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lunedì 1 ottobre 2018

LA SPOON RIVER DELL'ELETTRODOMESTICO ITALIANO



La cessione di Candy ai cinesi dell’Haier, il maggior gruppo al mondo per la produzione di elettrodomestici, non è che l’ultimo passo di quella che può ormai considerarsi l’ex industria italiana del “bianco”. Sul comparto made in Italy, che ha visto in passato tra i protagonisti personaggi del calibro di Giovanni Borghi, il “cumenda” patron dell’Ignis, acquisita prima da Philips e ora sotto l’ala di Whirlpool, Lino Zanussi dell’omonima azienda, passata negli anni ’80 agli svedesi di Electrolux, Vittorio Merloni anche presidente di Confindustria, con la sua Merloni Elettrodomestici e poi Indesit Company, ceduta a Whirlpool e Peppino Fumagalli fondatore della Candy, non sventola più il tricolore e parla straniero. Un comparto in grado di caratterizzare il boom economico italiano degli anni post bellici, che storicamente ha garantito un significativo contributo al saldo commerciale del paese e che comunque rappresenta il secondo in Italia in quanto lavoratori occupati. Già nel 2017 la produzione in Italia di elettrodomestici, secondo il Ceced Italia (oggi Applia),l'associazione che raggruppa i produttori di apparecchi domestici e professionali, era calata del 9,5%,scendendo sotto la soglia psicologica dei 10 milioni di unità prodotte. Per quanto inattesa, la cessione del gruppo di Brugherio, si poteva ipotizzare, Candy appariva troppo piccola, com’era accaduto nel 2014 a Indesit, in un settore caratterizzato da player globali e dalle grandi risorse finanziarie. D’altro canto Haier trova la sua testa di ponte per espandersi nel vecchio Continente.
“Pesce grosso mangia pesce piccolo”, questa la dinamica che da sempre anima il comparto del “bianco”. Un processo di concentrazione a livello prettamente orizzontale,ossia tra imprese concorrenti. La sopravvivenza dei produttori minori, può durare finché dura la loro redditività e questa in un mondo di competitori globali, è difficile da mantenere nel tempo, dove i margini di profitto, sono esigui per natura in un settore a basso valore aggiunto. Quello che è capitato a Candy, ma che nel 2014 era successo all’Indesit Company, acquisita dall’americana Whirlpool, è un fenomeno dunque insito nello stesso DNA del settore.  Paradossalmente l'Indesit, era rimasta invischiata in quella politica di “merger & acquisition”, che proprio l’holding fabrianese del bianco, allora Merloni Elettrodomestici, contribuì ad accelerare fortemente nel 1987 con l'acquisizione dell’Indesit, per cinquanta miliardi delle vecchie lire, che era in amministrazione straordinaria in base alla legge Prodi. La Merloni all’epoca era il principale concorrente in Italia dell’Indesit stessa.

Inizialmente il mercato degli elettrodomestici bianchi in Europa si caratterizzò più come un’aggregazione di diversi mercati nazionali che come un vasto mercato omogeneo come negli Stati Uniti. La rapida crescita della domanda di elettrodomestici bianchi a livello europeo per circa venti anni dopo la Seconda guerra Mondiale finì all’inizio degli anni Settanta. Già nel 1972 il livello della saturazione dei mercati aveva raggiunto l’80% per i frigoriferi e il 70% per le lavatrici, mentre le lavastoviglie presentavano ancora buone prospettive di crescita. Di conseguenza, il peso della domanda di sostituzione rispetto alla domanda di primo acquisto aumentò in tutti i principali segmenti, al punto che alla fine degli anni ’80 in media il 90% dei frigoriferi e l’80% delle lavatrici erano acquistati per sostituire prodotti ormai datati.

L’ingresso nella fase di maturità e l’eccesso di capacità produttiva installata rispetto alla domanda portarono a un incremento della competizione sul fronte dei prezzi e guidarono l’avvio di un processo di concentrazione che caratterizzò in modo crescente la struttura del settore. I maggiori produttori nazionali progressivamente erosero quota di mercato alle imprese di minori dimensioni dando via a un processo di fusioni e acquisizioni che ben presto travalicò i confini nazionali. Il consolidamento internazionale del settore ebbe inizio nel corso degli anni ’70 e si affermò alla fine degli anni ’80. Alcune delle principali operazioni in questo periodo riguardarono l’italiana Zanussi, che divenne dapprima il primo produttore europeo come capacità produttiva installata attraverso acquisizioni sul mercato nazionale e l’alleanza con AEG-Telefunken, e che venne poi a sua volte acquisita nel 1984 dal gruppo svedese Electrolux; l’olandese Philips che acquisì l’italiana Ignis; le tedesche Bosch e Siemens, che si fusero nel 1972 dando vita a un gruppo capace di coprire l’intera gamma del bianco. Il trend verso la concentrazione nella struttura del settore, come detto, fa parte del suo stesso dna, mentre nel 1970, 400 imprese produttrici (di cui 200 italiane), si spartivano il 70% del mercato europeo, nel decennio successivo erano 150 e appena 15 negli anni ’90, nel 2000 solo 9 imprese controllavano l’84% di un mercato che aveva raggiunto un volume di produzione di 60 milioni di unità annue, pari al 25% della produzione mondiale. Nonostante centinaia d’imprese fossero scomparse nel processo di razionalizzazione, continuavano a sopravvivere decine di marchi differenti attraverso i quali le stesse imprese erano solite operare quando erano ancora in vita.

Nel 2000 il maggiore produttore a livello europeo era Bosch-Siemens, con una quota di mercato del 17,6%, seguito da Electrolux con il 15,5%, Merloni (oggi Indesit Company), con il 10% e Whirlpool con il 9,4%. Nella fascia più alta del mercato si ponevano imprese che offrivano una linea completa di elettrodomestici come la tedesca Bosch-Siemens e la svedese Miele, oltre ad alcuni produttori specializzati in alcune linee specifiche, come la tedesca Guggenau o l’italiana SMEG. Nella fascia intermedia del mercato competevano invece produttori come la svedese Electrolux-Zanussi, la divisione europea della Whirlpool, le italiane Merloni e Candy o la francese Thompson-Brandt. La fascia più bassa del mercato era invece servita da numerose imprese che offrivano prodotti a basso costo a un mercato di massa. Recentemente in questa fascia erano entrate anche imprese produttrici dell’Europa Orientale. Lo scenario attuale continentale, vede primeggiare la Bosch Siemens, con la Whirlpool, che pur non essendo stata in grado di far fruttare, in termini di quote di mercato l’acquisizione di Indesit, al secondo posto e poi Electrolux. Nuovi attori del mercato Emea dei beni bianchi, hanno gli occhi a mandorla e vengono dalla Corea e sono Lg e Samsung, mentre in forte ascesa sono i turchi della Beko del gruppo Koc - Arcelik, che sta scalando gli impervi sentieri dello stagnante mercato europeo. La chiavi del successo che permettono loro di erodere quote di mercato agli altri player, vanno ricercate nell’ottimo rapporto qualità – prezzo, senza dimenticare la debolezza della lira turca, la cui perdita di valore rispetto all’euro, favorisce l’export e infine il costo del lavoro più basso rispetto alle fabbriche dell’ovest Europa, ma questa ormai, per noi è storia purtroppo vecchia e annosa.(s.b.)





mercoledì 4 novembre 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - L'ANTITRUST STOPPA LO SHOPPING IN USA DI ELECTROLUX. NEL MIRINO L'ACQUISTO DEGLI ELETTRODOMESTICI DI GE APPLIANCES

Il Dipartimento di giustizia americano si mette ancora di traverso nell’operazione di acquisizione della divisione elettrodomestici di General Electric.
Ha infatti risposto ”picche” alla proposta di accordo avanzata dalla multinazionale svedese dopo che l’intesa tra i due colossi era stata stoppata dall’antitrust Usa che individuava, nell’acquisizione di Ge Appliances da parte degli svedesi, la nascita di una posizione dominante nel mercato americano, con soli due player principali: Electrolux, per l’appunto, e Whirlpool.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, il legale del DoJ Ethan Glass ha spiegato che le proposye di Electrolux sono state considerate insufficienti.
La notizia del “no” alla proposta di accordo di Electrolux da parte del Dipartimento di giustizia statunitense è arrivata ieri e non è stata bene accolta dal mercato, con il titolo della multinazionale svedese in flessione del 6 per cento, salvo poi recuperare in corso di giornata chiudendo a -2,34.
L’accordo tra Electrolux e la multinazionale americana risale alla fine dello scorso anno ed era finalizzato all’acquisizione della divisione elettrodomestici di General Electric per 3,3 miliardi di dollari in contanti. Un’operazione che rappresenta «la maggior acquisizione di sempre per la multinazionale svedese», che con questo accordo punta a crescere soprattutto nel mercato del Nord America. L'unità negli elettrodomestici di General Electric, GE Appliances, è uno dei principali produttori di elettrodomestici per la cucina e di lavatrici negli Stati Uniti, dove genera il 90 per cento del fatturato. Con l'acquisizione Electrolux «ritiene di rafforzare la propria posizione come player globale negli elettrodomestici» aveva spiegato il ceo di Electrolux, McLoughlin.
L’operazione è stata finanziata per tre quarti da prestiti bancari e per un quarto da un'emissione di diritti al completamento dell'acquisizione.
L'unità di General Electric, con quartier generale a Louisville, nel Kentucky, ha nove impianti produttivi e 12 mila dipendenti. Electrolux si attende sinergie di costo per 300 milioni di dollari l'anno, dopo una spesa straordinaria di 300 milioni di dollari per implementare l'acquisizione e spese in conto capitale per 50-70 milioni di dollari.
Sulla base dei dati del 2013, dalle vendite per 16,8 miliardi di dollari generate nel 2013 da Electrolux, con i 5,7 miliardi di GE Appliances (inclusa una partecipazione del 48,4 per cento nella messicana Mabe), il gruppo arriva a realizzare vendite aggregate per 22,5 miliardi di dollari, senza considerare le sinergie potenziali. Il margine operativo lordo di Electrolux è di 1,1 miliardi, quello di GE Appliances di 0,4, portando il gruppo combinato a un mol di 1,5 miliardi. Electrolux ha 61 mila dipendenti nel mondo, di cui 50 mila nella produzione, con una ventina di impianti in Europa.
In Italia Electrolux è presente con 4 stabilimenti nel settore dell’elettrodomestico (Porcia, Susegana, Solaro e Forlì), con 5.000 dipendenti, e l’headquarter mondiale del Professional (a Pordenone) con un migliaio di addetti.

(FONTE: MESSAGGEROVENETO)

lunedì 27 aprile 2015

INDESIT/WHIRLPOOL, SI AL CONFRONTO, MA SENZA PREGIUDIZIALI- IL 29 APRILE NUOVO ROUND AL MISE

Una partita a scacchi, della quale l'incontro di oggi è stata l'apertura. Ora si tratterà di vedere se il confronto sarà veloce o lungo, ma comunque con un limite temporale di non oltre sei mesi, secondo quanto affermato dall'ad di Whirlpool Emea, Davide Castiglioni, perchè oltre questo periodo il piano industriale potrebbe non esserci più. Quindi fare presto, possibilmente nel minor tempo possibile, questo l'imperativo categorico della multinazionale americana. Ecco quindi il prossimo vertice sempre presso il  Ministero dello sviluppo economico, convocato fra quarantotto ore, per il 29 aprile. E poi il 5 e l’8 maggio prossimi. È il calendario serrato dei nuovi incontri in sede di Mise per cercare, assieme alla Whirlpool, di rivedere il piano industriale che prevede la confermata chiusura di due stabilimenti - di cui quello di Carinaro, in provincia di Caserta - e di un centro ricerche per un totale di 1.350 esuberi. 
Nel corso dell'incontro di oggi al Mise la titolare dello Sviluppo economico, Federica Guidi, impegnata nelle scorse settimane in un azione di moral suasion su Whirlpool, ha chiesto all'amministratore delegato di Whirlpool Italia, Davide Castiglioni, di non considerare immediatamente esecutivo il piano. "Il piano per noi è solo un punto di partenza del confronto a tutto campo, senza pregiudiziali, su tutti i punti, nessuno escluso - ha detto Guidi -, lo considero quindi rivedibile e per questo chiedo all'azienda di non considerarlo esecutivo".
«La priorità del governo è dare lavoro sicuro e duraturo a tutto il gruppo Whirlpool, a partire dai 1.350 lavoratori oggi a rischio e non arrivare ad accordi cerotto dove si fa finta di dare lavoro, con il Ministero, parte attiva del confronto». 
L'ad della divisione italiana della multinazionale, Davide Castiglioni, di fronte al pressing della Guidi ha rinunciato all'arrocco, tuttavia mettendo le cose in chiaro: «Per noi – ha detto - questo resta il miglior piano industriale possibile per dare continuità in modo sostenibile, di lungo periodo e orientata alla crescita e non sarà implementato finchè non sarà condiviso, oggi abbiamo dichiarato l'apertura al confronto su tutti i punti del piano, anche su Carinaro». Un piano «serio che deve concretizzarsi in tempi non infiniti», meglio se entro sei mesi. Tra l'altro per giugno il gruppo dovrebbe concentrarsi sulla riorganizzazione degli amministrativi, altro capitolo che crea molta tensione tra i colletti bianchi di Indesit, come rimarcato dalla forte adesione allo sciopero di oggi. 
Ma se l'obiettivo dell'integrazione Whirlpool/Indesit  è quello di raggiungere una situazione win-win, ossia vantaggiosa per tutti ed in grado di portare benefici di lungo termine, secondo alcuni analisti, deve fare i conti con l'imprevedibilità della situazione determinata dalla contromossa di Electrolux che con l'acquisizione di General Electric, ha scavalcato Whirlpool, spiegando così l'annuncio a sorpresa dei 135o esuberi, cosa che in passato aveva scartato. Ma questo era prima dell'acquisizione degli svedesi, e Indesit e Whirlpool erano ritenute come complementari, ma ora forse si devono rifare i conti e la quadratura del cerchio. Ma anche lo scenario del settore deve far riflettere, infatti nel 2014. la produzione di elettrodomestici realizzata in Italia, è calata del 2%, scendendo sotto i 12 milioni di pezzi (11,6 milioni per la precisione), dove è precipitata dai 30 milioni di pezzi del 2002, anno boom dell'ultimo trentennio circa. E a fare da contraltare il boom dei piani cottura, che nel primo trimestre dell'anno corrente ha fatto registrare un incremento del 16,6% dell'export.
«Acquisiamo da governo e azienda che il piano presentato è un punto di partenza, ma l’azienda deve rivedere la sua posizione sugli annunci di chiusure e licenziamenti» ha commentato il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che nei giorni scorsi era stato a Carinaro. «Quando si è presentata Whirlpool ha detto che il piano dovrebbe garantire la sostenibilità sociale, la nostra disponibilità dipende dalle loro rigidità. In alcune aree d’Italia come quella di Caserta - ha aggiunto - garantire l’occupazione significa garantire l’arrivo di attività e missioni industriali e non assistenzialismo. L’operazione Indesit dal governo fu targata come fantastica oggi nel piano Whirpool non c’è nulla di fantastico. 
(Nelle foto in allegato due momenti dello sciopero delle sedi impiegatizie di Fabriano).


lunedì 16 febbraio 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - ANCHE PER ELECTROLUX VERIFICA DELL'ACCORDO DEL 2014

Esattamente ventiquattro ore prima dell'incontro ministeriale della Indesit/Whirlpool, sarà la volta della Electrolux, anch'essa al centro di una  lunga e contrastata vertenza. Infatti il 18 febbraio è convocato l'incontro del Gruppo Electrolux al Ministero dello Sviluppo economico, di tutte le parti firmatarie (azienda, sindacati, istituzioni) dell'intesa di maggio 2014. È il primo incontro formale di verifica dalla firma dell'accordo, verifica inizialmente prevista a ottobre 2014. Accordo stipulato dopo uno scontro durissimo durato dall'ottobre 2013 al maggio 2014.
Accordo definito di alto profilo, per le soluzioni adottate in termini di impegni assunti da governo e istituzioni regionali (decontribuzione, finanziamenti per investimenti ecc), impegni dell'Impresa sino al 2017 (nessun taglio salari, chiusure, investimenti e riduzione solo soft dell'occupazione) e del sindacato (aumento dei ritmi di lavoro e riduzione permessi sindacali per i rappresentanti interni)
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sabato 31 gennaio 2015

DAL MONDO DEL BIANCO - ELECTROLUX, NEL 2014 UTILE SU DELL'8%

Il mondo del "bianco", è ormai diventato un terreno di lotta fra giganti globali, Samsung, Lg, Haier, Whirlpool (con Indesit) e Electrolux (in attesa di GE). In questi giorni la multinazionale scandinava ha pubblicato i consuntivi dell'anno 2014. Rispetto al 2013, fatturato in aumento e utile operativo a +8%. L’ultimo quadrimestre 2014 ha addirittura fatto registrare un incremento dell’utile operativo del 20%. Fatturato +2,7% (12 miliardi di euro, Emea 150 milioni di euro) contro un aumento dell’ultimo quadrimestre a +8,7% (le vendite nette sono state di 3,38 miliardi di euro, con particolare positività della regione Emea, che ha registrato un risultato di 66,7 milioni di euro).
Il Brand svedese comunica che la domanda di mercato degli elettrodomestici è aumentata in Europa in media del 2% (+3% in Europa occidentale, +1% in Europa Orientale).
Crescita forte  nei paesi Iberici e del Benelux, in crescita in Germania, Regno Unito e Italia, debole in Francia e i Paesi Nordici. La svalutazione del rublo ha invece influenzato negativamente il mercato in Russia.
Dati positivi anche per America Latina e la regione Asia Pacifico, mentre per il Nord America ha registrato un Ebit di 183 milioni di euro.
Nell’ultimo trimestre 2014 sono aumentate le vendite dei prodotti con marchi premium, dei prodotti da incasso per cucina e dei prodotti per il lavaggio.
Questo il commento di Keith McLoughlin, presidente e CEO del Brand: «Il 2014 è stato senza dubbio un anno positivo per Electrolux. Questi dati sono il risultato di una ripresa operativa in diverse regioni: Europa, America Latina e Asia / Pacifico. Le iniziative per ripristinare la redditività delle nostre attività in Europa continuano a mostrare buoni risultati. La riduzione dei costi in combinazione con una maggiore efficienza nella produzione e una gestione oculata del portafoglio dei prodotti hanno portato a un significativo incremento del risultato operativo. Un miglioramento del mix di prodotto ha compensato minori volumi di vendita e una pressione strutturale sui prezzi. Ci aspettiamo che il mercato europeo cresca del 1-2% nel 2015, anche se la situazione di mercato in Russia è molto incerta. Il programma di ottimizzazione produttiva avviato nel 2004 è giunto alla sua fase finale. Il suo obiettivo è aumentare la competitività del Gruppo attraverso lo spostamento di produzione da regioni ad alto costo in regioni a basso costo. Oggi, quasi il 70% della nostra produzione è in Paesi a basso costo rispetto al 25% di dieci anni fa. Ci aspettiamo di chiudere l’acquisizione di GE Appliances durante l’anno, attività che contribuirà fortemente alla nostra crescita ulteriore».

lunedì 8 settembre 2014

DAL MONDO DEL "BIANCO"- ELECTROLUX COMPRA GLI ELETTRODOMESTICI DELLA GENERAL ELECTRIC, INIZIATA LA GUERRA GLOBALE DELL'ELETTRODOMESTICO

Electrolux diventa la regina degli elettrodomestici sul mercato globale con la sua più grande acquisizione di sempre: l'acquisto, per 3,3 miliardi di dollari (2,54 miliardi di euro) della divisione General Electric Appliances di proprietà della multinazionale americana. Ge Elettrodomestici nel 2013 ha realizzato ricavi per 5,7 miliardi di dollari e un Ebitda di 390 milioni e occupa circa 12 mila dipendenti. La società svedese ha deciso di acquistarla pagando in contanti 2,54 miliardi di euro accenttando la valutazione superiore di 8 volte all’Ebitda. In questo modo, gli svedesi si assicurano un ruolo di player globale sul mercato degli elettrodomestici e si rafforzanoi in maniera significativa sul mercato americano. L'operazione è una risposta al rafforzamento del concorrente statunitense Whirlpool che un mese fa, circa, ha rilevato il controllo di Indesit per aumentare la propria presenza in Europa.   Il risiko del bianco vede ormai le due grandi multinazionali marcarsi strette, tanto da portare il confronto direttamente in casa del competitor.
Con l’acquisizione dell’unità degli elettrodomestici di General Electric da parte della multinazionale svedese Electrolux «è iniziata la guerra globale dell’elettrodomestico. Questo in un contesto mondiale di innalzamento dimensionale del «conflitto sull’elettrodomestico» dettato del gigante Samsung.
Per General Electric la cessione del business elettrodomestici rientrava da tempo nella propria strategia di volersi focalizzare sulle attività industriali a maggior redditività nei settori petrolifero, energetico, aeronautico e biomedicale, come ha spiegato il presidente e amministratore delegato Jeff Immelt.    
 
Questa operazione dà nuovo smalto alla compagnia svedese che quest'anno, in Italia, aveva dovuto affrontare una difficile vertenza sindacale aperta negli stabilimenti friulani, Porcia in primis, dopo l'annunciata volontà della multinazionale degli elettrodomestici bianchi di chiudere alcuni siti produttivi italiani, che, invece, verrannno rilanciati secondo gli accordi raggiunti con il sindacato a febbraio scorso. “Per noi è un momento storico”, ha dichiarato il presidente e ceo Keith McLoughlin, “è la nostra più grande acquisizione di sempre e ci consente di proiettare il nostro gruppo a un nuovo livello in termini di copertura del mercato”. Electrolux stima che l'operazione darà vita a sinergie di costo pari a 300 milioni di dollari l'anno. A livello pro-forma i numeri del nuovo gruppo mostrano ricavi 2013 per 22,5 miliardi di dollari e un enitda di 1,5 miliardi.
Electrolux realizza il 30% dei ricavi sia in Europa che in Nord America: nel Vecchio continente però il margine operativo è appena un terzo di quello americano.Nel complesso e sulla base dei dati del 2013, Electrolux più Ge fanno 22,5 miliardi di dollari di fatturato e 1,5 miliardi di Mol. Whirlpool si ferma a 18,8 miliardi di dollari.Il sorpasso è quindi consumato proprio degli americani, ma agli svedesi manca il primato più importante quella della profittabilità: quello degli americani è il doppio.
 

lunedì 18 agosto 2014

A SETTEMBRE NUOVA RIUNIONE DEL TAVOLO DEL SETTORE DELL'ELETTRODOMESTICO

A settembre, tornerà a riunirsi probabilmente di nuovo il tavolo del settore degli elettrodomestici, che si terra' con l'associazione delle imprese e sindacati. Occorrerà monitorare come procedono i piani di ristrutturazione di Electrolux e Indesit ed eventualmente esportare i modelli altrove. Dalla prima - riferiscono al ministero - arrivano segnali positivi:  a Solaro e Forli' si lavora a tempo pieno, senza piu' contratti di solidarieta', a Susegana addirittura cause commesse extra, si stanno effettuando sabati di lavoro straordinario. Per quanto riguarda Indesit Company, il ministero intende seguire il recente processo di accorpamento con Whirlpool. Resta pero' la massima attenzione sulla crisi della Antonio Merloni, una volta maggiore produttore conto terzi del settore, oggi con 1.300 lavoratori, tra Marche ed Umbria che andranno in mobilita' a fine ottobre.
A questo tavolo, non si parlerà solo di crisi, ma anche  della visione presente e futura del settore, mettendo a tema questioni chiave per le aziende, come gli investimenti nella ricerca per sostenere l’evoluzione tecnologica e l’internazionalizzazione, argomenti già contenuti nel progetto Orizzonte presentato al ministero.
Un tavolo, questo, inaugurato lo scorso 4 febbraio tra Governo, Ceced e Confindustria, per studiare il rilancio del comparto e che, a fianco dei tanti tavoli già aperti al ministero sulle singoli crisi industriali, proverà insieme alla parti sociali a mettere a punto una terapia d'urto urgente per salvaguardare questo pezzo importante di manifattura i cui volumi produttivi sono crollati del 40% a fine 2013 rispetto al 2007 e sono più che dimezzati (-55%) rispetto al picco di 30 milioni di pezzi prodotti nel 2002
Il menu di proposte contenute nel programma Orizzonte, presentato nella scorsa meta di aprile, traccia innanzitutto misure da adottare nel breve periodo, a cominciare dal pieno impiego di fondi e misure che già ci sono e che sono frenati dai vincoli e burocrazia: dai fondi europei allo sblocco dei certificati bianchi da destinare alle associazioni dei produttori per investimenti a supporto della trasformazione del mercato. Tra gli altri strumenti urgenti «traversali a tutti i settori industriali» ci sono la riduzione del carico fiscale, la rimodulazione del costo dell'energia per imprese e consumatori e il sostegno all'innovazione. Altrettanto cruciali e più a lungo respiro sono poi gli incentivi di lunga durata alle industrie e ai consumatori «per l'ulteriore trasformazione – si legge nel programma – della produzione e del mercato verso l'alto di gamma legato al risparmio energetico e ai valori ecologici». Ma anche misure fiscali per favorire partnership tra imprese e centri di ricerca pubblici e privati e il finanziamento di programmi di filiera, reti di impresa, programmi di crescita delle Pmi e aiuti all'internazionalizzazione.

E’ necessario porre fine alla recessione del settore elettrodomestici, che per l’Italia continua comunque a rappresentare un settore importante, siamo il primo produttore europeo e il terzo nel mondo, con i 12 milioni di elettrodomestici prodotti ogni anno e 1 milione di lavoratori, numeri che rendono necessaria la ricerca della soluzione migliore per ridare energia al mercato.
Ora siamo all’ultimo baluardo: l’elettrodomestico è un settore strategico per l’Italia? Se la risposta è sì, allora servono regole nuove, politiche vere, condizioni competitive da ridefinire, e magari non solo per questo settore. Se la risposta è sì, ricordando un antico slogan di uno dei produttori del "bianco" italiano, allora occorrono “Fatti, non parole...”.

mercoledì 13 agosto 2014

DAL MONDO DEL BIANCO -- IKEA TRASCINA ELECTROLUX

Una nuova importante commessa per Electrolux, e lavoro straordinario, così come capitò nel 2013 per gli operai. I dipendenti della fabbrica  di Susegana, che pochi mesi fa avevano rischiato di rimanere a casa a causa di un possibile trasferimento della produzione di 158 mila frigoriferi in Ungheria, previsto dal piano di ristrutturazione, poi ritirato, ora si preparano per le ore di lavoro straordinario. A Susegana, infatti, per la quarta volta in poco più di un mese la multinazionale ha comunicato l’espansione dei volumi produttivi per effetto del positivo andamento dei mercati europei (Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi) e delle commesse IKEA. Unico mercato in fase stagnante rimane, appunto, purtroppo l’Italia.
L’azienda si è aggiudicata di recente un ordine di 10mila pezzi, insieme all’ultimo di ben 5mila frigoriferi. Lo hanno comunicato le organizzazioni sindacali sostenendo che queste nuove commesse potrebbero portare a superare addirittura le previsioni di 750mila frigoriferi prodotti nel 2014.
La nuova produzione ha indotto le Rsu a concordare con l’azienda di Susegana, oltre a cinque sabati di lavoro straordinario già definiti ed attualmente in corso, anche una nuova giornata, in programma per il prossimo 30 agosto. Anche questo ulteriore sabato verrà compensato, come da accordo, con 2 euro aggiuntivi per ogni ora lavorata extra che si somma alla maggiorazione contrattuale del 50% già prevista per i sabati lavorativi. Nella stessa riunione la Direzione ha comunicato che l’orario a due turni da 8 ore proseguirà anche a inizio settembre, eccezion fatta per una cinquantina di lavoratori, ancora collocati in contratto di solidarietà.

domenica 19 gennaio 2014

DAL MONDO DEL BIANCO - COSI' PORDENONE PROVA A CONVINCERE ELECTROLUX A RESTARE, A CHE PREZZO PERO?

Una riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (clup), stimata nel 20% per le imprese della meccanica e nel 10% circa per quelle del legno-arredo attraverso un “patto” da sottoscrivere con sindacati, imprese e istituzioni che interviene anche su salari, flessibilità, orari, introduce nuove forme di welfare aziendale, finalizza la formazione. Tutto questo, insieme, evidentemente, al mantenimento dei posti di lavoro e alla recuperata competitività delle aziende pordenonesi, è l’obiettivo che punta ad agguantare Unindustria Pordenone come è stato sottolineato nel corso della presentazione di ieri.
“Pordenone, una delle Manchester d'Italia, oggi laboratorio per una nuova competitività industriale” è il nome di un’iniziativa che, al momento, non ha uguali in Italia, ma che secondo i suoi promotori potrebbe essere implementata in qualsiasi dei territori in crisi. Partendo dai dati di fatto, ovvero una crisi senza precedenti, l’assenza di inversioni di trend economico nel breve, per rimarcare la necessità e l’urgenza di contrastare processi di delocalizzazione imponenti come quello che potrebbe decidere di avviare Electrolux (l’investigazione annunciata dagli svedesi il 25 ottobre punta infatti a valutare quanto conveniente sia continuare a produrre in Italia piuttosto che in Polonia, e la verifica si concluderà a fine aprile), di sostenere le aziende insediate nel territorio, e non per ultimo, di attrarre nuovi investimenti.
Un capitolo significativo del documento è quello che elenca i fattori di costo sui quali intervenire in maniera temporanea, relativamente al salario dei lavoratori, laddove ipotizza di eliminare elementi contributivi di secondo livello a carattere fisso (premi e bonus) prodotto di accordi siglati in passato, ritenuti costi non giustificabili, o accorpare i superminimi individuali o ridurre se non tagliare il salario integrativo per i nuovi assunti.
«La crisi di sistema ci obbliga ad un cambio di paradigma», ha spiegato Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria, che si declina anche in un’assunzione di responsabilità diretta «evitando le lamentazioni. Abbiamo scelto – ha proseguito – di sporcarci le mani di fronte al timore del venir meno di un’azienda storica come l’Electrolux, ex Zanussi, e della crisi Ideal Standard». La scelta di Unindustria travalica anche le critiche alla politica, sebbene citata quanto meno nella considerazione che, ancora una volta, «ci sarebbe necessità di politiche industriali e invece assistiamo a dibattiti sulla stabilità».
Uno scenario a cui si somma la variabile “tempo”, che in effetti è ridotto (tre i mesi per chiudere la questione Ideal Standard, altrettanti per l’investigazione Electrolux). Un orizzonte limitato, «ma è ciò che abbiamo per tentare di evitare la dissoluzione del tessuto produttivo di questo territorio».
Da qui la decisione di chiamare a raccolta chi poteva dare un contributo sostanziale nella ricerca di soluzioni, iniziando da Luigi Campello, fino a pochi mesi fa direttore generale di Electrolux; Maurizio Castro, che della multinazionale svedese è stato responsabile delle risorse umane; Paolo Candotti, oggi direttore di Unindustria ma già manager Electrolux oltre che di altre aziende; Innocenzo Cipolletta, presidente dell’università di Trento e responsabile del Fondo italiano di investimento; Tiziano Treu, ex ministro, professore di diritto del lavoro; Riccardo Illy, già presidente della Regione e imprenditore; Giuseppe Del Col, responsabile delle relazioni sindacali di Unindustria Pordenone.
Una proposta chiara, che ora verrà formulata al sindacato, non propriamente uno zuccherino, basata dunque su un mero scambio tra tutela occupazionale in cambio di moderazione salariale e flessibilità, che potrebbe essere dirompente. Sacrifici in cambio di posti di lavoro, nel tentativo di ridurre il costo orario del lavoro da 24 a 19 euro. Una riduzione, nel caso di Electrolux insufficiente a competere comunque con i costi degli stabilimenti polacchi,dove andrebbero le lavatrici oggi sfornate a Pordenone, ma d'altro canto sufficiente a rendere antieconomico il trasloco, per ammortizzare il quale ci vorrebbero qualcosa come dieci anni.

giovedì 28 novembre 2013

DAL MONDO DEL "BIANCO"- VERTENZA ELECTROLUX, OGGI GIORNATA EUROPEA DI MOBILITAZIONE

Electrolux non cambia idea: lo spostamento della produzione di frigoriferi da incasso dallo stabilimento di Susegana (Treviso) ad una sede in Ungheria sarebbe "una delle azioni che l'azienda considera già decise e supportate da motivazioni". E' quanto riferito da Anna Trovò, segretario nazionale di Fim-Cisl, al termine di un vertice fra organizzazioni sindacali e rappresentanti della multinazionale svedese svoltosi nei giorni scorsi a Mestre. Questo, ha aggiunto la dirigente sindacale, "nonostante l'investimento in Ungheria non sia ancora stato avviato e anche se di questo si parlerà a partire dal 2014". Trovò ha riferito di aver appreso dal gruppo dell'elettrodomestico dati di marginalità netta negativi sull'intero continente per i segmenti del lavaggio e della refrigerazione, compensati solo in parte dai buoni risultati del ramo cottura e da quelli appena al di sopra dello zero del comparto lavastoviglie. L'azienda avrebbe anche aggiunto di voler proseguire con le analisi sui costi e redditività sugli stabilimenti italiani. "Noi siamo sempre disponibili a confrontarci - ha aggiunto Trovò - ma in una condizione di bocce ferme. Possiamo cioè valutare le condizioni necessarie per mantenere competitive le fabbriche purchè nel frattempo l'azienda non intervenga unilateralmente su alcuno dei suoi asset". Un nuovo incontro fra le parti è stato fissato per il 18 dicembre. Per contrastare i licenziamenti e la possibile dismissione delle produzioni, oggi si svolgerà una giornata di mobilitazione a livello europeo, decisa dai delegati del CAE ( Comitato Aziendale Europeo), mentre un pacchetto di altre otto ore di sciopero sarà gestito, stabilimento per stabilimento, nel mese di dicembre.