mercoledì 25 febbraio 2015

WHIRLPOOL - INDESIT COMPANY, ALIOTI SULLE FUTURE NUOVE SINERGIE SINDACALI - 2

(Gianni Alioti)
Il processo di integrazione tra Indesit e Whirlpool è ormai cominciato da alcune settimane con la nomina del nuovo Presidente Esther Berrozpe e la creazione delle strutture manageriali nate dall'acquisizione e che dovranno gestire l'integrazione, non ultima la leadership team, la supply chain integrated, la struttura industriale, ufficializzata il 24 febbraio. Ma di pari passo dovrà esserci l'integrazione anche dal punto di vista sindacale, due modi diversi di rapportarsi con la proprietà, ma quanto mai necessaria viste le dimensioni mastodontiche dell'azienda scaturita dall'acquisizione di Indesit da parte di Whirlpool. Ecco uno stralcio della lettera inoltrata ai membri dei CAI da parte di Gianni Alioti, coordinatore europeo del CAI di Indesit Company.

"Carissime/i colleghe e colleghi
per diversi mesi, dopo l’acquisizione di Indesit Company da parte del Gruppo Whirlpool, si e’ determinato un vuoto di relazioni sindacali con l’Azienda. Negli ultimi mesi del 2014 circa 20 manager ai più alti livelli di responsabilità hanno lasciato la Indesit Company. E nel corso di quest’anno altri 20 manager sono stati licenziati ed altri sono passati ad altri incarichi.
Pertanto in questa delicata fase di transizione e’ venuta a mancare qualsiasi interlocuzione dell’Azienda con il CAI. E la mia richiesta di programmare un incontro urgente del comitato ristretto e’ stata disattesa.
A questo punto (come vi avevo anticipato nella mia email del 5 gennaio), di fronte al processo d’integrazione tra i due Gruppi, dobbiamo avviare le procedure di rinegoziazione di un nuovo accordo CAE con Whirlpool Emea, che tenga in conto del processo di integrazione con Indesit Company. Per l'avvio della procedura devono essere inviate richieste scritte alla Direzione Aziendale dai sindacati di almeno due paesi.  
In settimana Chantal Caron di IndustriAll Europe invierà a tutti i sindacati interessati al Gruppo Whirlpool Emea (compresa Indesit Company) una email sollecitando l’invio delle lettere alle Direzioni dei diversi paesi. Come sindacati italiani la invieremo nella prossima settimana.
La normativa (anche per Whirlpool si applica la legislazione italiana di riferimento) prevede la costituzione di una Delegazione Speciale di Negoziazione. I rappresentanti nella DSN saranno designati per paese in base al numero degli occupati: uno ogni 10% (o frazione) sul totale dei dipendenti + 3 rappresentanti ex-CAE Whirlpool e 3 rappresentanti ex-CAI Indesit Company. Chiederemo, inoltre, che la DSN possa essere assistita da esperti indicati da IndustriAll European Trade Union. Nella rinegoziazione dell’accordo per il CAE Whirlpool Emea dovremo porci l’obiettivo di garantire la presenza anche dei rappresentanti dei lavoratori dei paesi extra-UE e cercare di preservare, estendendolo a tutto il gruppo, l’accordo quadro globale sui diritti fondamentali esistente in Indesit Company". 

Gianni Alioti
(Coordinatore Europeo di CAI Indesit Company)

DDL SULLA CONCORRENZA, NUOVO ATTACCO AI FONDI PENSIONE CHIUSI

Che al premier Renzi non fosse simpatica la previdenza complementare se ne era avuta la riprova con le norme contenute nella Legge di Stabilità e l'innalzamento della tassazione sui rendimenti, nonchè la possibilità di avere il Tfr in busta paga, ma il Disegno di legge sulla concorrenza, provvedimento approvato venerdì dal Consiglio dei Ministri, ne è la conferma matematica. In poche parole si gestisce una materia talmente delicata come le pensioni dei lavoratori con un approccio pericolosamente disorganico e slegato da ogni logica.
La norma che prevede la piena 'portabilità' dei contributi confluenti nei fondi pensione prevista dall'articolo 15 del ddl concorrenza indebolirebbe ulteriormente la previdenza complementare.
Oggi  ai Fondi pensione negoziali o chiusi, istituiti dalla contrattazione collettiva si aderisce, oltre che con la quota di Tfr e con il proprio versamento individuale, anche con un contributo a carico del datore di lavoro, che è parte integrante del 'costo' contrattuale. Questo, insieme ai molto più bassi costi di gestione e alla governance partecipata dei lavoratori, rende i Fondi negoziali diversi e molto più convenienti e trasparenti. Con la norma prevista nel ddl concorrenza sulla 'portabilità' dei fondi pensione il governo introduce l'obbligo del versamento del contributo del datore di lavoro (frutto sempre della contrattazione collettiva nazionale tra aziende e sindacato) anche per i casi di adesione ai Fondi promossi dalle Banche e per i casi di accensione di un Piano Individuale di Previdenza con una Compagnia di Assicurazione, nell'ottica di migliorare le condizioni di concorrenza del settore.
Se la norma venisse approvata in Parlamento, sarebbe un regalo a banche ed assicurazioni che la chiedevano da tempo, nonchè darebbe luogo, secondo Assofondipensione che rappresenta 34 fondi di categoria, con oltre due milioni di iscritti a una discriminazione dei fondi negoziali, innanzitutto perchè resterebbero comunque nell'impossibilità di ricevere iscrizioni provenienti da ambiti diversi da quello contrattualmente definito, a differenza dei soggetti di matrice assicurativa, che già oggi possono contare su un bacino di riferimento illimitato e sul supporto di una potente rete di vendita, che trasformerebbe i lavoratori ai fondi chiusi in una sorta di terreno di caccia preferenziale, invece di andare alla ricerca di nuove adesioni tra chi ancora non ha alcuna posizione previdenziale integrativa. 
Inoltre questa formulazione, risulta essere incoerente con gli obiettivi fissati dal D.Lgs, 252 del 2005, in quanto non migliora le condizioni concorrenziali del settore, altresì creando uno squilibrio di posizioni relative tra i vari attori, contravvenendo ai principi generali in materia di efficacia soggettiva del contratto collettivo di lavoro.
E' ovvio che qualsiasi intento teso alla liberalizzazione del mercato dovrebbe rispettare due presupposti, la prova che esistano la distorsione della concorrenza e la simulazione dei benefici post-intervento sia a breve che a medio termine, in poche parole dimostrare le che le norme messe in campo siano a somma positiva e non a somma zero come in questo caso, visto che toglie a qualcuno, ciò che concede ad altri.




DAL 1° MARZO IL TFR IN BUSTA PAGA, UN OPZIONE CHE NON...PAGA...

Dal 1° marzo prossimo, quindi tra pochi giorni scatterà l'operazione Tfr in busta paga. Ma monetizzare il Tfr in busta paga non sembra proprio essere un buon affare. Su un reddito di 23mila euro, che è poi quello medio da lavoro dipendente, in termini di imposte ci si rimetteranno 330 euro rispetto alla più favorevole tassazione degli accantonamenti per il fine rapporto.
Il vantaggio è ovviamente quello di avere più liquido in tasca: 97 euro mensili per chi ne guadagna 23mila l’anno, 105 per chi ne prende 25mila, 125 per chi ha un reddito di 35 mila, mentre la busta paga lievita solo di 76 euro per chi non va oltre i 18mila euro annui.
Ma al posto della più favorevole tassazione separata che regola sia l’anticipo che la liquidazione del Tfr, la sua erogazione mensile comporta l’applicazione della assai meno favorevole aliquota marginale Irpef. Ad esempio un reddito di 35mila euro su un Tfr annuo di 1806 euro pagherà il 38% di Irpef anziché il 25,3, uno di 23 mila vedrà invece i 1209 euro l’anno di trattamento fine rapporto tassati al 27 anziché al 23,9%. In soldoni la tassazione ordinaria sarà mediamente più pesante di 50 euro per un reddito medio di 23mila, con punte di 307 euro per che sta sui 35mila euro di reddito. Come se non bastasse il Tfr in busta paga, cumulandosi con il reddito prodotto in corso d’anno (80 euro di bonus esclusi), inciderà negativamente anche sulle detrazioni d’imposta, tipo no tax area, assegni e detrazioni per familiari a carico. Ad esempio il solito reddito medio di 23mila euro solo di detrazioni d’imposta ci rimetterà 280 euro, che cumulati ai 50 di maggiore Irpef fanno appunto 330 euro di tasse in più da pagare per incassare in anticipo 1.200 l’anno.
Ma a conti fatti, l’operazione non converrebbe neppure per le retribuzioni inferiori a 15 mila euro, quelle cioè che rientrano nel primo scaglione Irpef con aliquota del 23 percento, questo perché, con l’aumento del reddito conseguente all’anticipo del trattamento di fine rapporto nello stipendio, diminuirebbero le detrazioni da lavoro dipendente e quindi«l’aliquota effettiva sul Tfr in busta paga sarebbe del 27,5%», un livello superiore a quello stabilito dal regime di tassazione separata previsto per chi lascia il Tfr in azienda e lo ritira al momento del pensionamento(liquidazione) oppure per chi se lo fa anticipare per gli usi consentiti dalla legge(acquisto della casa, spese perla salute, eccetera).Per i redditi che arrivano fino a 15 mila euro infatti l’aliquota sarebbe intorno al 23%. E non scatterebbero le addizionali Irpef regionale e comunale, come invece sullo stipendio.
Ad ogni modo, aldilà delle considerazioni di opportunità o meno come bisogna fare qualora si fosse interessati all'opzione, che è un’opportunità temporanea (dura tre anni), non un obbligo, concessa ai soli dipendenti privati.
Cosa fare per richiedere il Tfr in busta paga.
1) Il lavoratore dipendente dovrà compilare il modello Quir in cui chiederà al proprio datore di lavoro di ricevere il tfr maturando in busta paga.
2) La richiesta potrà essere fatta partire dal 1° marzo. In ogni caso il lavoratore potrà chiedere il Tfr in busta in ogni momento nel corso dei tre anni in cui sarà in vigore (1 marzo 2015 – 30 giugno 2018).
3) Per le aziende con più di 50 dipendenti, l’erogazione dovrà cominciare entro il mese successivo alla richiesta del dipendente.
4) Per le imprese con meno di 50 dipendenti che dovranno rivolgersi all’apposito fondo bancario, tempi più lunghi: l’erogazione comincerà il mese successivo al via libera degli istituti di credito. Serviranno tre mesi.
Chi può accedere. Possono accedere alla richiesta di trasferimento in busta paga del Tfr solo i dipendenti del settore privato con un contratto in corso da almeno 6 mesi.
Chi non può accedere. Sono esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori di aziende in procedura concorsuale, in ristrutturazione del debito, con cassa integrazione straordinaria o in cig in deroga. Esclusi anche quei dipendenti che hanno utilizzato il Tfr maturato a garanzia di un finanziamento bancario.
 
(Confronto Tfr in busta paga e no)
 

lunedì 23 febbraio 2015

SVOLTE OGGI LE ASSEMBLEE NELL'AREA FABRIANESE DI INDESIT-WHIRLPOOL

Si sono svolte oggi presso gli stabilimenti fabrianesi di Melano, Albacina e la sede Centrale per gli impiegati, le assemblee per illustrare da parte delle strutture territoriali di Fim, Fiom e Uilm gli aspetti emersi dall'incontro romano al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorso 19 febbraio con il front line dirigenziale della Whirlpool. Assemblee partecipatissime da parte dei lavoratori e degli impiegati per avere lumi e sensazioni di quanto emerso a Roma dal confronto, a dire il vero interlocutorio (e non avrebbe potuto essere altrimenti), visto che si trattava del primo faccia a faccia, tra le strutture sindacali e i rappresentanti della multinazionale stelle strisce, convocati dal dicastero guidato dalla Guidi e al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle regioni dove operano stabilimenti del Gruppo: Marche ( presente il Governatore Spacca), Campania, Toscana e Lombardia. Sensazioni, constatazioni da parte dei lavoratori, con il fermo convincimento che alla base del ragionamento nella stesura del piano di integrazione che la Whirlpool si è riservata di presentare a metà aprile, non si possa prescindere dagli impegni occupazionali, produttivi e di investimenti sottoscritti nell'accordo del 3 dicembre 2013, tra l'allora Indesit e i sindacati, coniugando questi e la coesione sociale del territorio, con la inevitabile e imprescindibile ricerca di sinergie per la competitività internazionale dell'azienda che sta nascendo. Intanto domani 24 febbraio il primo step con la ufficializzazione di un'unica struttura di vertice Emea (la leadership team), che dovrà gestire il futuro e costruire l'architettura del gruppo.
 
(L'assise di Melano)

domenica 22 febbraio 2015

DETASSAZIONE RETRIBUZIONI DI PRODUTTIVITA', AL MOMENTO MISURA NON PIU' APPLICABILE DAL 2015

Guardando la busta paga di gennaio 2015, l'attenzione è andata subito alla mancata corresponsione della detassazione del 10% per le somme legate alla produttività aziendale, ossia quei parametri contenuti all'interno del contratto integrativo aziendale e correlati ai risultati dell'andamento economico dell'impresa e al miglioramento della competitività aziendale (qualità, produttività, redditività).
La detassazione, ossia l'applicazione - nei confronti delle somme correlate alla produttività aziendale erogate in attuazione di un contratto collettivo di secondo livello - di un prelievo del 10% sostitutivo della tassazione ordinaria, è stata fin dalla sua istituzione, nel 2008, una misura sperimentale. Il tetto massimo su cui applicare l'imposta sostitutiva era per il 2014, pari ad un massimo di 3.000,00 € e l'agevolazione era riservata ai lavoratori del settore privato che avevano dichiarato nell'anno precedente (2013) un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000,00€.
Non essendo una misura "a sistema", la stessa necessita di una regolamentazione e di un rifinanziamento periodico. L'ultima regolamentazione (D.M. 19/2/2014 in attuazione dell'art. 1, cc. 481 e 482, L. n. 228/2012) ha esplicato i suoi effetti sui redditi 2014, ossia sulle somme correlate alla produttività corrisposte entro il 12 gennaio 2015 (cd. criterio di cassa allargato).
La legge di Stabilità per il 2015 non ha stanziato nuove risorse, pertanto allo stato attuale la detassazione è da ritenere decaduta e non applicabile con riferimento ai redditi di lavoro dipendente percepiti nel corrente anno d'imposta.
Al momento non è possibile sapere se la disciplina sarà riproposta nel corso del 2015, in quanto l'eventuale proroga dipende da iniziative legislative non ancora intraprese.

venerdì 20 febbraio 2015

FONDO COMETA: RENDIMENTI MESE DI GENNAIO 2015


Il 2015 del fondo Cometa comincia  così come si era chiuso il 2014, ossia ottenendo subito performances interessanti nel primo mese dell'anno. La pensione di scorta dei metalmeccanici che nel 2014 aveva stravinto il duello con il Tfr lasciato in azienda, anche in virtù dell'inflazione prossima allo zero, ma anche perché favorita dal calo dello spread sui titoli governativi italiani e l'andamento abbastanza positivo dei mercati azionari, ha offerto risultati piuttosto buoni, decisamente superiori rispetto alla rivalutazione offerta dal Tfr . E da marzo, ossia tra pochi giorni, scatterà l'opzione del Tfr direttamente in busta paga, una soluzione che sembrerebbe non avere molto appeal tra i lavoratori.

giovedì 19 febbraio 2015

INCONTRO WHIRLPOOL-INDESIT, COMUNICATO DELLA FIM-CISL

(Il governatore delle Marche, Spacca e il management Whirlpool)

(Castiglioni, il ministro Federica Guidi e Castano)

(Anna Trovò e Mario Ballante)

mercoledì 18 febbraio 2015

VARIA ANCORA L'ASSETTO DI FEBBRAIO PER MELANO, VIA UN ALTRO GIORNO DI CIGS E DOMANI L'ATTESO INCONTRO AL MISE

Mentre domani alle ore 11,30  a Roma presso palazzo Piacentini, sede  del dicastero dello Sviluppo Economico si terrà l'atteso incontro, il primo dopo l'acquisizione di Indesit Company da parte della Whirlpool, varia ulteriormente l'assetto dello stabilimento di Melano per il mese di Febbraio. Infatti la Direzione Aziendale, ha comunicato alla RSU del sito produttivo del polo Melalba che anche l'ultimo giorno di cassa integrazione straordinaria del mese verrà cancellato. Inizialmente i giorni preventivati di stop produttivo collettivo erano infatti tre, poi successivamente ridotti a due con la cancellazione della chiusura del 20, ed ora appunto viene soppresso il 27 che tornerà così ad essere lavorativo a tutti gli effetti. Quindi l'unico giorno di chiusura effettuato a Melano rimarrà quello dello scorso due febbraio. Invece lo stabilimento di Albacina osserverà complessivamente otto giornate di stop, una in meno delle nove inizialmente previste.