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mercoledì 4 novembre 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - L'ANTITRUST STOPPA LO SHOPPING IN USA DI ELECTROLUX. NEL MIRINO L'ACQUISTO DEGLI ELETTRODOMESTICI DI GE APPLIANCES

Il Dipartimento di giustizia americano si mette ancora di traverso nell’operazione di acquisizione della divisione elettrodomestici di General Electric.
Ha infatti risposto ”picche” alla proposta di accordo avanzata dalla multinazionale svedese dopo che l’intesa tra i due colossi era stata stoppata dall’antitrust Usa che individuava, nell’acquisizione di Ge Appliances da parte degli svedesi, la nascita di una posizione dominante nel mercato americano, con soli due player principali: Electrolux, per l’appunto, e Whirlpool.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, il legale del DoJ Ethan Glass ha spiegato che le proposye di Electrolux sono state considerate insufficienti.
La notizia del “no” alla proposta di accordo di Electrolux da parte del Dipartimento di giustizia statunitense è arrivata ieri e non è stata bene accolta dal mercato, con il titolo della multinazionale svedese in flessione del 6 per cento, salvo poi recuperare in corso di giornata chiudendo a -2,34.
L’accordo tra Electrolux e la multinazionale americana risale alla fine dello scorso anno ed era finalizzato all’acquisizione della divisione elettrodomestici di General Electric per 3,3 miliardi di dollari in contanti. Un’operazione che rappresenta «la maggior acquisizione di sempre per la multinazionale svedese», che con questo accordo punta a crescere soprattutto nel mercato del Nord America. L'unità negli elettrodomestici di General Electric, GE Appliances, è uno dei principali produttori di elettrodomestici per la cucina e di lavatrici negli Stati Uniti, dove genera il 90 per cento del fatturato. Con l'acquisizione Electrolux «ritiene di rafforzare la propria posizione come player globale negli elettrodomestici» aveva spiegato il ceo di Electrolux, McLoughlin.
L’operazione è stata finanziata per tre quarti da prestiti bancari e per un quarto da un'emissione di diritti al completamento dell'acquisizione.
L'unità di General Electric, con quartier generale a Louisville, nel Kentucky, ha nove impianti produttivi e 12 mila dipendenti. Electrolux si attende sinergie di costo per 300 milioni di dollari l'anno, dopo una spesa straordinaria di 300 milioni di dollari per implementare l'acquisizione e spese in conto capitale per 50-70 milioni di dollari.
Sulla base dei dati del 2013, dalle vendite per 16,8 miliardi di dollari generate nel 2013 da Electrolux, con i 5,7 miliardi di GE Appliances (inclusa una partecipazione del 48,4 per cento nella messicana Mabe), il gruppo arriva a realizzare vendite aggregate per 22,5 miliardi di dollari, senza considerare le sinergie potenziali. Il margine operativo lordo di Electrolux è di 1,1 miliardi, quello di GE Appliances di 0,4, portando il gruppo combinato a un mol di 1,5 miliardi. Electrolux ha 61 mila dipendenti nel mondo, di cui 50 mila nella produzione, con una ventina di impianti in Europa.
In Italia Electrolux è presente con 4 stabilimenti nel settore dell’elettrodomestico (Porcia, Susegana, Solaro e Forlì), con 5.000 dipendenti, e l’headquarter mondiale del Professional (a Pordenone) con un migliaio di addetti.

(FONTE: MESSAGGEROVENETO)

sabato 2 maggio 2015

SETTORE DEGLI ELETTRODOMESTICI: UN COMPARTO SULL'ORLO DEL BARATRO. URGONO SOLUZIONI PIUTTOSTO CHE CHIACCHIERE.

"Whirlpool e Indesit, se fossero andate avanti separatamente, probabilmente un futuro non lo avrebbero mai avuto". Le parole di Davide Castiglioni, ad di Whirlpool Emea, espresse all'interno della trattativa per la vertenza Whirlpool/Indesit che si stà svolgendo in queste settimane, oltre che rafforzare la bontà del merger dello scorso anno, fotografano il settore del bianco in Italia. Ovviamente il riferimento è anche agli altri player del settore, soprattutto quelli provenienti dai paesi degli occhi a mandorla,  come Lg, Samsung, Haier, ma anche dalla Turchia che giocano questa partita globale con regole diverse e a loro più vantaggiose, nonchè la concorrenza dei paesi dell'Est Europa, frequente meta di delocalizzazione da parte degli stessi produttori italiani.
Un altro scivolone per l’industria degli elettrodomestici italiana, alle prese con una crisi che non è congiunturale, ma strutturale, il settore, negli ultimi anni, ha subito pesanti processi di riorganizzazione e ristrutturazione, con un forte ridimensionamento della capacità produttiva e dei livelli occupazionali. L’anno scorso la produzione nel Belpaese di grandi elettrodomestici si è assestata sotto i 12 milioni di pezzi, esattamente a 11,65 milioni stimato da Ceced Italia, l’associazione dei costruttori. Il dato negativo è che, dopo anni di cali, nel 2014 la produzione si è ulteriormente contratta del 2%, contro il -0,1% dell’industria manifatturiera. In una dozzina di anni la produzione nell’ex fabbrica europea del Bianco si è più che dimezzata: è scivolata da oltre 30 milioni di pezzi a meno di 12. Spesso le produzioni hanno preso la via della Polonia o dell’Est o sono state tagliate a causa di una domanda europea debole. A valore il calo è stato contenuto nel 30% grazie agli investimenti in innovazione tecnologica.  «Se i volumi produttivi hanno un impatto significativo sui livelli occupazionali - spiega Franco Secchi, fabrianese, presidente appena riconfermato di Ceced Italia (ora vice presidente di Whirlpool ma ex direttore mercato Italia di Indesit) - non raccontano la verità del cambiamento vissuto dal settore: il passaggio dalle produzioni di massa, entry level, a un’offerta qualificata nell’alto di gamma, dove premia il valore aggiunto dell’Italian lifestyle». Infatti è arrivata al 70% la produzione in Italia degli elettrodomestici di maggior efficienza energetica. Il valore aggiunto del  design italiano, unito alla tecnologia, è palpabile anche nell’incremento (+ 16,6%) dell’export dei piani cottura nel primo trimestre 2015. Tuttavia il forte calo produttivo in Italia è stato uno choc: negli ultimi anni sono stati chiusi diversi stabilimenti e delocalizzate produzioni con un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali da parte di big player come Whirlpool (che ha in ballo la chiusura del polo di Carinaro e del centro di ricerche di None), Electrolux, Indesit e Candy. Fino alla stessa cessione di Indesit da parte dei Merloni. A margine poi ci sono le migliaia di piccole aziende della componentistica, che non fanno notizia, ma che hanno chiuso i battenti, ridotto l’attività o sono state costrette a  seguire il commmittente all’estero. Nonostante tutto l’industria del Bianco rimane uno dei comparti di punta della nostra manifattura per il contributo oggetto alla bilancia commerciale: il giro d’affari rimane vicino ai 15 miliardi, con un export non lontano dai 10 miliardi e un saldo attivo prossimo ai 7 miliardi, senza dimenticare che occupava nel nostro paese circa 130,000 addetti tra diretti ed indiretti e rappresenta il secondo settore manifatturiero dopo l'automotive.  Per bloccare l’emorragia, l’anno scorso le imprese hanno proposto al Governo “Il progetto Orizzonte”, che punta sulle produzione dell’alto di gamma, più ecologiche e performanti. Servono però un mix di misure: dagli incentivi di lunga durata al sostegno alla ricerca fino allo sblocco delle risorse incappate nelle maglie della burocrazia. Il tavolo ministeriale per il rilancio degli elettrodomestici era stato avviato il 4 febbraio 2014 ma dopo «la tiepida accoglienza (per non dire il disinteresse) riservata al Progetto Orizzonte - aggiunge Secchi - il Governo, impegnato nella gestione delle crisi, ha continuato a non ritenere prioritario il tavolo elettrodomestici aperto al Mise, con due soli incontri nel 2014». Il governo però ha concesso il bonus sulle ristrutturazioni edilizie (65%), il bonus mobili (50%) esteso agli elettrodomestici, il recepimento della Direttiva Raee 2 e il successivo Accordo di programma con le controparti del Sistema Raee, il credito fiscale del 30% per le apparecchiature professionali per la ristorazione comprese nelle ristrutturazioni alberghiere. E ora? «Dobbiamo far ripartire il tavolo elettrodomestici - conclude Secchi - spingere sui certificati bianchi e rendere più incisive e stabili le misure per far spingere la domanda». 
Ed anche intorno alla vicenda Whirlpool/Indesit, un pò simbolo del malessere del settore, in queste settimane si sono succedute tante parole da parte dei politici, chiacchiericcio nauseante, sterile, quanto inutile, se la vendita di Indesit agli yankees fosse stata più o meno un'operazione fantastica, per lo più pronunciate in chiave elettoralistica che altro, la solita caterva di tante quanto inutili interrogazioni parlamentari. Eppure sarebbe bastato ad esempio che i politici avessero sollecitato negli anni scorsi l'attivazione del tavolo dell'elettrodomestico, così come il sindacato aveva richiesto all'allora ministro Passera, nell'anno 2012, facendo pressing sul Governo. Ma probabilmente molti di essi neanche sanno di cosa si tratti. 
Ecco i punti di quella "piattaforma" sindacale di settore:
Definire un piano pluriennale di incentivi all'acquisto delle apparecchiature a maggior efficienza e a minor consumo energetico, anche attraverso la rottamazione delle vecchie apparecchiature e prevedendo limiti sulle caratteristiche delle classi energetiche commercializzabili nel nostro paese, nonché riservando gli incentivi alle apparecchiature dei produttori “socialmente responsabili” secondo gli standard europei.
1. ha un effetto positivo sul risparmio della bolletta energetica nazionale e delle famiglie, qualificando il consumo energetico,
2. sostiene le attività degli stabilimenti italiani focalizzati da anni su queste produzioni,
3. produce ritorni per l'occupazione e per la fiscalità, diretta e indiretta.
Introdurre controlli di conformità sulle apparecchiature importate da paesi Ue ed extra-Ue.
1. aumenta la sicurezza dei consumatori e diminuisce gli infortuni domestici con ricadute positive sulla spesa sanitaria delle famiglie e della collettività,
2. favorisce la consapevolezza dell'acquisto responsabile.
Incentivare fiscalmente le aziende che non delocalizzano le produzioni, mantengono i
livelli occupazionali ed effettuano nel nostro paese investimenti e attività di R&D, in sinergia con le Regioni maggiormente coinvolte, potenziando il concetto di “Italian
Engineering, Italian Style, Italian Made”.
1. dovrebbe passare innanzitutto attraverso l’incentivazione e la defiscalizzazione degli investimenti sia in Ricerca e sviluppo, sia in impianti fissi, con evidenti effetti positivi di moltiplicatore del reddito.
2. Dovrebbe giungere ad un generale alleggerimento fiscale sulle attività che devono competere sui mercati internazionali e che sono rivolte all’export, anche interno all’Europa come tipicamente è quello degli elettrodomestici.
Incentivare politiche attive del lavoro e ripristinare gli incentivi alla occupazione, oltre
che giovanile, di quanti attualmente sono in cassa integrazione o addirittura in mobilità.
Definire modalità di utilizzo degli ammortizzatori sociali utili a superare il limite di tre anni nel quinquennio, finanziando adeguatamente la cassa integrazione in deroga, particolarmente utile per le imprese dell’indotto spesso di piccole dimensioni, e sostenendo i contratti di solidarietà “difensivi” per i quali chiediamo, in prospettiva per i prossimi anni:
1. il finanziamento necessario a garantire l'attuale integrazione (pari all'80% all'epoca, oggi al 70%) del trattamento perso dai lavoratori a seguito della riduzione di orario
2. il finanziamento necessario a sostenere la decontribuzione alle imprese che utilizzano il contratto di solidarietà (così come è stato previsto dalla legge 236/93 art.5 e dal 1993 sostenuto attraverso il rifinanziamento fino a tutto il 2008).
Rafforzare i criteri utili al riconoscimento delle “mansioni usuranti” con particolare riferimento al lavoro in catena di montaggio.

lunedì 27 aprile 2015

INDESIT/WHIRLPOOL, SI AL CONFRONTO, MA SENZA PREGIUDIZIALI- IL 29 APRILE NUOVO ROUND AL MISE

Una partita a scacchi, della quale l'incontro di oggi è stata l'apertura. Ora si tratterà di vedere se il confronto sarà veloce o lungo, ma comunque con un limite temporale di non oltre sei mesi, secondo quanto affermato dall'ad di Whirlpool Emea, Davide Castiglioni, perchè oltre questo periodo il piano industriale potrebbe non esserci più. Quindi fare presto, possibilmente nel minor tempo possibile, questo l'imperativo categorico della multinazionale americana. Ecco quindi il prossimo vertice sempre presso il  Ministero dello sviluppo economico, convocato fra quarantotto ore, per il 29 aprile. E poi il 5 e l’8 maggio prossimi. È il calendario serrato dei nuovi incontri in sede di Mise per cercare, assieme alla Whirlpool, di rivedere il piano industriale che prevede la confermata chiusura di due stabilimenti - di cui quello di Carinaro, in provincia di Caserta - e di un centro ricerche per un totale di 1.350 esuberi. 
Nel corso dell'incontro di oggi al Mise la titolare dello Sviluppo economico, Federica Guidi, impegnata nelle scorse settimane in un azione di moral suasion su Whirlpool, ha chiesto all'amministratore delegato di Whirlpool Italia, Davide Castiglioni, di non considerare immediatamente esecutivo il piano. "Il piano per noi è solo un punto di partenza del confronto a tutto campo, senza pregiudiziali, su tutti i punti, nessuno escluso - ha detto Guidi -, lo considero quindi rivedibile e per questo chiedo all'azienda di non considerarlo esecutivo".
«La priorità del governo è dare lavoro sicuro e duraturo a tutto il gruppo Whirlpool, a partire dai 1.350 lavoratori oggi a rischio e non arrivare ad accordi cerotto dove si fa finta di dare lavoro, con il Ministero, parte attiva del confronto». 
L'ad della divisione italiana della multinazionale, Davide Castiglioni, di fronte al pressing della Guidi ha rinunciato all'arrocco, tuttavia mettendo le cose in chiaro: «Per noi – ha detto - questo resta il miglior piano industriale possibile per dare continuità in modo sostenibile, di lungo periodo e orientata alla crescita e non sarà implementato finchè non sarà condiviso, oggi abbiamo dichiarato l'apertura al confronto su tutti i punti del piano, anche su Carinaro». Un piano «serio che deve concretizzarsi in tempi non infiniti», meglio se entro sei mesi. Tra l'altro per giugno il gruppo dovrebbe concentrarsi sulla riorganizzazione degli amministrativi, altro capitolo che crea molta tensione tra i colletti bianchi di Indesit, come rimarcato dalla forte adesione allo sciopero di oggi. 
Ma se l'obiettivo dell'integrazione Whirlpool/Indesit  è quello di raggiungere una situazione win-win, ossia vantaggiosa per tutti ed in grado di portare benefici di lungo termine, secondo alcuni analisti, deve fare i conti con l'imprevedibilità della situazione determinata dalla contromossa di Electrolux che con l'acquisizione di General Electric, ha scavalcato Whirlpool, spiegando così l'annuncio a sorpresa dei 135o esuberi, cosa che in passato aveva scartato. Ma questo era prima dell'acquisizione degli svedesi, e Indesit e Whirlpool erano ritenute come complementari, ma ora forse si devono rifare i conti e la quadratura del cerchio. Ma anche lo scenario del settore deve far riflettere, infatti nel 2014. la produzione di elettrodomestici realizzata in Italia, è calata del 2%, scendendo sotto i 12 milioni di pezzi (11,6 milioni per la precisione), dove è precipitata dai 30 milioni di pezzi del 2002, anno boom dell'ultimo trentennio circa. E a fare da contraltare il boom dei piani cottura, che nel primo trimestre dell'anno corrente ha fatto registrare un incremento del 16,6% dell'export.
«Acquisiamo da governo e azienda che il piano presentato è un punto di partenza, ma l’azienda deve rivedere la sua posizione sugli annunci di chiusure e licenziamenti» ha commentato il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che nei giorni scorsi era stato a Carinaro. «Quando si è presentata Whirlpool ha detto che il piano dovrebbe garantire la sostenibilità sociale, la nostra disponibilità dipende dalle loro rigidità. In alcune aree d’Italia come quella di Caserta - ha aggiunto - garantire l’occupazione significa garantire l’arrivo di attività e missioni industriali e non assistenzialismo. L’operazione Indesit dal governo fu targata come fantastica oggi nel piano Whirpool non c’è nulla di fantastico. 
(Nelle foto in allegato due momenti dello sciopero delle sedi impiegatizie di Fabriano).


lunedì 16 febbraio 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - ANCHE PER ELECTROLUX VERIFICA DELL'ACCORDO DEL 2014

Esattamente ventiquattro ore prima dell'incontro ministeriale della Indesit/Whirlpool, sarà la volta della Electrolux, anch'essa al centro di una  lunga e contrastata vertenza. Infatti il 18 febbraio è convocato l'incontro del Gruppo Electrolux al Ministero dello Sviluppo economico, di tutte le parti firmatarie (azienda, sindacati, istituzioni) dell'intesa di maggio 2014. È il primo incontro formale di verifica dalla firma dell'accordo, verifica inizialmente prevista a ottobre 2014. Accordo stipulato dopo uno scontro durissimo durato dall'ottobre 2013 al maggio 2014.
Accordo definito di alto profilo, per le soluzioni adottate in termini di impegni assunti da governo e istituzioni regionali (decontribuzione, finanziamenti per investimenti ecc), impegni dell'Impresa sino al 2017 (nessun taglio salari, chiusure, investimenti e riduzione solo soft dell'occupazione) e del sindacato (aumento dei ritmi di lavoro e riduzione permessi sindacali per i rappresentanti interni)
.

sabato 14 febbraio 2015

FIM-FIOM-UILM CHIEDONO AL MISE DI CONVOCARE IL TAVOLO DEL SETTORE DEGLI ELETTRODOMESTICI



Fim, Fiom e Uilm nazionali chiedono al Ministero dello sviluppo economico di convocare il tavolo permanente di settore sulla crisi dell'elettrodomestico. L'ultima riunione, si era tenuta lo scorso giugno. Allora avevano partecipato  il ministro, Federica Guidi, il viceministro, Claudio De Vincenti, e di rappresentati del Miur, delle Regioni con presenze importanti di stabilimenti produttivi, della Conferenza Stato-Regioni e delle associazioni di categoria.
In particolare, era stato esaminato il 'Progetto Orizzonte' elaborato da Ceced Italia (l'Associazione nazionale produttori di apparecchi domestici e professionali aderente a Confindustria), che traccia le linee guida dei possibili percorsi di sviluppo, indirizzando investimenti e azioni necessarie a una politica industriale di ampio respiro, che guardi anche al contesto europeo e internazionale. Lo studio considera strategico puntare su innovazione e nuovi modelli di business per posizionare la produzione italiana nell'alto di gamma con prodotti e processi sostenibili.
Il settore dell'elettrodomestico, rimane fondamentale per l'economia italiana con un fatturato e un numero di addetti ancora significativo nonostante la forte crisi. Per questi motivi, deve essere oggetto di attenzione e sostegno attuando, nel breve termine, strategie di rilancio, anche a livello europeo. 


sabato 31 gennaio 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - ELECTROLUX, NEL 2014 UTILE SU DELL'8%

Il mondo del "bianco", è ormai diventato un terreno di lotta fra giganti globali, Samsung, Lg, Haier, Whirlpool (con Indesit) e Electrolux (in attesa di GE). In questi giorni la multinazionale scandinava ha pubblicato i consuntivi dell'anno 2014. Rispetto al 2013, fatturato in aumento e utile operativo a +8%. L’ultimo quadrimestre 2014 ha addirittura fatto registrare un incremento dell’utile operativo del 20%. Fatturato +2,7% (12 miliardi di euro, Emea 150 milioni di euro) contro un aumento dell’ultimo quadrimestre a +8,7% (le vendite nette sono state di 3,38 miliardi di euro, con particolare positività della regione Emea, che ha registrato un risultato di 66,7 milioni di euro).
Il Brand svedese comunica che la domanda di mercato degli elettrodomestici è aumentata in Europa in media del 2% (+3% in Europa occidentale, +1% in Europa Orientale).
Crescita forte  nei paesi Iberici e del Benelux, in crescita in Germania, Regno Unito e Italia, debole in Francia e i Paesi Nordici. La svalutazione del rublo ha invece influenzato negativamente il mercato in Russia.
Dati positivi anche per America Latina e la regione Asia Pacifico, mentre per il Nord America ha registrato un Ebit di 183 milioni di euro.
Nell’ultimo trimestre 2014 sono aumentate le vendite dei prodotti con marchi premium, dei prodotti da incasso per cucina e dei prodotti per il lavaggio.
Questo il commento di Keith McLoughlin, presidente e CEO del Brand: «Il 2014 è stato senza dubbio un anno positivo per Electrolux. Questi dati sono il risultato di una ripresa operativa in diverse regioni: Europa, America Latina e Asia / Pacifico. Le iniziative per ripristinare la redditività delle nostre attività in Europa continuano a mostrare buoni risultati. La riduzione dei costi in combinazione con una maggiore efficienza nella produzione e una gestione oculata del portafoglio dei prodotti hanno portato a un significativo incremento del risultato operativo. Un miglioramento del mix di prodotto ha compensato minori volumi di vendita e una pressione strutturale sui prezzi. Ci aspettiamo che il mercato europeo cresca del 1-2% nel 2015, anche se la situazione di mercato in Russia è molto incerta. Il programma di ottimizzazione produttiva avviato nel 2004 è giunto alla sua fase finale. Il suo obiettivo è aumentare la competitività del Gruppo attraverso lo spostamento di produzione da regioni ad alto costo in regioni a basso costo. Oggi, quasi il 70% della nostra produzione è in Paesi a basso costo rispetto al 25% di dieci anni fa. Ci aspettiamo di chiudere l’acquisizione di GE Appliances durante l’anno, attività che contribuirà fortemente alla nostra crescita ulteriore».

domenica 21 dicembre 2014

DAL MONDO DEL BIANCO - COTTURA, SETTORE PIU' IN FORMA DEL MERCATO DELL'ELETTRODOMESTICO

Nei giorni scorsi  GfK, durante l'incontro con la stampa di Ceced, l'associazione che rappresenta in Italia i produttori di elettrodomestici, ha presentato i dati di sell out relativi ai primi 10 mesi dell’anno. Il grande elettrodomestico è in lieve crescita, con un trend a +1,6% a volume e +1,5% a valore. Enzo Frasio, responsabile del settore Domestic appliances, ha sottolineato, in particolare “l’andamento positivo del settore cottura. Il built in è senza dubbio l’ambito dalle performance migliori, realizzate in modo particolare nell’eldom e, in misura minore, nel canale mobilieri”. Nello specifico, i forni hanno registrato un trend a valore del +2% e a volume del +3,4%; i piani cottura sono a +3,7% a valore e a +3,4% a volume.
Il lavaggio, che negli anni ha sostenuto il settore, è stabile per quanto riguarda le lavabiancheria, mentre continua il momento d’oro delle asciugatrici, che hanno totalizzato un +40% a valore e a volume.
Per quanto riguarda il piccolo elettrodomestico, l’andamento è stabile, con un -0,6% a volume un +0,8% a valore. In generale, sottolinea Frasio “si nota un notevole cambiamento nel mix, con, però, una certa erosione del prezzo medio”. Questo è visibile, in modo particolare, nei segmenti più in vista come il caffè, protagonista di una crescita continua a volume (+12,4%), che si accompagna a un incremento più modesto a valore (+4,6%). Nella preparazione cibi, al contrario, nei primi 10 mesi dell’anno si è registrata una contrazione del 3,1% a volume e un incremento del 5,7% a valore.
 
 
 

mercoledì 29 ottobre 2014

INDESIT COMPANY, RITORNO IN UTILE NEI PRIMI NOVE MESI DEL 2014

Buone notizie per Indesit che ha mandato in archivio i primi nove mesi dell’anno con un ritorno all’utile. questo quanto emerso nell'odierno Cda, che ha approvato il resoconto intermedio di gestione luglio- settembre. Infatti nei primi nove mesi del 2014 Indesit ha registrato un giro d’affari di 1,89 miliardi di euro, in flessione del 4,2% rispetto agli 1,97 miliardi ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno. A parità di tassi di cambio il giro d’affari sarebbe sceso dell’1%. Al contrario, il margine operativo è cresciuto, passando da 42,5 milioni a 58,3 milioni di euro (+375). Di conseguenza, la marginalità è salita al 3,1%. Indesit, prossimo ad entrare nell'orbita del colosso americano Whirlpool, ha terminato il periodo gennaio-settembre con un utile netto di 3,8 milioni di euro, rispetto al rosso di 8,2 milioni contabilizzato nei primi nove mesi del 2013. A fine settembre l’indebitamento netto ammontava a 530 milioni di euro, in aumento rispetto ai 505,7 milioni di inizio anno. Nei primi nove mesi dell’anno le attività operative hanno assorbito cassa per 139,9 milioni di euro.
I vertici di Indesit prevedono per il 2014 un fatturato in leggera diminuzione rispetto all’anno scorso, un margine operativo al lordo degli oneri non ricorrenti (EBIT adjusted) almeno pari al 3,5% del fatturato e un indebitamento finanziario netto sostanzialmente in linea con il 2013. Le stime sono state elaborate sulla base di tassi di cambio in linea con quelli dello scorso trimestre. "Gli obiettivi di redditività del gruppo sono stati conseguiti, principalmente grazie alle politiche selettive di aumento di prezzo e alle azioni di efficienza sui costi del prodotto, hanno invece inciso negativamente sui risultati la contrazione della domanda di mercato e gli effetti pesantemente negativi delle valute sia in Ucraina che, in particolar modo nel terzo trimestre, in Russia. L'efficiente gestione del capitale circolante ha consentito un miglioramento sensibile del livello di indebitamento", ha commentato Marco Milani, amministratore delegato di Indesit.
Nei primi nove mesi il mercato degli elettrodomestici ha infatti evidenziato un incremento dell'1,4% in Europa occidentale a fronte di una contrazione in Europa orientale (-2,1%). Complessivamente, la domanda nella Greater Europe è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2%). Ma nel solo terzo trimestre, a fronte di un aumento in Europa Occidentale del 2%, si è registrata una forte contrazione in Europa orientale (-5,9%) e la domanda nella Greater Europe è scesa dello 0,9%.

martedì 28 ottobre 2014

WHIRLPOOL, TERZO TRIMESTRE IN CRESCITA MA AL DI SOTTO DELLE ATTESE

Mentre per domani è fissato in agenda il consiglio di amministrazione di Indesit Company per l'approvazione dei dati contabili del terzo trimestre (luglio - settembre), il colosso statunitense degli elettrodomestici Whirlpool ha registrato vendite nette trimestrali in crescita a 4,82 miliardi di dollari rispetto ai 4,68 miliardi del terzo trimestre del 2013. Di questi 2,8 miliardi vengono dal Nord America e 1,1 miliardi dal Sudamerica. L'utile operativo è passato da 313 a 335 milioni e l'utile netto della capogruppo da 196 a 230 milioni. L'utile ordinario per azione segna è cresciuto da 2,72 a 3,04 dollari grazie alla crescita dei ricavi. Il dato si pone comunque sotto le attese (3,14 dollari). Per l'intero esercizio il gruppo ha ridotto l'eps gaap a 9,40/9,90 dollari. L'utile per azione sale però a 11,50-12,00 dollari al netto delle poste straordinarie, fra le quali oneri di integrazione per le acquisizioni di Indesit Company dello scorso luglio e Hefei Rongshida.
Whirlpool,  ha visto aumentare l'utile netto del 17% nel terzo trimestre grazie alla crescita delle vendite nel mercato nordamericano. Ma i risultati si sono rivelati leggermente al di sotto delle aspettative degli analisti. Anche perché l'utile del produttore di lavatrici, frigoriferi e altri elettrodomestici ha risentito delle minori vendite in Asia, dell'aumento dei costi dei materiali e di una maggior spesa in marketing e nuovi prodotti.
Whirlpool, che ha rilevato la rivale statunitense Maytag nel 2006, ha tradizionalmente una posizione forte nel mercato domestico e in Brasile. Tuttavia, di fronte alla concorrenza di società della Corea del Sud, l'azienda sta cercando di espandersi in Europa e in Asia attraverso acquisizioni.
Tanto che all'inizio di quest'anno ha assunto il controllo di Indesit, una mossa che permetterà al gruppo di raddoppiare la sua presenza in Europa. Mentre in Cina la società lo scorso anno ha acquistato il 51% di Hefei Rongshida Sanyo Electric per 552 milioni dollari.


domenica 21 settembre 2014

ASSETTO STABILIMENTO DI MELANO MESE DI OTTOBRE

Mentre si attende la verifica del piano industriale il prossimo 7 ottobre a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la direzione dello stabilimento di Melano Marischio, ha comunicato nei giorni scorsi, alla RSU, l'assetto del mese di ottobre. Lo stabilimento del polo Melalba, osserverà 6 giornate di fermo produttivo, coperte con cassa integrazione guadagni straordinaria, nei giorni 1-2-3-10-24-31.
Dopo i quattro giorni complessivi di cigs effettuati da maggio a settembre (luglio e agosto chiusi a zero), gli effetti dell'embargo della Russia sulle importazioni dall'Europa, applicato come ritorsione per le sanzioni economiche subite dall'Ue nell'ambito della crisi Ucraina, cominciano a farsi sentire, unitamente al classico calo fisiologico delle vendite in questi mesi. Difatti nello scorso periodo del 2013, il plant aveva osservato allora, addirittura 9 giornate di stop collettivo delle produzioni.
Ma i problemi non vengono solo dalle sanzioni, perché anche se queste si fermeranno alle misure contro gli individui, ci sarà da fronteggiare una serie di guai a catena, come le  incertezze sui cambi sono quelle che preoccupano di più, e l’ennesima rivalutazione dell’euro penalizzerà inevitabilmente i nostri beni di consumo in vendita a Mosca. E Indesit Company, market leader assoluta in Russia, con importanti quote di mercato, già in passato aveva pagato il deprezzamento della divisa russa, il rublo nei confronti del supereuro.

mercoledì 13 agosto 2014

INDESIT: WHIRLPOOL HA GIA' PRONTO IL PIANO INDUSTRIALE

Mentre si attende il via libera dell'Antitrust Ue all'opa annunciata da Whirlpool sul gruppo Indesit Company della famiglia Merloni escono le prime indiscrezioni sul futuro del nuovo campione mondiale degli elettrodomestici. Il closing dell'operazione e' atteso entro fine anno, ma il piano industriale del gruppo americano per Indesit sarebbe gia' pronto.
Almeno fino al 2017, scrive Milano Finanza, il piano non dovrebbe prevedere profonde ristrutturazioni in Italia, al contrario di quanto temuto in un primo momento in ambienti sindacali, dove si paventavano possibili chiusure di stabilimenti per via delle eventuali sovrapposizioni con gli impianti Whirpool.
Intanto, in attesa del closing, Whirlpool si e' attrezzata in Italia costituendo la newco Whirlpool Italia Holdings. La nuova societa' avra' per oggetto "la vendita e l'acquisto di interessenze, quote e partecipazioni azionarie, in altre societa' o imprese, strumenti finanziari, a scopo di stabile investimento". In questo veicolo potrebbe essere conferita la quota di controllo del gruppo marchigiano una volta conclusa l'offerta pubblica d'acquisto.

FONTE: MILANO FINANZA



DAL MONDO DEL BIANCO -- IKEA TRASCINA ELECTROLUX

Una nuova importante commessa per Electrolux, e lavoro straordinario, così come capitò nel 2013 per gli operai. I dipendenti della fabbrica  di Susegana, che pochi mesi fa avevano rischiato di rimanere a casa a causa di un possibile trasferimento della produzione di 158 mila frigoriferi in Ungheria, previsto dal piano di ristrutturazione, poi ritirato, ora si preparano per le ore di lavoro straordinario. A Susegana, infatti, per la quarta volta in poco più di un mese la multinazionale ha comunicato l’espansione dei volumi produttivi per effetto del positivo andamento dei mercati europei (Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi) e delle commesse IKEA. Unico mercato in fase stagnante rimane, appunto, purtroppo l’Italia.
L’azienda si è aggiudicata di recente un ordine di 10mila pezzi, insieme all’ultimo di ben 5mila frigoriferi. Lo hanno comunicato le organizzazioni sindacali sostenendo che queste nuove commesse potrebbero portare a superare addirittura le previsioni di 750mila frigoriferi prodotti nel 2014.
La nuova produzione ha indotto le Rsu a concordare con l’azienda di Susegana, oltre a cinque sabati di lavoro straordinario già definiti ed attualmente in corso, anche una nuova giornata, in programma per il prossimo 30 agosto. Anche questo ulteriore sabato verrà compensato, come da accordo, con 2 euro aggiuntivi per ogni ora lavorata extra che si somma alla maggiorazione contrattuale del 50% già prevista per i sabati lavorativi. Nella stessa riunione la Direzione ha comunicato che l’orario a due turni da 8 ore proseguirà anche a inizio settembre, eccezion fatta per una cinquantina di lavoratori, ancora collocati in contratto di solidarietà.

domenica 19 gennaio 2014

DAL MONDO DEL BIANCO - COSI' PORDENONE PROVA A CONVINCERE ELECTROLUX A RESTARE, A CHE PREZZO PERO?

Una riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (clup), stimata nel 20% per le imprese della meccanica e nel 10% circa per quelle del legno-arredo attraverso un “patto” da sottoscrivere con sindacati, imprese e istituzioni che interviene anche su salari, flessibilità, orari, introduce nuove forme di welfare aziendale, finalizza la formazione. Tutto questo, insieme, evidentemente, al mantenimento dei posti di lavoro e alla recuperata competitività delle aziende pordenonesi, è l’obiettivo che punta ad agguantare Unindustria Pordenone come è stato sottolineato nel corso della presentazione di ieri.
“Pordenone, una delle Manchester d'Italia, oggi laboratorio per una nuova competitività industriale” è il nome di un’iniziativa che, al momento, non ha uguali in Italia, ma che secondo i suoi promotori potrebbe essere implementata in qualsiasi dei territori in crisi. Partendo dai dati di fatto, ovvero una crisi senza precedenti, l’assenza di inversioni di trend economico nel breve, per rimarcare la necessità e l’urgenza di contrastare processi di delocalizzazione imponenti come quello che potrebbe decidere di avviare Electrolux (l’investigazione annunciata dagli svedesi il 25 ottobre punta infatti a valutare quanto conveniente sia continuare a produrre in Italia piuttosto che in Polonia, e la verifica si concluderà a fine aprile), di sostenere le aziende insediate nel territorio, e non per ultimo, di attrarre nuovi investimenti.
Un capitolo significativo del documento è quello che elenca i fattori di costo sui quali intervenire in maniera temporanea, relativamente al salario dei lavoratori, laddove ipotizza di eliminare elementi contributivi di secondo livello a carattere fisso (premi e bonus) prodotto di accordi siglati in passato, ritenuti costi non giustificabili, o accorpare i superminimi individuali o ridurre se non tagliare il salario integrativo per i nuovi assunti.
«La crisi di sistema ci obbliga ad un cambio di paradigma», ha spiegato Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria, che si declina anche in un’assunzione di responsabilità diretta «evitando le lamentazioni. Abbiamo scelto – ha proseguito – di sporcarci le mani di fronte al timore del venir meno di un’azienda storica come l’Electrolux, ex Zanussi, e della crisi Ideal Standard». La scelta di Unindustria travalica anche le critiche alla politica, sebbene citata quanto meno nella considerazione che, ancora una volta, «ci sarebbe necessità di politiche industriali e invece assistiamo a dibattiti sulla stabilità».
Uno scenario a cui si somma la variabile “tempo”, che in effetti è ridotto (tre i mesi per chiudere la questione Ideal Standard, altrettanti per l’investigazione Electrolux). Un orizzonte limitato, «ma è ciò che abbiamo per tentare di evitare la dissoluzione del tessuto produttivo di questo territorio».
Da qui la decisione di chiamare a raccolta chi poteva dare un contributo sostanziale nella ricerca di soluzioni, iniziando da Luigi Campello, fino a pochi mesi fa direttore generale di Electrolux; Maurizio Castro, che della multinazionale svedese è stato responsabile delle risorse umane; Paolo Candotti, oggi direttore di Unindustria ma già manager Electrolux oltre che di altre aziende; Innocenzo Cipolletta, presidente dell’università di Trento e responsabile del Fondo italiano di investimento; Tiziano Treu, ex ministro, professore di diritto del lavoro; Riccardo Illy, già presidente della Regione e imprenditore; Giuseppe Del Col, responsabile delle relazioni sindacali di Unindustria Pordenone.
Una proposta chiara, che ora verrà formulata al sindacato, non propriamente uno zuccherino, basata dunque su un mero scambio tra tutela occupazionale in cambio di moderazione salariale e flessibilità, che potrebbe essere dirompente. Sacrifici in cambio di posti di lavoro, nel tentativo di ridurre il costo orario del lavoro da 24 a 19 euro. Una riduzione, nel caso di Electrolux insufficiente a competere comunque con i costi degli stabilimenti polacchi,dove andrebbero le lavatrici oggi sfornate a Pordenone, ma d'altro canto sufficiente a rendere antieconomico il trasloco, per ammortizzare il quale ci vorrebbero qualcosa come dieci anni.

giovedì 28 novembre 2013

DAL MONDO DEL "BIANCO"- VERTENZA ELECTROLUX, OGGI GIORNATA EUROPEA DI MOBILITAZIONE

Electrolux non cambia idea: lo spostamento della produzione di frigoriferi da incasso dallo stabilimento di Susegana (Treviso) ad una sede in Ungheria sarebbe "una delle azioni che l'azienda considera già decise e supportate da motivazioni". E' quanto riferito da Anna Trovò, segretario nazionale di Fim-Cisl, al termine di un vertice fra organizzazioni sindacali e rappresentanti della multinazionale svedese svoltosi nei giorni scorsi a Mestre. Questo, ha aggiunto la dirigente sindacale, "nonostante l'investimento in Ungheria non sia ancora stato avviato e anche se di questo si parlerà a partire dal 2014". Trovò ha riferito di aver appreso dal gruppo dell'elettrodomestico dati di marginalità netta negativi sull'intero continente per i segmenti del lavaggio e della refrigerazione, compensati solo in parte dai buoni risultati del ramo cottura e da quelli appena al di sopra dello zero del comparto lavastoviglie. L'azienda avrebbe anche aggiunto di voler proseguire con le analisi sui costi e redditività sugli stabilimenti italiani. "Noi siamo sempre disponibili a confrontarci - ha aggiunto Trovò - ma in una condizione di bocce ferme. Possiamo cioè valutare le condizioni necessarie per mantenere competitive le fabbriche purchè nel frattempo l'azienda non intervenga unilateralmente su alcuno dei suoi asset". Un nuovo incontro fra le parti è stato fissato per il 18 dicembre. Per contrastare i licenziamenti e la possibile dismissione delle produzioni, oggi si svolgerà una giornata di mobilitazione a livello europeo, decisa dai delegati del CAE ( Comitato Aziendale Europeo), mentre un pacchetto di altre otto ore di sciopero sarà gestito, stabilimento per stabilimento, nel mese di dicembre.

giovedì 27 giugno 2013

ASSEMBLEA NAZIONALE DELEGATI DEL SETTORE ELETTRODOMESTICO

Le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm convocano l'assemblea nazionale unitaria dei delegati
dell'elettrodomestico per lunedì 8 luglio 2013, a Roma.
E' necessario confrontarsi e discutere sulla grave situazione produttiva e occupazionale che investe
tutte le aziende del settore, i grandi gruppi e l'indotto, mettendone a rischio le prospettive future,
nonché decidere le iniziative da intraprendere.
Fim, Fiom, Uilm da tempo sollecitano al Ministero dello Sviluppo Economico l'attivazione di un tavolodi settore e l'adozione di scelte di politica industriale, con l'obiettivo di contrastare un ulteriore processo di delocalizzazione delle produzioni di elettrodomestici e salvaguardare anche le piccolee medie imprese dell'indotto dislocate su tutto il territorio nazionale.
In queste settimane sono aperte importanti vertenze per contrastare il progressivo smantellamento
delle produzioni in Italia ; in generale temiamo, nel settore, una accelerazione e un aggravarsi
dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione che determinerebbero ulteriori situazioni di
crisi occupazionali.
A fronte di questa gravissima situazione, la nostra iniziativa deve mettere al centro il ruolo
strategico dell'industria dell'elettrodomestico, seconda per importanza solo all'automotive, e che
merita, nel paese, la massima attenzione da parte di tutti, inclusi i massimi livelli istituzionali.

giovedì 20 giugno 2013

LA QUESTIONE INDUSTRIALE- LA CRISI INDEBOLISCE LA FABBRICA DEL "BIANCO"

ESATTAMENTE 50 ANNI FA, NEL 1963, CRESCEVAMO COME OGGI CINA, BRASILE E INDIA MESSI INSIEME. VENDEVAMO ELETTRODOMESTICI A TUTTO IL MONDO, OGGI FORSE QUEL MIRACOLO SI E' INFRANTO E CON ESSO ANCHE I SIMBOLI DI QUELL'EPOCA, DEL BOOM ECONOMICO, UNO DEI QUALI FU PROPRIO LA PRODUZIONE DI ELETTRODOMESTICI

La recente dichiarazione della Indesit Company di voler dimezzare i livelli occupazionali della produzione in Italia, si inserisce nella più ampia crisi del settore dell’elettrodomestico che un tempo rappresentava la seconda industria del Paese (come fatturato e livelli occupazionali), dopo quella dell’auto. La filiera del bianco nel 2012, rispetto all’anno precedente, ha proseguito il trend di riduzione delle vendite: - 4% per le lavatrici, - 4,7% per i frigoriferi, - 6,7% per le lavastoviglie, - 8% per i forni a incasso e addirittura - 18% per le cucine a libera installazione.
Non se la passano meglio nemmeno i piccoli elettrodomestici con i cali di friggitrici, ferri da stiro, asciugacapelli , microonde etc. I volumi complessivi si sono dimezzati in soli dieci anni, passando da 30 a 15 milioni di pezzi prodotti, con i frigoriferi che sono quasi spariti dalle nostre fabbriche; il calo è dovuto quasi principalmente alla competizione di nuovi produttori (turchi, coreani, asiatici in generale, Europa dell’Est), alle delocalizzazioni verso i Paesi a basso costo del lavoro, la stagnazione dei mercati occidentali.
Sono rimaste alcune produzioni (quelle che le aziende indicano come quelle a maggior valore aggiunto) e i laboratori di riceca; eppure l’industria dell’elettrodomestico fattura ancora 12 miliardi di euro (60% di export) e occupa circa 130.000 addetti tra diretti e indiretti.
A pesare è il calo della domanda europea di elettrodomestici “bianchi” che negli ultimi anni ha fatto registrare un – 20% in Italia e – 45% in Spagna, Portogallo e Grecia accelerando i processi di delocalizzazione produttiva verso i Paesi dell’Est e le chiusure di alcuni Gruppi.
Tutti i principali Gruppi e distretti hanno pesantemente ridimensionato produzioni e livelli occupazionali.
La Lombardia, che un tempo era una delle aree che ospitava una delle maggiori concentrazioni di industria del bianco, adesso sta perdendopezzo dopo pezzo. La Candy ha chiusolo stabilimento di Santa Maria (Lecco) ed ha accorpato tutta la produzione a Brugherio annunciando 266 esuberi e ricorrendo ad un
piano di contratti di solidarietà e ancora in questi mesi si palesano grandi difficoltà. Le produzioni Candy di Santa Maria sono state trasferite in Cina. In provincia di Varese la Whirlpool ha annunciato nel 2011 495 esuberi, poi ridotti a 295 grazie all’esodo incentivato di 200 persone: intende chiudere una linea di produzione presso lo stabilimento di Cassinetta. La Indesit ha chiuso lo stabilimento in provincia di Bergamo dove lavoravano 388 addetti ed è in corso un difficile processo di reindustrializzazione del sito.
A Casale Monferrato, un tempo il “polo del freddo”, sono rimaste una decina di aziende con un migliaio di addetti in totale. Per questo Casale guarda a Smirne, città turca, con 450 aziende del freddo, delle quali 80 di grandi dimensioni. Ovviamente il vantaggio della Turchia rispetto al Piemonte è il basso costo del lavoro; così mentre in Italia possono rimanere solo alcune parti (o prodotti) di produzione, nei paesi emergenti si spostano grandi quantità di produzione. E così a Casale rimangono solo quote minori, come per la
Embraco (che produce compressori per refrigerazione) la cui parte produttiva prevalente è in Brasile, Cina e Slovacchia.
Sul versane Nord Est del Paese, la Electrolux ha realizzato in questi anni pesanti piani di ristrutturazione (sempre dietro minaccia di delocalizzazioni ancor più dure di quelle effettivamente realizzate) con la riduzione dei volumi produttivi (Susegana da oltre 1 milione di pezzi a 725.000, Porcia da 2 milioni di pezzi a 1,3 milioni) e con immediate conseguenze occupazionali: 250 eccedenze a Susegana, 198 a Porcia e 171 a Forlì. Poiché la gestione delle eccedenze si è rivelata insufficiente con il “solo” utilizzo della Cassa Integrazione (per tentare operazioni di esodi incentivati o di avviamento verso nuovi lavori, che ovviamente
non ci sono), in marzo è stato definito anche un accordo per il ricorso a 24 mesi di contratti di solidarietà difensivi. L’utilizzo dei lavoratori è improntato alla massima flessibilità tutta a vantaggio dell’azienda: nell’agosto 2012 a fronte di una grossa commessa Ikea i lavoratori sono stati richiamati dalla Cig e dalle ferie per lavorare a pieno ritmo.
Anche nelle Marche la crisi si è fatta sentire. Il terzista Antonio Merloni privo di marchi forti è in amministrazione straordinaria (aveva 3.000 addetti). Ma anche per le altre aziende del territorio, Indesit, Ariston, Elica, Faber, Tecnowind, Thermowatt, Best, le cose non vanno certo bene con le vendite in pesante calo come ben documentato nello studio della Fondazione Merloni; una situazione di difficoltà che aveva già cominciato a manifestarsi nel 2004 e che poi è esplosa con la crisi nel 2009. Ormai anche i produttori di componenti si spostano all’estero inseguendo le delocalizzazioni dei produttori – assemblatori
(essendo i produttori sostanzialmente degli assemblatori, la pressione sui fornitori, ormai anch’essi
globalizzati, è fortissima). Ad esempio alcuni fornitori di Elica, che ha stabilimenti in Polonia, Cina, India, Messico hanno deciso di seguirla anche all’estero per non perdere le commesse. Anche la Indesit si rifornisce in tutto il mondo, le imprese del distretto forniscono solo le componenti a maggior valore
tecnologico, ma motori elettrici e frontalini della lavatrici arrivano dalla Cina. Per questo la Vic (Viterie) hanno seguito in Europa dell’Est Indesit, Electrolux e Whirlpool; la Comelit di Castelfidardo ha aperto uno
stabilimento a Bejing in Cina ecc.
In questa situazione di pesante ridimensionamento dell’elettrodomestico è arrivato il recente annuncio della Indesit dell’ennesimo Piano di riorganizzazione che, dopo le chiusure degli anni precedenti (Treviso,Bergamo, Torino), annuncia un Piano da 1.425 esuberi; a questi se ne devono aggiungere altri 330 in quanto risultano tutt’ora a carico della Indesit 110 lavoratori a Bergamo, 200 a Torino e 20 a Treviso.
Nel giro di tre anni, quindi, la Indesit si propone di ridimensionare in maniera pesantissima la propria presenza in Italia: si tenga presente, infatti, che dei 1.425 esuberi dichiarati, ben 1.250 sono operai. Questa cifra corrisponde al 50% dei lavoratori destinati alla produzione industriale che verrebbe così ulteriormente ridotta e trasferita all’estero. E’chiaro che così facendo la Indesit prepara il disimpegno definitivo dal nostro Paese. A Fabriano verrebbe chiusa la produzione dei piani cottura (in parte delocalizzati nell’Est
Europa) con la chiusura del sito di Melano; Caserta perderebbe le lavatrici con la chiusura di Teverola; Ascoli perderebbe una parte di lavatrici. Due anni fa, quando ci furono le chiusure dei tre stabilimenti del Nord, Indesit delocalizzò le produzioni in Polonia dove un operaio viene pagato l’equivalente di 250
euro al mese.
Per questo serve immediatamente da parte del Governo   una politica industriale per l’intero settore, che renda competitive le produzioni sfornate nella penisola e permetta alle aziende di non essere fuori mercato.

venerdì 12 aprile 2013

RICHIESTA DI INCONTRO COORDINAMENTO NAZIONALE- INDESIT COMPANY

LE SEGRETERIE NAZIONALI DI FIM-CISL, FIOM-CGIL E UILM-UIL, NELLE PERSONE  DI ANNA TROVO', ALESSANDRO PAGANO E GIANLUCA FICCO,  HANNO RICHIESTO NEI GIORNI SCORSI  ALLA INDESIT COMPANY, UN INCONTRO CON IL COORDINAMENTO NAZIONALE DI GRUPPO AL FINE DI VERIFICARE I RISULTATI CONSEGUITI ATTRAVERSO IL PIANO ITALIA E VALUTARE LE PROSPETTIVE DEL GRUPPO STESSO NEL NOSTRO PAESE.