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sabato 12 ottobre 2024
sabato 4 ottobre 2014
venerdì 3 ottobre 2014
VENDITA INDESIT: NOMINATI GLI ADVISOR DA PARTE DEL CDA DI INDESIT COMPANY
A poche ore dalle indiscrezioni di stampa pubblicate dal quotidiano milanese Il Giornale, che indicava problemi per l'opa di Whirlpool su Indesit, dovuti ai venti di guerra tra Russia ed Ucraina, il Consiglio di Amministrazione di Indesit Company, riunitosi ieri a Milano sotto la Presidenza di Marco Milani, in previsione dell'offerta pubblica d'acquisto obbligatoria che sarà promossa dopo il closing dell'operazione per l'acquisizione della partecipazione di maggioranza da parte di Whirlpool Corporation ( dell'11 luglio 2014), ha nominato quali propri advisor Banca IMI (Gruppo Intesa Sanpaolo), Rothschild e UniCredit. Rothschild svolgerà il ruolo di esperto indipendente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 103 TUIF comma 3 e dell'articolo 39, comma 1, Regolamento Emittenti.Gli amministratori indipendenti della Società hanno comunicato al Consiglio che si avvarranno dell'ausilio di Barclays Bank PLC quale esperto indipendente per il parere di cui all'art. 39-bis, 2° comma, Regolamento Emittenti.
giovedì 2 ottobre 2014
WHIRLPOOL POTREBBE CHIEDERE SCONTO SU OPA PER ACQUISTO IN INDEST A CAUSA DEI VENTI DI GUERRA TRA RUSSIA E UCRAINA
Nelle ultime sedute Indesit ha perso terreno nonostante l'OPA lanciata da Whirlpool a 11 euro per azione. Il quotidiano milanese "Il Giornale", diretto da Sallusti. ipotizza che alla base della recente flessione vi siano le tensioni tra Russia e Ucraina e i rischi derivanti dall'esposizione della società sul mercato russo: si configurerebbe quindi il rischio di una richiesta di sconto da parte di Whirlpool rispetto al prezzo offerto, sotto la minaccia di invocare la causa di forza maggiore.
I venti di guerra, sempre secondo quanto riportato da Il Giornale, e l'inasprimento delle sanzioni alla Russia potrebbero riservare qualche sorpresa a Indesit, sulle cui quotazioni in Borsa c'è un piccolo giallo. Lo sconto è troppo marcato per essere giustificato dalle sole commissioni di compravendita sui titoli azionari. In effetti, se tutto andasse come previsto, Indesit garantirebbe, nel giro dei tre mesi o poco più necessari alla definizione dell'operazione, un rendimento del 2,5-3%. Non male in uno scenario di tassi rasoterra. Ecco quindi che il mercato avanza l'ipotesi che l'acuirsi della crisi tra Mosca e Kiev e le conseguenti sanzioni imposte da Europa e Stati Uniti abbiano gettato un'ombra lunga sulla Russia, mercato strategico per Indesit, che potrebbe spingere Whirpool a invocare la causa di «forza maggiore» (ovvero un evento non prevedibile di portata tale da condizionare l'esecuzione di un contratto) per chiedere una revisione al ribasso dei termini di acquisto. Questo è quello che il mercato ha iniziato a conteggiare. Fonti vicine ai dossier, sempre secondo "Il Giornale" gettano tuttavia acqua sul fuoco, ribadendo che, al momento, «non ci sono segnali in questa direzione».
Un andamento che, stando agli esperti, potrebbe ritenersi un campanello di allarme sulla Russia dove Indesit è leader di mercato con una quota superiore al 20%. D'altro canto la società di Fabriano è presente nel Paese sin dagli Anni Settanta e oggi conta su 10 uffici commerciali, oltre 300 centri servizi e assistenza in 150 città del Paese e due stabilimenti produttivi a Lipetzk (uno per la produzione di frigoriferi, l'altro per le lavabiancheria) a cui, nel 2005, si è aggiunto un primo polo logistico, primo nel settore degli elettrodomestici in Europa.
Un andamento che, stando agli esperti, potrebbe ritenersi un campanello di allarme sulla Russia dove Indesit è leader di mercato con una quota superiore al 20%. D'altro canto la società di Fabriano è presente nel Paese sin dagli Anni Settanta e oggi conta su 10 uffici commerciali, oltre 300 centri servizi e assistenza in 150 città del Paese e due stabilimenti produttivi a Lipetzk (uno per la produzione di frigoriferi, l'altro per le lavabiancheria) a cui, nel 2005, si è aggiunto un primo polo logistico, primo nel settore degli elettrodomestici in Europa.
Complessivamente la Russia rappresenta il 20% del fatturato del gruppo (contro il 12% dei ricavi made in Italy). Ecco quindi che i venti di guerra che soffiano da mesi sul Paese e le dure sanzioni internazionali imposte su Mosca, rischiano di trasformare l'ex terra promessa dei Merloni dai tassi di crescita stellari in un boomerang.
Tutto ebbe inizio quando, lo scorso 10 luglio, Whirpool annunciò di aver firmato accordi vincolanti per l'acquisto complessivo del 60,4% di Indesit per 758 milioni (11 euro per azione), con Fineldo, finanziaria della famiglia Merloni (al 42,7%), con alcuni membri della famiglia Merloni (per il 13,2% del capitale) e con Claudia Merloni, il cui 4,4% passa subito a Whirpool a 11 euro per azione.
lunedì 29 settembre 2014
SVEGLIA GOVERNO!!! SVEGLIA POLITICA!!! DOMANI A ROMA LA FIM DELLA INDESIT CI SARA"!!!
Anche una discreta delegazione di metalmeccanici della Indesit di Melano e Albacina sarà domani a Roma, all’iniziativa organizzata dalla Fim Cisl nazionale per richiamare il Governo Renzi sulla priorità del rilancio dell’industria manifatturiera ed in specifico di quella metalmeccanica.
E' ovvio che senza un rilancio dell’industria metalmeccanica difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza alla crisi attuale, anche se la boutade attuale ruota intorno alla inutile e retorica discussione sull'abolizione o meno dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Sono urgenti misure da tempo indicate dalla Fim e dalla Cisl: riduzione dei costi dell’energia, riduzione del costo del lavoro attraverso la leva fiscale, incentivazione ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e processi, che sono alcuni degli interventi in grado di incidere su variabili di costo fondamentali delle imprese manifatturiere metal meccaniche e non solo.
Se alcune di queste misure saranno effettivamente messe in campo utilizzando le risorse recuperabili dalla lotta agli sprechi ed alla evasione, ben venga allora anche l’intervento sul mercato del lavoro. Ma di tempo a disposizione ce ne è sempre di meno prima che il processo di deidustrializzazione risulti irreversibile e quindi è veramente l'ora che il Governo e la politica se ne ha la forza e la capacità, dettino le linee guida per il rilancio.
lunedì 22 settembre 2014
TASI, ECCO I COMUNI DELLE MARCHE E DELL'UMBRIA NEI QUALI SI DOVRA' PAGARE LA PRIMA RATA ENTRO IL 16 OTTOBRE
La lista definitiva dei Comuni di Marche ed Umbria dove si verserà l'acconto della Tasi entro il 16 ottobre è ufficiale. Il pagamento interesserà i cittadini di quei comuni che non avevano deliberato entro il 23 maggio con il pagamento entro il 16 giugno 2014 scorso.
Ecco quindi l’elenco definitivo dei Comuni, dai quali provengono i lavoratori che operano nelle fabbriche Indesit del polo Melalba nei quali si pagherà la TASI entro il 16 ottobre o al contrario come in alcuni casi, ad esempio Genga, l'aliquota fissata sarà pari a zero e quindi nulla sarà dovuto.
REGIONE MARCHE
PROVINCIA DI ANCONA
Agugliano, Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Camerano, Castelbellino, Castelleone di Suasa, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Filottrano, Genga, Loreto, Mergo, Monte San Vito, Montemarciano, Morro d'Alba, Numana, Osimo,Ostra, Poggio San Marcello, Polverigi, San Marcello, Sassoferrato, Senigallia, Serra San Quirico, Sirolo, Staffolo.
PROVINCIA DI MACERATA
Apiro, Castelraimondo, Cingoli, Fiuminata, Gagliole, Matelica, Pievebovigliana, Pioraco, San Severino Marche, Sefro, Serrapetrona.
PROVINCIA DI PESARO URBINO
Acqualagna, Cagli, Cantiano, Pergola.
REGIONE UMBRIA
PROVINCIA DI PERUGIA
Costacciaro, Fossato di Vico, Gubbio, Nocera Umbra, Sigillo.
Per qualsiasi informazione rivolgersi ai delegati di fabbrica ed al Caf Cisl più vicino.
domenica 21 settembre 2014
ASSETTO STABILIMENTO DI MELANO MESE DI OTTOBRE
Mentre si attende la verifica del piano industriale il prossimo 7 ottobre a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la direzione dello stabilimento di Melano Marischio, ha comunicato nei giorni scorsi, alla RSU, l'assetto del mese di ottobre. Lo stabilimento del polo Melalba, osserverà 6 giornate di fermo produttivo, coperte con cassa integrazione guadagni straordinaria, nei giorni 1-2-3-10-24-31.
Dopo i quattro giorni complessivi di cigs effettuati da maggio a settembre (luglio e agosto chiusi a zero), gli effetti dell'embargo della Russia sulle importazioni dall'Europa, applicato come ritorsione per le sanzioni economiche subite dall'Ue nell'ambito della crisi Ucraina, cominciano a farsi sentire, unitamente al classico calo fisiologico delle vendite in questi mesi. Difatti nello scorso periodo del 2013, il plant aveva osservato allora, addirittura 9 giornate di stop collettivo delle produzioni.
Ma i problemi non vengono solo dalle sanzioni, perché anche se queste si fermeranno alle misure contro gli individui, ci sarà da fronteggiare una serie di guai a catena, come le incertezze sui cambi sono quelle che preoccupano di più, e l’ennesima rivalutazione dell’euro penalizzerà inevitabilmente i nostri beni di consumo in vendita a Mosca. E Indesit Company, market leader assoluta in Russia, con importanti quote di mercato, già in passato aveva pagato il deprezzamento della divisa russa, il rublo nei confronti del supereuro.
Dopo i quattro giorni complessivi di cigs effettuati da maggio a settembre (luglio e agosto chiusi a zero), gli effetti dell'embargo della Russia sulle importazioni dall'Europa, applicato come ritorsione per le sanzioni economiche subite dall'Ue nell'ambito della crisi Ucraina, cominciano a farsi sentire, unitamente al classico calo fisiologico delle vendite in questi mesi. Difatti nello scorso periodo del 2013, il plant aveva osservato allora, addirittura 9 giornate di stop collettivo delle produzioni.
Ma i problemi non vengono solo dalle sanzioni, perché anche se queste si fermeranno alle misure contro gli individui, ci sarà da fronteggiare una serie di guai a catena, come le incertezze sui cambi sono quelle che preoccupano di più, e l’ennesima rivalutazione dell’euro penalizzerà inevitabilmente i nostri beni di consumo in vendita a Mosca. E Indesit Company, market leader assoluta in Russia, con importanti quote di mercato, già in passato aveva pagato il deprezzamento della divisa russa, il rublo nei confronti del supereuro.
martedì 9 settembre 2014
COMUNICATO RIUNIONE FIM CISL INDESIT COMPANY, AREA FABRIANO
Oggi 9 settembre 2014, si sono riunite a Fabriano le RSU Indesit FIM CISL di Melano, Albacina e delle sedi impiegatizie di Ca'Maiano, Campo Sportivo e Sede Centrale.
Dall'incontro é emerso quanto segue:
* L'accordo firmato al Ministero dello Sviluppo Economico a Dicembre 2013 rimane la pietra d'angolo su cui costruire le future relazioni sindacali con Whirlpool. * Si sollecita la verifica dell'avanzamento del piano industriale, tramite specifico incontro, come previsto nell'accordo firmato il 16/12/13 presso il M.I.S.E.
* L'utilizzo ed eventuale revisione degli ammortizzatori sociali sia per quanto riguarda i siti produttivi che le sedi impiegatizie.
* La necessitá di un incontro tra le Rsu di Indesit Company e Whirlpool.
* L'accordo firmato al Ministero dello Sviluppo Economico a Dicembre 2013 rimane la pietra d'angolo su cui costruire le future relazioni sindacali con Whirlpool. * Si sollecita la verifica dell'avanzamento del piano industriale, tramite specifico incontro, come previsto nell'accordo firmato il 16/12/13 presso il M.I.S.E.
* L'utilizzo ed eventuale revisione degli ammortizzatori sociali sia per quanto riguarda i siti produttivi che le sedi impiegatizie.
* La necessitá di un incontro tra le Rsu di Indesit Company e Whirlpool.
Auspicando che tutte le parti firmatarie dell'accordo (Fim, Fiom, Uilm, Ugl, Ministero Sviluppo Economico e del Lavoro, Regione Marche e Campania, Azienda e Confindustria Ancona e Caserta) rispettino gli impegni presi;
Noi della Fim Cisl lo faremo e ci saremo sempre!!!
FIM-CISL MARCHE
RSU FIM CISL Melano, Albacina,
Ca' Maiano, Campo sportivo e Sede centrale
sabato 30 agosto 2014
POLO MELALBA. ASSETTO DEL MESE DI SETTEMBRE
Dopo il rientro dalla pausa feriale di agosto, la direzione aziendale dei siti fabrianesi di Melano e Albacina, ha comunicato alle Rsu l'assetto per il mese di settembre. Saranno due le giornate di fermo produttivo collettivo in cassa integrazione straordinaria, rispettivamente il 29 e il 30 che riguarderanno lo stabilimento di Melano-Marischio. Saranno invece sei le giornate di stop produttivo per il plant di Albacina, che saranno così effettuate: 1-8-15-26-29 e 30. Dopo il mese di agosto, indenne da fermi produttivi per entrambi gli stabilimenti, a Melano tra l'altro anche nel mese di luglio non erano state effettuate chiusure, si torna quindi al ricorso alla cigs.
lunedì 25 agosto 2014
SI RIPARTE DOPO LE FERIE
E' ripresa regolarmente questa mattina, con la riapertura dei cancelli, dopo tre settimane di ferie negli impianti di Melano e Albacina, a Fabriano, l'attività produttiva della Indesit Company dopo la pausa agostana. Il rompete le righe, era stato dato lo scorso 1 agosto, ultimo giorno lavorativo. Il periodo delle ferie, con il ferragosto, il vero "capodanno industriale" dell'Italia, segna il passaggio tra un periodo di lavoro e l'altro, tra un anno lavorativo ed un altro. Saranno mesi, quelli che porteranno alla fine del 2014 densi di significato, segnati dal definitivo passaggio da Indesit a Whirlpool. Ma intanto, probabilmente a settembre, dovrebbe svolgersi presso il Ministero dello sviluppo economico, e a tal proposito si attende la convocazione, la verifica semestrale prevista in seno all'accordo di ristrutturazione siglato a Roma lo scorso dicembre 2013, sull'andamento del piano stesso. Fim, Fiom e Uilm avevano presentato la richiesta di incontro che metterà intorno al tavolo del dicastero presieduto allora da Zanonato ed ora da Federica Guidi, tutti gli attori protagonisti di quell'accordo che aveva scongiurato gli iniziali 1425 esuberi, annunciati a giugno 2013, all'interno del piano di salvaguardia e razionalizzazione dell'assetto in Italia. Verrà monitorato anche il recente accordo sulla mobilità volontaria incentivata, intesa raggiunta sempre a Roma lo scorso 1 luglio e che dovrebbe interessare 150 teoriche uscite nei quattro stabilimenti italiani del gruppo tra coloro che nel periodo di vigenza della mobilità, in base a quanto previsto dalla normativa verranno accompagnati alla pensione o decideranno di interrompere il rapporto di lavoro essendo collocati anch'essi in mobilità, con in entrambi i casi il relativo incentivo economico. Sarebbero complessivamente un centinaio di lavoratori per ora ad avere accettato di uscire nei prossimi mesi, dei quali circa una ventina (dei 35 previsti, 20 ad Albacina e 15 a Melano) nei siti di Fabriano.
domenica 27 luglio 2014
FIM- CISL , PRIMA ORGANIZZAZIONE ALLA INDESIT COMPANY A FABRIANO
![]() |
| ( Corinna, Falcioni e Farneti, alcuni degli rsu di Albacina) |
![]() |
| (Sborzacchi, Fabbretti e Ciarlantini, alcuni degli rsu impiegati) |
mercoledì 14 agosto 2013
IL GRANDE AMORE DELLE IMPRESE PER IL CONTRATTO DI SOLIDARIETA'
UNO DEI MOTIVI DEL CONTENDERE DELLA VERTENZA INDESIT COMPANY E DEI QUALI SI E' MOLTO PARLATO, E' STATO IL RICORSO O MENO AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA'. UNO STRUMENTO NEANCHE TANTO MALVAGIO, MA CHE PER I 1425 LAVORATORI "ESUBERI", DICHIARATI DALL'AZIENDA DI FABRIANO, PER COME E' CONGEGNATO IL PIANO DI RIORGANIZZAZIONE E SALVAGUARDIA, SAREBBE SOLO UN RINVIARE NEL TEMPO LO SPETTRO DELLA PERDITA DEL POSTO DEL LAVORO E NIENTE ALTRO.
EPPURE TANTE AZIENDE, HANNO FATTO O FANNO RICORSO SEMPRE PIU ASSIDUAMENTE A QUESTO STRUMENTO; CERCHIAMO DI SCOPRIRE IL PERCHE' ATTRAVERSO UN RECENTE ARTICOLO DE "IL FATTO QUOTIDINANO".
Si riducono le ore lavorate e (un po') gl istipendi per evitare licenziamenti e cassa integrazione, ma spesso le imprese ne approfittano. Le richieste per il 2013 hanno già superato di gran lunga quelle per l'intero 2012. Sono 32mila le persone coinvolte per evitare tagli al personale. Il conto è già arrivato a 41 milioni I dati del ministero del Lavoro parlano chiaro. In tutto il 2012 ne sono stati stipulati 437. Nel 2013, al 24 maggio, i contratti di solidarietà firmati da aziende, governo e sindacati sono già 277. Se si va avanti a questo ritmo chiuderemo l’anno con circa 700 accordi di taglio dell’orario di lavoro e della retribuzione. Proiettando gli oneri per lo Stato su tutto l’anno si potrebbe arrivare a 100-105 milioni, quasi pari alla spesa totale dei cinque anni precedenti, 110 milioni. Basta scorrere le cronache degli ultimi giorni per capire la galoppata: 32 mila in solidarietà a Telecom Italia, e tavoli sindacali aperti nei settori più disparati. È tutto un solidarizzare, dai 2 mila impiegati Alitalia (che ne ha già lasciato 7 mila in cassa integrazione) alle migliaia dei call center Almaviva, dai 730 informatori scientifici della Menarini ai 1300 delle librerie Feltrinelli, dai telefonini Vodafone alla meccanica di precisione della Saes Getters. Poi c’è l’Ilva di Taranto, che sta gestendo con la solidarietà estesa a quasi tutti gli 11 mila dipendenti le fermate degli impianti per gli interventi ambientali. All’esercito crescente dei “lavorare meno lavorare tutti” sta per aggiungersi l’ondata dei bancari, a cui ha alluso il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nelle sue “Considerazioni finali” del 31 maggio, quando ha parlato della necessità per il settore di “misure anche di natura temporanea, per ridurre le spese per il personale”. E infine sarà la volta dell’Enel, che si presenta al banchetto della solidarietà a spese dello Stato dall’alto dei suoi 3,5 miliardi di utile. Perché tanto improvviso entusiasmo per l’ammortizzatore sociale soft? Nel fenomeno c’è qualcosa che non quadra: in qualche caso la sua esplosione appare riconducibile alla furbizia di imprese a caccia di scorciatoie per tonificare i bilanci. Il contratto di solidarietà ha indiscutibili vantaggi, ma anche zone d’ombra. Tra i primi c’è la difesa dei posti di lavoro. Il contratto di solidarietà è un’alternativa ai licenziamenti e alla cassa integrazione. Se si denuncia l’eccedenza del 10 per cento dei dipendenti, il contratto di solidarietà consente di ridurre a tutti l’orario di lavoro e il salario del 10 per cento, con identico effetto sul costo del lavoro. Lo Stato risparmia su cassa integrazione o sussidio di disoccupazione, si risparmia ai predestinati il trauma della perdita del lavoro, si evita il problema delle discriminazioni e ingiustizie varie al momento della compilazione delle liste di chi resta e di chi parte. Il sacrificio accettato da tutti i lavoratori per salvare il posto ai colleghi che sarebbero andati fuori, è compensato da un intervento pubblico, che restituisce al singolo lavoratore fino all’80 per cento del salario perso. Un salario netto da mille euro, in caso di solidarietà al 20 per cento, si ridurrà di fatto non a 800 ma a 960 euro, e il dipendente lavorerà solo 4 giorni alla settimana. A parte la paura per il cattivo andamento dell’azienda , non è un pessimo affare: di fatto la paga oraria aumenta. Da qui la prima zona d’ombra. La disponibilità di una simile ciambella di salvataggio sembra incentivare le aziende a denunciare con più disinvoltura gli esuberi. Al tavolo sindacale sarà più agevole un accordo che comporta, a spese dello Stato, risparmi per l’azienda con un sacrificio relativo per i lavoratori. Alcuni casi esemplari aiutano la riflessione. Al Sole 24 Ore, quotidiano economico controllato dalla Confindustria, dopo quattro anni di crisi che hanno comportato 140 milioni di perdita complessiva, l’azienda ha messo in solidarietà 400 giornalisti e 850 poligrafici e grafici. Il 18 aprile scorso il giornale ha scioperato per protesta contro il fatto che a fronte della situazione sopra descritta l’amministratore delegato Donatella Treu si fosse presa un bonus di 150 mila euro. Può un’azienda che chiede sacrifici ai dipendenti e sovvenzioni allo Stato premiare i manager? Da notare che spesso i manager, top e semi-top , sono premiati non per la crescita del fatturato o dei profitti, ma direttamente per il taglio dei costi, cosicché il contratto di solidarietà è spesso per i manager di arrotondare il proprio stipendio limando quello degli altri. Il caso del Sole 24 Ore è una pagliuzza rispetto alla trave Telecom. Il gruppo telefonico ha fatto scuola. Nell’estate del 2010 ha annunciato 3700 esuberi, nell’autunno seguente ha siglato un accordo di solidarietà per due anni che le ha consentito di risparmiare circa 80 milioni all’anno di costo del lavoro su un totale di 2,5 miliardi. Nella primavera di quest’anno ha riottenuto la solidarietà per 32 mila persone. In tutto questo lo Stato paga ai lavoratori l’80 per cento del salario perso, quindi almeno una sessantina di milioni all’anno (e qui noterete una discrepanza tra questo dato e quello del ministero del Lavoro sui 110 milioni spesi in cinque anni per tutti i contratto di solidarietà: purtroppo nessuno sembra in grado di fotografare esattamente le dimensioni economiche del fenomeno, i cui conti sembrano per lo Stato più inconoscibili del terzo segreto di Fatima). Ma se il contratto di solidarietà è una extrema ratio con cui imprese, lavoratori e contribuenti fronteggiano i drammi della crisi, perchè dare l’aiutino di 80 milioni a un gruppo che ha chiuso l’ultimo bilancio con oltre 1 miliardo di profitti dopo aver distribuito ai top manager premi per oltre 2 milioni di euro? È solidarietà con i lavoratori o con gli azionisti?
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