venerdì 8 novembre 2013

EX ANTONIO MERLONI: DA PREFETTO E SINDACATI UNA SPERANZA PER I LAVORATORI

(Andrea Cocco e il prefetto)
La proroga per altri sei mesi della cassa integrazione straordinaria per i 1.426 lavoratori degli stabilimenti di Marche e Umbria, dell’Antonio Merloni in amministrazione straordinaria, firmata martedì al Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, e lo sblocco del pagamento della cigs dei 700 lavoratori della JP Industries ex Ardo sono sicuramente frutto di un impegno sinergico tra istituzioni e sindacati. Le azioni sindacali dei giorni scorsi, dalla manifestazione contro le banche, al presidio all’Inps regionale e l’incontro con il Prefetto di Ancona, hanno permesso di dare risposte concrete ai lavoratori duramente colpiti dalla crisi. «Siamo consapevoli che la proroga non risolve tutti i problemi – afferma Andrea Cocco della Fim Cisl Marche – ma da ulteriori speranze per gli sviluppi di ricollocamento e di lavoro. – prosegue Cocco – Dobbiamo dare atto che gli interventi tempestivi ed efficaci del Prefetto di Ancona sono stati determinanti per sbloccare da subito il pagamento della cigs sospesa e fissare, in tempi stretti, gli incontri con i Ministeri per le prospettive future.» «Un ringraziamento particolare va al Prefetto di Ancona -dichiara Stefano Mastrovincenzo, Segretario generale della Cisl Marche – Mettendosi in ascolto dei lavoratori è riuscito a creare le condizioni per poter dare risposte a chi è maggiormente colpito da una crisi che non accenna ad allentarsi nella nostra Regione ed in particolare nel distretto fabrianese del bianco.» Rimangono ancora aperte le questioni legate all’ accordo di programma Stato – Regioni, ancora in vigore, che non ha ancora prodotto sviluppi positivi di ricollocamento dei lavoratori dell’ Antonio Merloni in amministrazione straordinaria, nonostante le proposte industriali presentate sia in Umbria che nelle Marche, si è in attesa a breve della convocazione al Mise, oltre all’ avvio di percorsi per la riqualificazione dei lavoratori merloni con i fondi FEG, dopo lo screening dei centri per l’impiego della provincia di Ancona. Per i lavoratori della JP Industries ex Ardo, dopo la sentenza di annullamento del Tribunale di Ancona, il Mise dovrà verificare le prospettive future per evitare il tracollo e per dare continuità al lavoro e dare garanzia della Cigs per la riorganizzazione, legata al progetto industriale di Giovanni Porcarelli.

giovedì 7 novembre 2013

ULTIM'ORA: INCONTRO AL MISE LUNEDI' 18 NOVEMBRE

IL PREVISTO INCONTRO DELLA VERTENZA INDESIT CHE SI SAREBBE DOVUTO TENERE LUNEDI' 11 NOVEMBRE E' STATO POSTICIPATO A LUNEDI' 18 NOVEMBRE ALLE ORE 16,00. ECCO LA COMUNICAZIONE UFFICIALE DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO.

martedì 5 novembre 2013

PENSIONE ANTICIPATA E PENALIZZAZIONI, ERRATA CORRIGE

A rettifica di quanto precedentemente comunicato, relativamente al problema delle penalizzazioni sulla pensione derivanti dai contributi figurativi per legge 104 e donatori di sangue, il testo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dice che: Sono esclusi dalla penalizzazione: - i permessi per donatori di sangue ed emoderivati - i congedi parentali di maternità e paternità previsti dal T.U. 151/2001 In sede di conversione hanno positivamente inserito i congedi parentali, recuperando così anche il periodo di maternità facoltativa, ma non i permessi legge 104. Gli unici permessi della legge 104 esclusi dalla penalizzazione sono quelli compresi nel capo V sul congedo parentale e cioè quelli per figli con handicap grave per i quali è possibile per i genitori prolungare il congedo fino a 3 anni o in alternativa prendere permessi di 2 ore giornalieri fino a 3 anni di età del bambino. 
UFFICIO SINDACALE NAZIONALE 
Corso trieste 36 ROMA

DAL MONDO DEL "BIANCO"- PROROGATA DI SEI MESI LA CASSA INTEGRAZIONE PER LA EX ANTONIO MERLONI

E' stato sottoscritto stamattina a Roma al ministero del Lavoro l'accordo che proroga per sei mesi la cassa integrazione straordinaria per i 1.435 lavoratori degli stabilimenti ex Antonio Merloni di Marche e Umbria. Il gruppo elettrodomestico è in amministrazione straordinaria, e gli ammortizzatori sociali erano in scadenza il 12 novembre. Quindi salvataggio in zona cesarini per i lavoratori non riassunti dalla JP Industries. La proroga della cassa integrazione è una buona notizia per i lavoratori della ex Merloni e alle loro famiglie, ma la situazione rimane complicata dopo la decisione del Tribunale di Ancona di annullare la cessione dell'azienda alla JP Industries che ha reso incerto anche il futuro dei lavoratori che erano stati riassunti. Quella dell'ex Antonio Merloni resta una delle più gravi vertenze del Paese e di un settore, quello degli elettrodomestici alle prese con una crisi che rischia seriamente di cancellare il secondo comparto manifatturiero del paese per numero di occupati e fiaccare ulteriormente l'economia di territori già fortemente provati dalla crisi economica.

lunedì 4 novembre 2013

L'IPOTESI DI UN PARTNER STRANIERO METTE LE ALI ALLA INDESIT IN BORSA: + 13,67%

Dopo 153 giorni, 5 mesi trascorsi dall'inizio della vertenza Indesit, il clima si surriscalda complici anche le indiscrezioni di stampa delle ultime ore. Clima che la stessa Indesit ha cercato di stemperare, precisando attraverso un comunicato stampa che il Cda, pur confermando il piano strategico stand-alone, ossia avanti da soli, sta considerando la possibilità di un rafforzamento del gruppo e ha preso atto del conferimento da parte di Fineldo - la holding della famiglia Merloni principale azionista di Indesit - di un mandato a un advisor per esplorare le alternative riguardo l'investimento nell'azienda. Stà di fatto che queste indiscrezioni fanno bene al gruppo di Fabriano, e Indesit si conferma sugli scudi a Piazza Affari. Il titolo chiude con un rialzo del 13,67%, come non capitava dal 2011, in scia alle sopracitate indiscrezioni di stampa secondo cui l'ad, Marco Milani, avrebbe ottenuto un mandato dal cda dello scorso 16 ottobre per valutare possibili scenari alternativi, compresa un'aggregazione con un partner straniero. E la turca Arcelik, le americane Whirlpool e GE, la svedese Electrolux potrebbero essere interessate. La notizia è arrivata, forse non casualmente secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux, nel giorno in cui si sarebbe dovuto tenere l'incontro tra Indesit e i rappresentanti dei sindacati e del governo presso il Ministero dello Sviluppo Economico a Roma per discutere del piano di ristrutturazione del gruppo in Italia annunciato il 4 giugno (50 milioni di euro di risparmi lordi in un arco di 2/3 anni), incontro rinviato all'11 novembre. "Riteniamo che l'ad Milani abbia l'obiettivo di individuare una soluzione strutturale per il gruppo cercando alleanze con player di dimensioni più rilevanti all'interno del suo mandato triennale che scade ad aprile 2016", sostengono gli analisti di Equita. Indesit ha d'altra parte intrapreso un'importante fase strategica volta a migliorare progressivamente il proprio livello competitivo e ad aumentare l'attrattività, confermano a Intermonte, proprio per potenziali partner nel medio periodo. "Data la debole domanda in Europa e la capacità produttiva in eccesso, un processo di consolidamento sarebbe un modo naturale per molti player di ritrovare un percorso di crescita profittevole e, data la sua dimensione (capitalizza 850 milioni di euro, ndr), pensiamo che Indesit sia probabilmente uno dei candidati più probabili nel settore per quanto riguarda l'M&A", sottolineano a Banca Imi (hold e target price a 5,10 euro). Data anche l'importanza delle economie di scala nel settore degli elettrodomestici, che è ancora ben al di sotto del picco della domanda almeno in Europa occidentale, "nel lungo periodo avrebbe senso strategicamente un aumento del consolidamento tra i grandi player", aggiungono gli analisti di Banca Akros (accumulate e target price a 8,3 euro). Kepler Cheuvreux dà tempo a Indesit uno o due anni, poi la società prenderà parte all'attività di M&A a livello europeo, molto probabilmente come preda. Infatti anche una partnership non può essere un deal tra uguali vista la dimensione più contenuta di Indesit rispetto ai potenziali partner. In questo senso, le soluzioni migliori dal punto di vista industriale e di governance per la famiglia Merloni, secondo gli esperti di Equita, potrebbero essere con Whirlpool (scarsa presenza in Europa) ed Electrolux (forte fit geografico e sinergie dal rafforzamento in Europa). Più complicata un'operazione con Arcelik (forte duplicazione geografica e di marchi) o con altri operatori che potrebbero massimizzare il valore dell'asset, come i player cinesi, ma con cui sarebbe difficile negoziare una governance accettabile per la famiglia. Ma quanto potrebbe valere Indesit in un'ottica di M&A? Trattando a un rapporto prezzo/utile superiore a 11 volte sulla base delle stime 2015, gli analisti di Banca Imi credono un margine di apprezzamento supplementare sia fortemente legato alla quantità di sinergie derivanti dalla potenziale partnership. Data comunque l'importanza strategica di un'eventuale aggregazione o partnership con un altro player, la valutazione di Intermonte di Indesit (target price a 8 euro e rating speculative buy) incorpora già parzialmente questo scenario, con un prezzo obiettivo in caso di M&A a 17 euro per azione pesato al 25%. Invece per Equita in uno scenario di consolidamento il titolo potrebbe essere valorizzato intorno a 11 euro, attribuendo un valore strategico ad alcuni asset (leadership di mercato in Russia, Gran Bretagna, Italia e Ucraina) valutati tra 0,7 e 1 volta le vendite in funzione del livello di maturità del mercato e assegnando un multiplo contenuto (0,33 volte le vendite) al resto delle attività. Per cui Equita ha alzato il target price a 10 euro (rating buy) come media tra la valutazione fondamentale (8,5 euro) e speculativa (11,4 euro). Un progressivo consolidamento a medio termine nel settore altamente frammentato degli elettrodomestici in Europa è uno degli elementi di supporto anche al giudizio positivo di Mediobanca Securities su Indesit (outperform), un giudizio che tiene conto sia del fatto che l'accordo tra l'azienda e i sindacati sembra essere sempre più vicino sia dei segni di stabilità dei prezzi che gli analisti considerano incoraggianti. Il target price di Mediobanca è 8,6 euro, un prezzo obiettivo calcolato come media dei multipli storici e il discount cash flow per incorporare meglio il potenziale di rialzo a medio termine derivante dalla riorganizzazione della società.

DAL MONDO DEL "BIANCO"- LA SPAGNOLA FAGOR VERSO LA BANCAROTTA

Poprio mentre la Indesit Company stà valutando l'ipotesi di una possibile partnership internazionale,il produttore spagnolo di elettrodomestici Fagor, in Italia con il brand San Giorgio, ha chiesto la protezione giudiziale dai creditori per cercare di rifinanziare un debito stimato a 1,1 miliardi di euro. Il codice fallimentare spagnolo gli accorda quattro mesi di tempo per trovare un accordo ed evitare la bancarotta. A rischio sono più di 5.600 posti di lavoro negli stabilimenti in Spagna e in Francia. Il quinto gruppo europeo di elettrodomestici ha iniziato ad accusare problemi di liquidità nel 2009. Secondo la stampa spagnola, avrebbe bisogno di raccogliere con urgenza almeno 120 milioni di euro. Ormai Fagor è in caduta libera. Il produttore di elettrodomestici ha fatto un’altro passo verso la bancarotta quando la Comisión Nacional del Mercado de Valores (la Consob spagnola) ha sospeso a scopo cautelativo gli scambi delle sue obbligazioni. La seconda tegola è arrivata a distanza di poche ore con la richiesta di protezione dai creditori da parte della sua filiale polacca al tribunale di San Sebastian. Da metà ottobre Fagor è entrata nella procedura ed è oggi alla ricerca di investitori per rifinanziare il suodebito. Compito non facile, considerato che persino il proprietario, la cooperativa basca Mondragon, sembra avergli voltato le spalle. “Se il gruppo stesso non crede che possa avvenire – ha commentato Arantza Tapia, il consigliere allo sviluppo economico dell’esecutivo basco – il governo non supporterà la produzione economica dell’azienda”. Nonostante le dure proteste dei dipendenti, Fagor ha avvertito che la mancanza di finanziamenti rende la bancarotta praticamente imminente. In gioco c‘è il destino di 13 stabilimenti, concentrati soprattutto nei Paesi Baschi e in Francia. Ma il suo destino sembra segnato: nel 2012 ha riportato vendite per 1,17 miliardi di euro, un terzo in meno del periodo pre-crisi.

domenica 3 novembre 2013

I RUMORS DELLA STAMPA: PER INDESIT UN PARTNER DALL'ESTERO?

PROPRIO MENTRE NEL SETTORE DELL'ELETTRODOMESTICO BIANCO, E' IN ATTO UNA VERA E PROPRIA GUERRA PER LA SOPRAVVIVENZA INDUSTRIALE TRA I PLAYER GLOBALI DEL SETTORE, SI RILANCIANO LE VOCI CIRCA UNA ALLEANZA DELLA HOLDING FABRIANESE DELL'ELETTRODOMESTICO, CON OFFERTE DA PARTE DEI BIG DEL MOMENTO, GENERAL ELECTRIC, WHIRLPOOL, ELECTROLUX E KOC ARCELIK, QUEST'ULTIMA NOTA IN ITALIA COME BEKO. In casa Merloni c'è aria di svolta: nel futuro di Indesit, storico marchio italiano degli elettrodomestici, si profila il matrimonio con un partner. A Fabriano, roccaforte di una delle ultime famiglie industriali rimaste in Italia, stanno per imboccare la strada maestra di una grande alleanza internazionale. Il tutto mentre l'industria del «bianco» è stata investita in pieno dalla recessione e dalla caduta dei consumi. Pretendenti non mancano: almeno quattro i possibili candidati, dai big americani come Whirlpool ai turchi di Arcelik. Non è una novità che da tempo si parli di possibili aggregazioni, ma lo è il fatto che la società abbia per la prima volta affidato in modo ufficiale un mandato al presidente e ad Marco Milani per esplorare soluzioni alternative a quelle di rimanere indipendenti. A riprova di un cambio di passo anche il coinvolgimento della super-banca d'affari Goldman Sachs, con un "accordo di collaborazione" per la holding Fineldo, la cassaforte di famiglia che controlla il 51% di Indesit. Al momento non risulta nessun incarico o mandato ufficiale alla banca che, interpellata, ha risposto con «no comment» ai rumors. Secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, lo spartiacque è stato il cda straordinario del 16 ottobre. All'incontro, ufficialmente convocato per fare il punto sul piano triennale, l'ad Milani avrebbe presentato due strategie parallele. Da una parte è stato rivisto (colpa anche del super-euro che costerà 50 milioni all'azienda a fine anno) il piano, ma confermando per Indesit una visione stand-alone. Si va avanti da soli, dunque. Allo stesso tempo, però, Milani avrebbe anche chiesto al cda un mandato per valutare possibili scenari alternativi, ossia di aggregazione. Per reggere agli urti di un mercato dove la stazza di Indesit comincia a essere non più adeguata. La proposta è stata votata all'unanimità degli 11 consiglieri. Da Fabriano hanno risposto che «l'azienda non commenta mai rumors di mercato». La strada, però, pare dunque tracciata: Indesit potrebbe convolare a nozze. Con chi? Nomi non ce ne sono, sarebbe davvero troppo presto. Ma sul tavolo di Milani c'è una serie di studi e di proposte recapitate. Tra queste, come anticipato dal Sole 24 Ore del 17 ottobre, c'è la turca Arcelik della famiglia Koc. In più altri 3 big mondiali: le americane General Electric e Whirlpool (quest'ultima è la più complementare a Indesit e la più adatta) e la svedese Electrolux. Tutti accomunati dalla necessità di fare fronte comune contro la crisi. Indesit è in perdita (-8 milioni di euro nei primi nove mesi del 2013 contro un utile del 2012). La fotografia, parziale, dell'anno mostra che i bilanci, dove i ricavi cadono (e non solo in mercati maturi come l'Europa occidentale, ma anche in paesi-rifugio come la Russia), tengono soltanto grazie al taglio dei costi e al maniacale lavoro sui margini di Milani. Ma non può essere una strategia sostenibile sul lungo periodo. A tendere, il consolidamento è una strada necessaria. Il futuro industriale di Indesit si intreccia poi con i destini della famiglia. In ballo c'è anche la questione del passaggio generazionale di Fineldo, oggi ancora nelle mani di Vittorio: l'anziano patriarca, purtroppo gravemente malato, ha l'usufrutto del 100% delle azioni, mentre i quattro figli (Andrea, Aristide, Maria Paola e Antonella) e la madre Franca, moglie di Vittorio, sono titolari della sola nuda proprietà (senza diritto di voto). Si era trovata una duplice soluzione: da un lato il passo indietro del presidente Andrea Merloni. Dall'altro, per evitare l'empasse decisionale nella cassaforte, il ricorso a un tutore legale per Vittorio. Con un accordo sul nome della moglie Franca. Una figura di garanzia dei delicati equilibri familiari. Ma il Tribunale ha bocciato la richiesta e la palla è dunque tornata ai Merloni che ora punterebbero su Aristide come tutore. Fratello gemello di Andrea, Aristide è finora rimasto fuori dall'azienda. Ma pare abbia le idee molto chiare: in un mercato globale, e con un Europa in crisi, Indesit ha bisogno di un partner. Esattamente quello che pensa anche il cda. (FONTE- IL SOLE 24 ORE- SIMONE FILIPPETTI)