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martedì 22 novembre 2016

DOMANI COMINCIANO I TRE GIORNI CRUCIALI PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DEI METALMECCANICI


Cominciano domani alle ore 11,00 a  Roma presso la sede di Confindustria le 72 ore che probabilmente segneranno la storia di questo rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto il 31 dicembre 2015 e il cui negoziato per il rinnovo è arrivato ormai a dodici mesi.
Nelle tre riunioni in plenaria fissate per il 23-24-25 novembre, dopo le intese ed i testi scritti nelle riunioni tecniche, su materie come ambiente e sicurezza, previdenza complementare, sicurezza integrativa, si affronteranno altri punti importanti che spaziano dall'inquadramento professionale agli appalti, dalle trasferte all'orario di lavoro, ma soprattutto dal recepimento del testo unico sulla rappresentanza, al nodo più scottante, ossia quello del salario. I sindacati chiedono a Federmeccanica di poter recuperare il 100%dell'inflazione. La federazione delle aziende metalmeccaniche ha ribadito che la posizione è quella del 28 settembre. 
Il numero uno della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, ha ricordato che ci sono stati passi avanti su diversi  temi. Per esempio, sul capitolo salute e sicurezza "abbiamo raccolto  la migliore esperienza contrattuale e aziendale di condivisione dei percorsi, sia in termini di prevenzione che dopo che si verificano gli incidenti sul lavoro. Abbiamo confermato la tre giorni di incontri per tentare un affondo su tutti i temi, compreso il salario". Bentivogli ha ribadito che restano dei nodi ancora da risolvere, partendo proprio dal salario. Ma anche sull'inquadramento professionale resta da fare un po' di strada. Sulla stessa diffusione del secondo livello di contrattazione bisogna ancora trovare delle soluzioni. "Resta dunque un ultimo blocco da risolvere - ha concluso Bentivogli - sul salario la premessa è che ci debba essere il recupero del 100% dell'inflazione, perché già è bassa e dunque non è possibile non darla tutta".
Tre giorni che potrebbero segnare in maniera definitiva il destino del contratto dei metalmeccanici, che vede coinvolti circa un milione e mezzo di lavoratori.  L'altra cosa importante, se si giungesse all'intesa, in ottica sindacale sarebbe la ritrovata unità di Fim, Fiom e Uilm. Un esito non proprio scontato negli ultimi quindici anni visto che solo nel 2006 e nel 2008 i contratti sono stati chiusi con la firma di tutti e tre gli attori sindacali sindacali.

lunedì 24 ottobre 2016

RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DEI METALMECCANICI, INTERESSANTI NOVITA' PER METASALUTE E COMETA



Sembra aver oltrepassato lo striscione dell'ultimo chilometro e si intravede la bandiera a scacchi dell'arrivo la trattativa del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. L'aria che si respira, di moderato ottimismo fa pensare di essere quindi in discesa, alle ultime battute, la vertenza, giunta ormai a dieci mesi dalla scadenza del contratto, dello scorso dicembre 2015 e in corso da un anno con momenti di tensione, culminati con gli scioperi e con lunghi silenzi tra le parti, con Federmeccanica ferma per molto tempo sulla sua posizione iniziale, anche se il principale motivo del contendere, ossia la parte economica è ancora da definire e da quadrare. Intanto su alcune parti sono state trovate quelle convergenze tra le parti, che hanno permesso di scrivere i testi, come ad esempio sul welfare integrativo, che contiene novità importanti e interessanti.
Per ciò che concerne la previdenza complementare, a decorrere dal 1° gennaio 2017 la contribuzione a carico delle aziende a favore dei lavoratori iscritti al Fondo di previdenza complementare Cometa aumenterà dall'attuale 1,6% al 2% dei minimi contrattuali; da quella data i lavoratori iscritti potranno versare una contribuzione almeno pari all'1,2% del minimo contrattuale.
Per quanto riguarda invece l'assistenza sanitaria integrativa, dal 1° gennaio 2017 tutti i lavoratori in forza alla medesima data saranno iscritti al Fondo MètaSalute (salvo rinuncia scritta dei singoli lavoratori); contemporaneamente è stato esteso il diritto all'iscrizione al Fondo anche ai lavoratori con contratto part ­time, con contratto di apprendistato e con contratto a tempo determinato di durata non inferiore a 6 mesi a decorrere dalla data di iscrizione; in tale ultimo caso l'iscrizione è automaticamente prolungata in caso di proroga del contratto. A decorrere dal 1° gennaio 2017 la contribuzione sarà pari a 156 euro annui a totale carico dell'azienda, comprensiva delle coperture per i familiari fiscalmente a carico, senza alcun costo per i lavoratori. Quest'anno il versamento è stato di 9 euro al mese (3  da parte del lavoratore e 6 da parte dell'azienda).

mercoledì 12 ottobre 2016

INFORMACONTRATTO N° 20


Si è svolto oggi a Roma, dopo quello del 28 settembre scorso che aveva riaperto la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici un nuovo round del negoziato, scaduto il 31 dicembre 2015.

mercoledì 17 agosto 2016

CONTRATTO DEI METALMECCANICI, A SETTEMBRE RIPRENDERA' LA VERTENZA

Sarà un “autunno caldo” quello che si prospetta da settembre in poi sul versante sindacale? I presupposti sembrano esserci tutti, se come certifica l’Istat a giugno scorso, ci sono 8,2 milioni di lavoratori, tra pubblico e privato in attesa del rinnovo del contratto scaduto. I contratti che sono scaduti sono ben 50, ma in prospettiva immediata ce ne sono altri che andranno in scadenza nei prossimi mesi. E tra quelli scaduti, come noto c’è, quello dei metalmeccanici industria, scaduto a dicembre 2015, sul cui rinnovo c’era la consapevolezza di trovarsi di fronte per il contesto economico dei nostri tempi, al più difficile rinnovo della storia.
La vertenza simbolo, quella dei metalmeccanici, che riguarda 1 milione e 600 mila lavoratori, si è incattivita e si preparano, dopo la pausa feriale di agosto altri scioperi e iniziative. Nella storia delle relazioni industriali italiane,il contratto delle tute blù, ha sempre avuto un ruolo preponderante, anticipando spesso soluzioni nuove, essendo il termometro dei rapporti tra le parti. Il meccanismo si è incagliato contro lo scoglio della deflazione (il contrario dell’inflazione con prezzi in calo), con le aziende che sostengono, nella loro contro-piattaforma che il potere d’acquisto è tutelato e non c’è ragione di dare aumenti di salario per questa voce mentre sarebbe logico darli solo in azienda in relazione alla produttività. Da qui la proposta iniziale di Federmeccanica di aumento di 2,67€ in tre anni, per poi chiedere indietro, o meglio scontare il differenziale inflazionistico di 75 € (74,68 € per la precisione), portati a casa da Fim e Uilm nella tornata contrattuale del dicembre 2012, ritenuto non dovuto in virtù della deflazione.
La piattaforma contrattuale di Fim e Uilm, presentata a luglio del 2015, aveva i seguenti capisaldi: garantire la partecipazione dei lavoratori e tutelare i salari dall’inflazione, incremento salariale di 105 euro al mese per i dipendenti di quinta categoria. Contrattazione di secondo livello cheva articolata a livello aziendale o territoriale per gruppi di piccole imprese. Previdenza: aumentare quella complementare pensionistica e sanitaria. Sistema d’inquadramento: riforma di un meccanismo ritenuto vetusto da tempo, con passaggio dalle attuali dieci categorie a un sistema di cinque fasce professionali.
Il braccio di ferro tra sindacati e industriali (Federmeccanica e Assistal) si è dipanato nei ben 16 incontri svolti, ma le posizioni sono rimaste molto distanti. L’impegno di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil è rivolto a un nuovo contratto nazionale in grado di rinnovare qualitativamente le relazioni industriali, migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l'occupazione, far ripartire gli investimenti e avviare una nuova politica industriale.
Il nodo principale resta l’aumento salariale. La proposta formulata da Federmeccanica e Assistal, infatti, non riconosce al 95 per cento dei lavoratori alcun aumento, rendendo così inutile e residuale il contratto nazionale. Fim, Fiom e Uilm, in un inedito contesto unitario, tornate coese dopo otto anni di divisioni, forse più per una necessità contingente, che per una maturazione sindacale, rimarcano invece la necessità di confermare il sistema su due livelli, con il ruolo generale del Ccnl sulle normative e sulla tutela del potere d'acquisto del salario, insieme alla qualificazione e all’estensione della contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale) per tutte le persone che lavorano nelle imprese metalmeccaniche.
Uniche note positive della piattaforma padronale sono sul versante del welfare, sia per l’assistenza sanitaria di Metasalute con l’estensione a tutti i lavoratori e alle loro famiglie, azzerati i contributi del lavoratore al fondo sanitario di categoria, cui l’azienda darà 156 euro annui (pari a una copertura assicurativa con valore di mercato di 700 euro), ma anche sul fronte della previdenza complementare di Cometa con l’aumento della contribuzione del lavoratore dall’1,6% al 2% a totale carico dell’azienda.
Intanto sono state oltre 20 ore di scioperi complessivi da aprile a oggi, che hanno visto una straordinaria prova di maturità e partecipazione dei lavoratori e all’orizzonte ci sono nuove mobilitazioni che possano spingere Federmeccanica a fare marcia indietro rispetto alla volontà di erogare incrementi salariali solo per quei lavoratori sotto il salario minimo di garanzia lasciando che per tutti gli altri sia la contrattazione aziendale a decidere degli aumenti in busta paga, in poche parole la proposta su cui è ferma dal lontano 22 dicembre 2015.

giovedì 7 luglio 2016

RINNOVO CCNL METALMECCANICI: SCIOPERO E PRESIDI



Continuano le iniziative dei metalmeccanici per cercare di sbloccare la trattativa sul rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto il 31 dicembre 2015. La rigidità di Federmeccanica e Assistal su diversi punti del negoziato, come ad esempio la proposta sul salario fatta dagli industriali meccanici che infatti non riconosce al 95% dei lavoratori alcun aumento, è alla base dello stallo del negoziato da ormai otto mesi.
Per Fim Fiom e Uilm, invece, va confermato il sistema su due livelli, con il ruolo generale del Ccnl sulle normative e sulla tutela del potere d'acquisto del salario, insieme alla qualificazione ed estensione della contrattazione di 2° livello aziendale e territoriale, per tutte le persone che lavorano nelle imprese metalmeccaniche.

mercoledì 22 giugno 2016

NOI NON MOLLIAMO IL CONTRATTO!!!

Ad appena una settimana dalla tornata degli scioperi, con adesioni altissime, culminati con le manifestazioni regionali i metalmeccanici tornano a rullare i tamburi di guerra chiedendo a gran voce il rinnovo del contratto nazionale di categoria, il cui negoziato sembra essersi arenato di fronte all'intransigenza di Federmeccanica e Assistal.

venerdì 10 giugno 2016

"VOGLIAMO IL CONTRATTO" I METALMECCANICI DELLE MARCHE RISPONDONO COMPATTI A FEDERMECCANICA.


"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", così recitava il compianto John Belushi nel film Animal House. E anche i metalmeccanici delle Marche, oggi hanno mostrato i muscoli in maniera compatta. Sono state infatti oltre tremila le tute blu marchigiane scese in piazza a Senigallia per la manifestazione organizzata da FIM, FIOM e UILM a sostegno del rinnovo del contratto nazionale di lavoro, in contemporanea allo sciopero di 8 ore, proclamato a livello regionale. Oggi hanno manifestato anche i lavoratori e le lavoratrici delle regioni Umbria, Liguria, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Basilicata, mentre il 15 giugno, sarà la volta della Sicilia, Sardegna e Calabria. Anche dalla manifestazione conclusasi nella location della Rotonda di Senigallia, dove il serpentone delle tute blu è confluito, dopo il corteo che ha paralizzato il traffico senigalliese, proviene una forte sollecitazione a Federmeccanica e Assistal, affinché abbandonino le rigidità che le hanno accompagnate in questi ormai quasi sette mesi di negoziato e 17 incontri e ascoltino le ragioni dei lavoratori e le richieste sindacali, aprendo finalmente un confronto vero per innovare le relazioni industriali e realizzare un contratto per tutti i metalmeccanici. Il tavolo, come noto è incagliato sul nodo salario, ma non solo. Infatti le proposte di Federmeccanica e Assistal sulle retribuzioni, vedrebbero il congelamento dei minimi tabellari al 31 dicembre del 2015 e aumenti dal 2017 solo per chi è a paga sindacale nazionale, in pratica solo a chi si trova sotto questa soglia, escludendo di fatto, non soltanto coloro che godono di trattamenti individuali, ma anche tutti i lavoratori delle aziende dove vige un contratto aziendale. In pratica, a vedersi riconosciuto l'aumento, sarà, in tutta Italia, solo il 5% dei metalmeccanici. Oltre all'aspetto economico, a preoccupare è anche il modello che Federmeccanica, intende introdurre: in pratica si propone un sistema in cui la contrattazione aziendale, anziché essere integrativa della contrattazione nazionale, diventerebbe alternativa a essa, avviando un percorso il cui esito sarebbe, nei timori di FIM, FIOM e UILM, la progressiva cancellazione del contratto nazionale stesso. 
L'adesione allo sciopero in provincia di Ancona supera l'85% medio, ecco il dettaglio: INDESIT/WHIRLPOOL 90%, ARISTON THERMO 90%, FABER 70%, ELICA 90%, CATERPILLAR 80%, CAB PLUS 90%, PIERALISI 50%, ASK 85%, AP 70%, FINCANTIERI 95%, CRN 95%, CEBI 75%, OMAS 70%, SKG 90%.

 

venerdì 27 maggio 2016

CCNL, FUMATA NERA NEL NEGOZIATO, SI TORNA AD INCROCIARE LE BRACCIA



Che la trattativa per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici 2016-2018, questa volta sarebbe stata dura come scalare l’Everest, lo si era capito sette mesi orsono, lo scorso novembre, ancor prima dei diciassette incontri che si sono svolti, quando Federmeccanica, con il tasso di crescita sottozero, chiese la restituzione di 75 euro quale differenza tra l’inflazione programmata e quella reale riconosciuta dal vecchio contratto, 2013-2015, che aveva accordato a regime 130 euro di aumento lordi al mese. La nuova piattaforma (2016-2018) di Fim e Uil chiedeva 105 euro lordi al mese, quella targata Fiom il 3% l’anno. Un muro contro muro, dove nessuno vuole cedere dalle posizioni iniziali. Dopo sette mesi di trattativa, Federmeccanica è ferma, di fatto, sullo schema proposto lo scorso 22 dicembre, secondo cui il Ccnl non riconosce più alcun aumento salariale alla stragrande maggioranza dei metalmeccanici, e addirittura si penalizza chi in questi anni ha svolto la contrattazione nei luoghi di lavoro. L'unica disponibilità, dopo tutto questo tempo, è la semplice riedizione e applicazione dello schema, in altre parole un Ccnl a valere per una quota di lavoratori inferiore al 5% della categoria. L’obiettivo di Fim-Fiom-Uilm, tornate a ricompattarsi dopo otto anni di divisioni intersindacali e con due contratti firmati solo da Fim e Uilm, come dimostrato anche dallo sciopero generale di quattro ore dello scorso 20 aprile, è riaffermare un Ccnl che garantisca il potere d'acquisto del salario per tutti i metalmeccanici. E anche se sono apprezzabili le soluzioni condivise su welfare (Metasalute e Fondo Cometa) e formazione è inaccettabile la rigidità sugli aumenti salariali, e il tentativo di marginalizzare il contratto nazionale. Da qui la decisione di tornare a far incrociare le braccia alle tute blu italiane, con blocchi degli straordinari e un pacchetto di dodici ore di sciopero, da eseguirsi entro il 10 giugno prossimo, le prime quattro ore saranno organizzate a livello locale nei prossimi giorni, e un’intera giornata di sciopero il 9 e 10 giugno, a seconda delle regioni.