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lunedì 24 novembre 2014

FIRMA PER DIFENDERE IL LAVORO DEI PATRONATI


In vista della discussione in aula del testo della Legge di Stabilità 2015 - l’arrivo alla Camera dei Deputati è previsto per il prossimo 24 novembre- prende corpo la mobilitazione dei patronati e delle organizzazioni dei lavoratori veneziane per modificarne la norma che prevede un drastico taglio (pari a oltre un terzo) delle risorse destinante all’attività di patronato.
I patronati CEPA (quelli collegati alle organizzazioni del lavoro, Inas Cisl, Inca Cgil, Ital Uil e Acli), rivendicano infatti il diritto per i cittadini di poter beneficiare gratuitamente della loro assistenza e tutela, una condizione che verrebbe di fatto cancellata dalla riduzione dei finanziamenti che- sottolineano- non è carico dello Stato ma di un fondo alimentato da una piccola quota (0,226) dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ed autonomi, che si vorrebbe portare allo 0,148% (-34,5%) Una posizione condivisa in pieno dalle organizzazioni sindacali che, a sostegno delle loro posizioni, fanno richiamo al dettato costituzionale.
L’attività dei patronati è cresciuta in modo esponenziali negli ultimi anni a seguito della progressiva riduzione degli sportelli al pubblico dell’Inps e dalla introduzione della telematica nella gestione di tutte le pratiche previdenziali ed assistenziali. “La sinergia tra patronati ed enti socio-assistenziali dovrebbe essere presa ad esempio come modello di efficienza, riduzione dei costi e qualità del servizio al pubblico da proporre a tutta la pubblica amministrazione”.
L’obiettivo è duplice: informare i cittadini sugli effetti nefasti che comporta la norma della Legge di Stabilità 2015 dove si prevede un taglio drastico delle risorse destinati al funzionamento gratuito ed universale dei patronati e raccogliere firme sulla petizione nazionale in cui si chiede al governo di ritirare questa scelta. Si tratta di una vera e propria campagna di sensibilizzazione, organizzata in modo unitario dai patronati aderenti al CEPA, che ha preso il via dopo che le voci sul taglio delle risorse del Fondo Patronati si sono tramutate nella peggiore delle ipotesi: il testo di legge inviato alle Camere prevede un secco – 35% già a partire da quest’anno che in euro si traduce in meno 150 milioni, dei 430 previsti annualmente. Vale la pena ricordare che l'attività dei patronati, fa risparmiare ogni anno alla pubblica amministrazione qualcosa come 657 milioni di euro. Pr ogni euro, erogato ai patronati la P.A. risparmia 0,53 €. Al fatto che in pochi anni i patronati hanno raddoppiato utenti e attività, concorrono più cause. La prima è che l’Inps ha ridotto notevolmente l’apertura dei propri sportelli al pubblico e ha informatizzato tutte le procedure, compresa la raccolta delle domande. Lo ha fatto per contenere i costi e aumentare la sua efficienza. Le persone si sono quindi rivolte ai patronati, più di prima. Abbiamo stimato che nel 2013 l’insieme dei patronati (sono almeno una ventina quelli con una presenza significativa) hanno avuto 14 milioni di contatti che corrispondono ad almeno 7-8 milioni di cittadini. Nel caso dell’Inas siamo passati dal milione e 100 mila del 2008 ai 2,2 milioni del 2013: un raddoppio dei contatti. Aggiungiamo che la crisi e gli interventi di riforma hanno dato luogo a due fenomeni contrapposti: meno domande di pensione (ma tanta richieste di informazioni in più) e aumento vertiginoso delle pratiche di assistenza sociale per i disoccupati.
Evidentemente però questa crescita da fastidio a quei  gruppi di interesse che puntano a fare pressione sull’opinione pubblica e sulla politica per ottenere un drastico taglio delle risorse destinate ai patronati. Certamente torneranno alla carica nei prossimi mesi, in prossimità delle manovre finanziarie del governo e dei provvedimenti della cd spending review.
Le argomentazioni di tali gruppo, sono infondate e gli obiettivi sono diversi da quelli dichiarati. Partiamo dalle argomentazioni. Dicono che i patronati sono i forzieri, il bancomat dei sindacati. Nulla di più lontano dalla realtà. Oggi i grandi patronati, come lo è l’Inas, fanno fronte al bisogno di assistenza delle persone grazie anche ad una rete di collaboratori messi a disposizione (compensi compresi) dai sindacati di riferimento. L’attività è stata raddoppiata grazie a loro, alla informatizzazione, ad una migliore organizzazione del lavoro e ad un forte aumento della produttività. Il finanziamento pubblico è già stato ridotto. L’obiettivo vero è quello di cancellare la gratuità di questi servizi, obbligare le persone a pagarsi l’assistenza e la tutela. Una ipotesi inaccettabile, proprio mentre il loro lavoro è visto in maniera positiva dai cittadini. Proprio per questo si vuole eliminarne la gratuità. Due anni fa un istituto di ricerca ha sondato l’opinione degli italiani sui patronati, Inas compreso. Il risultato ha sorpreso noi e pure i ricercatori: l’89% degli intervistati ha espresso un giudizio positivo se non lusinghiero sul modo con cui operiamo e non solo sulla gratuità ma anche, ad esempio, per il fatto che spesso, oltre che a fornire assistenza, i nostri operatori sono gli unici che ascoltano i loro problemi.
 

sabato 25 ottobre 2014

DAL GOVERNO RENZI TAGLI SCRITERIATI AI PATRONATI

Che il premier Renzi abbia mostrato in più di una circostanza l'avversione al mondo sindacale anche con parole discutibili è ormai cosa acclarata, ma le norme contenute nella Legge di stabilità che appaiono una vera e propria accettata ai patronati sindacali ne sono la riprova concreta. Una scelta scriteriata senza senso, con l'unico scopo chiaro di fare cassa per aumentare le entrate a danno dei lavoratori, ed in questo caso soprattutto quelli svantaggiati e più deboli.
Ma cosa prevede nello specifico la legge di stabilità?
La legge di stabilità prevede un taglio al fondo patronati così articolato:
1. abbattimento dell’aliquota dallo 0,226% allo 0,148% a partire dal gettito contributivo dell’anno 2014;
2. decurtazione del fondo per l’esercizio finanziario dello Stato dell’anno 2015 di 150 milioni;
3. diminuzione dell’acconto dall’ 80% al 45% dall’esercizio finanziario dello Stato dell’anno 2016.
Dal 2016, con il venir meno dei 150 milioni di euro il valore del fondo subirà una riduzione pari al -34,51%.
Quali sono le conseguenze che ne deriveranno?
L’insieme delle norme proposte comporta la sostanziale eliminazione del sistema patronato, che non potrà più garantire né la gratuità nell’accesso alle prestazioni che rendono esigibili i diritti sociali né il supporto agli enti previdenziali che oggi consente il funzionamento degli stessi, non in grado di gestire le istanze dei cittadini.
Ogni 30 milioni di taglio al fondo, 1.000 operatori di patronato rischiano il licenziamento. Considerato che il taglio previsto per il 2015 ammonta a più di 298 milioni di euro, nel 2015 sono a rischio 9.000 posti di lavoro.
Il sistema è a rischio chiusura anche perché le norme che restringono l’anticipazione delle risorse per l’attività svolta strangoleranno finanziariamente gli istituti di patronato, portando di fatto ad un’impossibilità operativa a partire dal prossimo anno.
Con un taglio di questo tipo i patronati verrebbero privati di liquidità sufficiente, bloccata dal ritardo di minimo 3 anni nei saldi del finanziamento.
Perché diciamo no al taglio?
I cittadini pagano le tasse per un servizio che dovrebbe essere erogato dall’Inps.
A causa dei tagli, l’ente previdenziale ha progressivamente chiuso gli sportelli al pubblico e ha demandato tutte le procedure al sistema informatico.
La tensione sociale che sarebbe scaturita dalla mancanza di interlocuzione diretta tra cittadini ed Inps è stata contenuta grazie all’intervento dei patronati, che hanno svolto un importante ruolo suppletivo rispetto all’ente.
Il fondo per il 2013 ammonta a 430 milioni, mentre il sistema dei patronati garantisce complessivamente al bilancio dello Stato un risparmio annuo di oltre 657 milioni di euro, cioè di 564 milioni di euro per l’Inps, 63 milioni di euro per l’Inail e 30,7 milioni di euro per il Ministero degli Interni.
Cosa fanno i patronati?
I patronati sono soggetti privati di pubblica utilità che, per legge, devono fornire assistenza gratuita ai cittadini per 92 famiglie di servizi, sotto il controllo del Ministero del Lavoro.
Le nostre attività hanno l’unico obiettivo di aiutare tutte le persone, senza alcuna distinzione, ad orientarsi tra le tante normative e iter burocratici, facilitando il loro rapporto con la Pubblica amministrazione; agevolandole nella compilazione e presentazione delle domande agli Enti previdenziali e assicurativi; accompagnandole fino al riconoscimento dei diritti, anche con l’assistenza legale e medico-legale necessaria.
Previdenza e salute sul lavoro, prestazioni socio-assistenziali, tutela dei cittadini immigrati e degli italiani all’estero sono le aree di competenza di queste strutture, presenti in tutta Italia e all’estero.
Il finanziamento delle attività e dell’organizzazione degli Istituti di patronato, regolato dall’articolo 13 della legge 152/2001, avviene attraverso il “Fondo patronati”. Esso viene gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il fondo è alimentato da una quota parte (lo 0,226%) dei contributi previdenziali che tutti i lavoratori versano alle casse previdenziali, per assicurare tutele fondamentali – previste dall’art. 38 della Costituzione – anche a chi non può permettersele. Il fondo copre circa 1/3 delle prestazioni che i patronati forniscono. I restanti 2/3 vanno in compensazione e non prevedono recupero economico.