumento dell’aliquota Irap dal 3,5% al 3,9% previsto dalla legge di stabilità.
Partite Iva e regime dei minimi
Se i redditi di impresa o di lavoro autonomo sono prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente o pensione si può beneficiare di un regime forfettario con un’imposta sostitutiva al 15 per cento. Sotto il tetto dei 20mila euro complessivi non serve nemmeno la verifica. Sarà possibile utilizzare il regime dei «minimi» per i redditi cumulati fino a 20.000 euro. I contribuenti attualmente ai minimi possono però continuare a fruire del regime agevolato (5%) fino alla naturale scadenza (5 anni di attività o 35 anni d’età).
Misure per le imprese
A favore delle imprese arriva il bonus sulle assunzioni, l’estensione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese fino a 499 dipendenti, la possibilità di compensare crediti con la Pa e debiti col fisco, il raddoppio dei fondi della legge Sabatini bis che finanzia l’acquisto di beni strumentali.
Famiglie
- Commi 9 e 10, confermato il bonus di 80 euro che è reso strutturale.
80 euro e non solo
L’intervento più importante della manovra 2015 è la conferma del bonus Irpef da 80 euro per tutti i redditi sotto i 26mila euro. Questa misura dall’anno prossimo diventa «strutturale», stabile insomma, e pertanto dovrebbe essere progressivamente in grado di assolvere alla funzione per cui era stata introdotta, ovvero il rilancio dei consumi. Altri 80 euro/mese arriveranno alle famiglie con Isee inferiore a 25mila euro sotto forma di bonus-bebè per ogni figlio nato o adottato tra l’1.1.2015 ed il 31.12.2017. Sotto i 7 mila euro di Isee famigliare il bonus raddoppia. Solo per il 2015 sono stati poi stanziati 45 milioni per erogare un buono acquisto da 1000 euro a favore delle mamme con almeno 4 figli ed un Isee inferiore a 8500 euro.
Tasse
Casa
In attesa del varo della cosiddetta “local tax” destinata a riordinare la materia delle tasse sulla casa, è stata congelata la possibilità di aumentare ulteriormente le imposte che gravano sulla casa col cumulo di Tasi e Imu che avrebbe potuto arrivare anche al 6 per mille. Per la Tasi confermato il tetto del 2,5 per mille fissato per il 2014. Sul fronte delle detrazioni confermati sia il credito di imposta per i lavori pari al 50% di recupero abitativo e quello del 65% per interventi di efficientamento energetico, stesso “sconto” anche per gli interventi di prevenzione antisismica.
Pensioni
Tetto alle pensioni
Arriva un tetto pari all’80% dello stipendio sugli assegni futuri, compresi quelli in corso, per i lavoratori, compresi magistrati e professori, che potendo rimanere al lavoro oltre i 65 anni in assenza di correttivi avrebbero ottenuto pensioni pari al 110-120% del loro stipendio. Eliminate le penalizzazioni per chi anticipa il pensionamento avendo maturato 42 anni di contributi al 31 dicembre 2017 senza però aver compiuto 62 anni di età.
Colpite le pensioni integrative
Per effetto dell’aumento della tassazione a carico dei fondi pensione, salita dall’11,5 al 20%, e sulle casse di previdenza, il cui prelievo passa dal 20 al 26%, le pensioni integrative future saranno più magre. Soprattutto per quei lavoratori che decideranno di dirottare in busta paga il Tfr.
 

NEL LINK QUI SOTTO IL TESTO DELLA LEGGE DI STABILITA' - N° 2679-BIS( APPROVATA DEFINITIVAMENTE ALLA CAMERA):


lunedì 1 dicembre 2014

2 DICEMBRE, FIRENZE, LA "LEOPOLDA" DELLA CISL, NOI CI SAREMO!!!

 
Si svolgerà domani due dicembre a Firenze, in un luogo simbolo come la stazione “Leopolda”, la prima delle tre manifestazioni nazionali che la Cisl ha in programma questa settimana. “Quella della Cisl sarà la “Leopolda” del lavoro, dei disoccupati, dei giovani precari, dei lavoratori e dei pensionati, quelli, cioe', "che rappresentano l'Italia dei più deboli e bisognosi, che chiedono più attenzione dal Governo, dalle istituzioni locali, dalla politica", aggiunge in una nota spiegando come si tratti di "iniziative di protesta e di proposte" organizzate per canalizzare la mobilitazione "in maniera costruttiva e rilanciare la nostra idea forte di un patto sociale", per fare uscire il paese dalla crisi. sul Jobs Act e sulla Legge di stabilità.
Il significato della scelta operata dal nuovo segretario Annamaria Furlan è chiarissimo: portare la sfida politica-culturale sul ruolo dei corpi intermedi nel cuore del "renzismo", del serbatoio di pensiero del premier . Una sfida che non sarà di sciopero&piazza come hanno preferito fare Cgil e Uil ma più rivolta alla sostanza. Già ad aprile 1500 delegati metalmeccanici della Fim, avevano invaso un altro luogo simbolo, quella Reggio Emilia del leader Fiom, Landini, quasi a rimarcare con forza la diversa e copernicana concezione del sindacato, un sindacato quello cislino, "utile" ai lavoratori, pensionati, ma perché no anche alle stesse imprese dalla cui sopravvivenza dipende il futuro di tante famiglie, un sindacato moderno, post-ideologico.
Una scelta, quella della location, che sta scatenando gli entusiasmi della base, dicono gli organizzatori, dal doppio messaggio: far entrare il 'lavoro' in un'area simbolo dell'ascesa del premier Renzi e solitamente adibita a 'pensatoio' della politica e della finanza del Pd, e marcare 'visibilmente' e mediaticamente la differenza con Cgil e Uil e il loro sciopero generale del 12 dicembre.
"Ne' finanzieri nè politici" dunque varcheranno l'atrio della stazione ma solo delegati sindacali. E nessuno "pagherà mille euro" ma solo 1 euro per panino, spiegano ancora gli organizzatori ricordando polemicamente il recente  finanziamento collettivo voluto da Renzi per finanziare il Pd. Filo conduttore della giornata di mobilitazione, che legherà anche quelle di Napoli il successivo 3 dicembre e quella di Milano, subito dopo il 4 dicembre, sia il Jobs Act che la legge di stabilità ma anche fisco e sanità.
"Alla nostra Leopolda ci saranno solo delegati dei posti di lavoro che discuteranno e si confronteranno sulla riforma del mercato del lavoro e sulle modifiche necessarie alla legge di stabilità con l'esperienza e la competenza di chi il lavoro e il sociale lo difende tutti i giorni", spiega il leader Cisl, Anna Maria Furlan che ribadisce come l'anti-Leopolda non sia un passo indietro: "Non rinunciamo alla mobilitazione ma su obiettivi precisi", dice ricordando lo sciopero dei lavoratori del pubblico impiego, che aprirà il giro di mobilitazioni del sindacato, oggi 1 dicembre per protestare contro il blocco della contrattazione pubblica. A Firenze, intanto, fervono i preparativi; circa 2.500 i delegati attesi, 2000 in sala e per altri 500 via ai maxischermi.

giovedì 27 novembre 2014

SPORTELLO PENSIONI - EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI STABILITA' ELIMINA LE PENALIZZAZIONI SULLA PENSIONE DI ANZIANITA'

Eliminate le penalizzazioni introdotte con la legge Fornero sulle pensioni, per chi andava in pensione prima dei 62 anni pur avendo 42 anni e un mese di contributi per gli uomini, e 41 e un mese per le donne. E’ arrivato infatti dalla commissione Bilancio della Camera il via libera a un emendamento alla legge di stabilità,  che avrà effetto sulle pensioni decorrenti dal 1 gennaio 2015 e si applicherà a quanti matureranno il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017.
Si cancella, dunque con questa correzione, la “prestazione effettiva di lavoro” come base di calcolo per il requisito contributivo, al netto cioè di varie forme di permessi o sospensioni dal lavoro cumulate nell’arco dell’intera carriera. La cancellazione delle penalizzazioni (1% per il primi 2 anni e 2% per i successivi di anticipo sui 62) vale per le pensioni future e fino a fine 2017. La maggiore spesa prevista non dovrebbe superare i 5 milioni nel 2015 e i 15 milioni nel 2016.
Con la legge Fornero, i 40 anni di contributi (nel frattempo saliti a 42 e 1 mese per le riforme Sacconi e Tremonti), non erano più l'unico criterio in grado di permettere ad un lavoratore di accedere alla pensione, ma erano anche necessari i 62 anni di età anagrafica.
Con questo emendamento, di fatto si torna alla situazione pre - Fornero e quindi con 42 anni e 1 mese di contributi, si potrà andare liberamente in quiescenza, senza penalizzazioni, abolendo quindi il limite minimo di 62 anni di età, ripristinando di fatto la "pensione di anzianità" e facendo scomparire la "pensione di vecchiaia anticipata", che l'aveva sostituita.








lunedì 24 novembre 2014

FIRMA PER DIFENDERE IL LAVORO DEI PATRONATI


In vista della discussione in aula del testo della Legge di Stabilità 2015 - l’arrivo alla Camera dei Deputati è previsto per il prossimo 24 novembre- prende corpo la mobilitazione dei patronati e delle organizzazioni dei lavoratori veneziane per modificarne la norma che prevede un drastico taglio (pari a oltre un terzo) delle risorse destinante all’attività di patronato.
I patronati CEPA (quelli collegati alle organizzazioni del lavoro, Inas Cisl, Inca Cgil, Ital Uil e Acli), rivendicano infatti il diritto per i cittadini di poter beneficiare gratuitamente della loro assistenza e tutela, una condizione che verrebbe di fatto cancellata dalla riduzione dei finanziamenti che- sottolineano- non è carico dello Stato ma di un fondo alimentato da una piccola quota (0,226) dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ed autonomi, che si vorrebbe portare allo 0,148% (-34,5%) Una posizione condivisa in pieno dalle organizzazioni sindacali che, a sostegno delle loro posizioni, fanno richiamo al dettato costituzionale.
L’attività dei patronati è cresciuta in modo esponenziali negli ultimi anni a seguito della progressiva riduzione degli sportelli al pubblico dell’Inps e dalla introduzione della telematica nella gestione di tutte le pratiche previdenziali ed assistenziali. “La sinergia tra patronati ed enti socio-assistenziali dovrebbe essere presa ad esempio come modello di efficienza, riduzione dei costi e qualità del servizio al pubblico da proporre a tutta la pubblica amministrazione”.
L’obiettivo è duplice: informare i cittadini sugli effetti nefasti che comporta la norma della Legge di Stabilità 2015 dove si prevede un taglio drastico delle risorse destinati al funzionamento gratuito ed universale dei patronati e raccogliere firme sulla petizione nazionale in cui si chiede al governo di ritirare questa scelta. Si tratta di una vera e propria campagna di sensibilizzazione, organizzata in modo unitario dai patronati aderenti al CEPA, che ha preso il via dopo che le voci sul taglio delle risorse del Fondo Patronati si sono tramutate nella peggiore delle ipotesi: il testo di legge inviato alle Camere prevede un secco – 35% già a partire da quest’anno che in euro si traduce in meno 150 milioni, dei 430 previsti annualmente. Vale la pena ricordare che l'attività dei patronati, fa risparmiare ogni anno alla pubblica amministrazione qualcosa come 657 milioni di euro. Pr ogni euro, erogato ai patronati la P.A. risparmia 0,53 €. Al fatto che in pochi anni i patronati hanno raddoppiato utenti e attività, concorrono più cause. La prima è che l’Inps ha ridotto notevolmente l’apertura dei propri sportelli al pubblico e ha informatizzato tutte le procedure, compresa la raccolta delle domande. Lo ha fatto per contenere i costi e aumentare la sua efficienza. Le persone si sono quindi rivolte ai patronati, più di prima. Abbiamo stimato che nel 2013 l’insieme dei patronati (sono almeno una ventina quelli con una presenza significativa) hanno avuto 14 milioni di contatti che corrispondono ad almeno 7-8 milioni di cittadini. Nel caso dell’Inas siamo passati dal milione e 100 mila del 2008 ai 2,2 milioni del 2013: un raddoppio dei contatti. Aggiungiamo che la crisi e gli interventi di riforma hanno dato luogo a due fenomeni contrapposti: meno domande di pensione (ma tanta richieste di informazioni in più) e aumento vertiginoso delle pratiche di assistenza sociale per i disoccupati.
Evidentemente però questa crescita da fastidio a quei  gruppi di interesse che puntano a fare pressione sull’opinione pubblica e sulla politica per ottenere un drastico taglio delle risorse destinate ai patronati. Certamente torneranno alla carica nei prossimi mesi, in prossimità delle manovre finanziarie del governo e dei provvedimenti della cd spending review.
Le argomentazioni di tali gruppo, sono infondate e gli obiettivi sono diversi da quelli dichiarati. Partiamo dalle argomentazioni. Dicono che i patronati sono i forzieri, il bancomat dei sindacati. Nulla di più lontano dalla realtà. Oggi i grandi patronati, come lo è l’Inas, fanno fronte al bisogno di assistenza delle persone grazie anche ad una rete di collaboratori messi a disposizione (compensi compresi) dai sindacati di riferimento. L’attività è stata raddoppiata grazie a loro, alla informatizzazione, ad una migliore organizzazione del lavoro e ad un forte aumento della produttività. Il finanziamento pubblico è già stato ridotto. L’obiettivo vero è quello di cancellare la gratuità di questi servizi, obbligare le persone a pagarsi l’assistenza e la tutela. Una ipotesi inaccettabile, proprio mentre il loro lavoro è visto in maniera positiva dai cittadini. Proprio per questo si vuole eliminarne la gratuità. Due anni fa un istituto di ricerca ha sondato l’opinione degli italiani sui patronati, Inas compreso. Il risultato ha sorpreso noi e pure i ricercatori: l’89% degli intervistati ha espresso un giudizio positivo se non lusinghiero sul modo con cui operiamo e non solo sulla gratuità ma anche, ad esempio, per il fatto che spesso, oltre che a fornire assistenza, i nostri operatori sono gli unici che ascoltano i loro problemi.